carlo verdone Si vive una volta sola, cinematographe.it

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Carlo Verdone torna al cinema con il suo nuovo film, Si vive una volta sola, e la fa attraverso una storia corale che abbraccia commedia, dramma e un senso del grottesco intessuto nella trama, un particolare che lo rende diverso dalle sue ultime produzioni. Se Compagni di scuola, uscito nel 1988, era il prodotto verdoniano che in un certo senso rappresentava la maturazione, la svolta, un progetto rischioso, corale, il suo grande freddo più personale, trent’anni dopo Verdone torna alla coralità e sembra aprirsi ad una nuova era cinematografica, un nuovo periodo che, considerate le prossime produzioni in fieri – tra cui la serie Vita da Carlo – potrà portare la sua carriera a una maturazione ancor più catartica.

Umberto (Carlo Verdone), Lucia (Anna Foglietta), Amedeo (Rocco Papaleo) e Corrado (Max Tortora) sono quattro amici medici che lavorano assieme in una clinica. Umberto è il chirurgo più rinomato e brillante della città al punto da essere il punto di riferimento clinico del Papa, che si affida al suo autorevole talento. Contrariamente alla carriera e alla fama di cui godono in sala operatoria, nella vita privata questi quattro amici sono particolarmente fallibili e irrisolti. Ognuno vive la propria vita, con i suoi fallimenti e con la sua routine, cercando una via di fuga attraverso l’amicizia che li lega, un’amicizia scandita soprattutto dagli scherzi che i tre medici escogitano ai danni del povero Amedeo che, puntualmente, ci casca in pieno. Tutto cambia quando scoprono che il loro amico Amedeo è gravemente ammalato. Ma nessuno ha il coraggio di dirglielo.

Si vive una volta sola e la vis comica di Carlo Verdone

Si vive una volta sola

Quando il critico Morandini ha scritto, all’interno del dizionario enciclopedico di cinema che porta notoriamente il suo nome, la sua recensione di Viaggi di nozze, ha colto la vis comica verdoniana affermando che il regista romano sa come non sbagliare una curva, ed è proprio quando ha il piede pigiato sull’acceleratore del fregolismo mimico. All’interno di Si vive una volta sola il percorso comico sicuramente è più preciso e lineare quando questi allegri chirurghi cercano di escogitare un nuovo scherzo da proporre all’amico boccalone: Verdone in quei momenti assume tutte le forme mimetiche che abbiamo già potuto assaporare nei suoi film più celebri, tra imitazioni, battute, e quel fregolismo che riportava in scena le sue maschere, anche se per pochissimo.

Nei momenti di massima espressione comica Si vive una volta sola riesce a cogliere un senso di verità che si può leggere in diversi modi attraverso l’amicizia che lega i protagonisti della storia. La dicotomia che attraversa la storia è legata a doppio filo alla relazione che intercorre tra i personaggi: quel loro essere eccellenti nel lavoro e totalmente smarriti nel privato risignifica totalmente lo stare al mondo dei personaggi, che riescono a identificarsi solo in quel che fanno, e mai in quello che sono. Questo misto di cialtroneria e solitudine, sberleffo e disperazione, rappresenta i due apici, le vette più alte e più basse che toccano nella loro realtà. I personaggi verdoniani tentano di abitare in una realtà che non riescono a riconoscere e in cui non sono riescono più a collocarsi. Ecco perché al di fuori del lavoro si perdono: la loro identità, così ben codificata e a fuoco nella clinica, nella vita privata si traduce in una collezione di immagini sbiadite.

Si vive una volta sola: il dialogo è il vero il motore del film di e con Carlo Verdone

Si vive una volta sola, cinematographe.it

Si vive una volta sola funziona e convince solo quando i quattro personaggi sono assieme: Umberto, Lucia, Amedeo e Corrado si ridestano solo quando parlano tra loro – i dialoghi spesso sono molto lunghi, come in una scena teatrale – è la discussione, la dialettica che intercorre tra loro che dona il senso, l’identità che cercano al di fuori del lavoro. Il dialogo è il vero il motore del film. Un dialogo che è performante, trasformativo, che diventa parte del dispositivo comico, che diventa spazio per realizzare scherzi esilaranti, prese in giro, un dialogo che è motore, che assume una virtualità dinamica, strumento enfatico attorno al quale si svolge l’azione.

Il dialogo e le parole segnano la misura della piccolezza e della cialtronaggine dei personaggi, mettono in scena molta povertà d’animo e molto narcisismo tipico dell’italiano medio, con la sua miserabilità, con la sua vacuità e cattiveria. Verdone tenta di smontare tutte le impalcature e i meccanismi delle apparenze che cingono la vita dei personaggi, che si scorgono con maggiore impatto e con molta più fluidità quando questi sono insieme. Ecco perché quando i personaggi si allontanano dal loro contesto corale, e la narrazione analizza le loro vicende individuali, la storia perde vigore, perde struttura e non riesce a conferire vitalità e profondità alla backstory di ognuno di loro. Forse non sempre l’unione fa la forza ma sicuramente, almeno in questo caso, l’unione fa la commedia.

Si vive una volta sola è in uscita al cinema da 26 febbraio distribuito da Vision Distribution e Filmauro.

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