Separati ma non troppo: recensione del film di Dominique Farrugia

Separati ma non troppo è la nuova commedia francese rivolta al mercato internazionale, una storia di amore e crisi, in sala dal 13 settembre.

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Delphine (Louise Bourgoin) e Yvan (Gilles Lellouche) sono sposati da quindici anni, quando – un brutto giorno – decidono di separarsi. Separati ma non troppo (Sous le même toit) di Dominique Farrugia è la nuova commedia francese proposta al mercato internazionale, una variazione sul tema tragicomico della crisi, sia dell’amore, sia delle finanze.

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Nelle sale italiane a partire dal 13 settembre, Separati ma non troppo si basa su una sceneggiatura scritta dallo stesso Farrugia, attore piuttosto popolare in Francia e fondatore del collettivo comico Les Nuls. La storia prende spunto da un dato di cronaca citato anche nel film, secondo il quale il sessanta per cento delle coppie parigine sono costrette a prolungare la loro convivenza anche una volta che il matrimonio è ormai morto e sepolto. Il motivo è la grande crisi che colpisce un po’ tutti, nel mondo, e che qui trova uno spazio per essere raccontata con un sorriso amaro e a mezza bocca.

Separati ma non troppo: l’amore ai tempi della crisi

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Davanti al tavolo di un bistrot parigino Delphine e Yvan parlano del loro matrimonio. Lei è ancora piacente, lui è un bell’uomo dall’aria simpatica, ma la passione tra i due sembra essere estinta da tempo, per lasciare la strada all’insofferenza e alla malsopportazione. La coppia ha due figli, Violette (Adèle Castillon) e Lucas (Kolia Abiteboul), che assistono giorno dopo giorno al disgregarsi della relazione dei genitori. Al dramma famigliare si aggiunge anche il fatto che Yvan è il classico faccendiere, le cui sorti economiche e professionali si reggono su un filo: al verde e senza più una casa, l’uomo finisce per diventare un senza fissa dimora, almeno finché un dettaglio sulla sua vita coniugale non gli torna in mente. Forte del suo contributo del venti per cento sull’acquisto della casa di famiglia, infatti, Yvan torna a bussare alla porta di Dephine, deciso – questa volta – a non andarsene tanto facilmente.

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La convivenza forzata tra due persone che non si amano più e che devono fare i conti con il rimpianto e la gelosia è la chiave principale di questa commedia, dallo humour tutto francese. Graffiante, sexy, dolce, lo stile di Farrugia si può riconoscere fin dalle primissime battute di questo film leggero e senza pretese: non aspettiamoci una profonda analisi sociale, sia chiaro, ma un pretesto per costruire una commedia non sempre brillante, ma in grado di liberare la mente di chi la guarda. Uno degli aspetti potenzialmente più tragici dell’intera vicenda, la disoccupazione e la precarietà esistenziale del protagonista Yvan, si risolve infatti in un improbabile (ma romantico) colpo di scena finale, senza che l’indagine sullo stato psicologico del personaggio sia mai davvero considerata, così come le cause sociali alla base della sua condizione. D’altra parte la denuncia sociale non è prerogativa di una commedia ben riuscita, anzi, è merce assai rara.

Separati ma non troppo: si torna a parlare di guerra dei sessi

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Il pretesto della casa in comune è il punto di partenza per mettere a confronto, in maniera ironica, il punto di vista femminile e quello maschile sulla fine di un amore e la fase di ricostruzione che ne consegue. Se Yvan è geloso, dispettoso e vendicativo, Delphine è una donna nel pieno della riscoperta della sua fisicità e della sua sessualità. Quando il conflitto si esaspera, tuttavia, entrambi i personaggi acquisiscono note isteriche che li portano spesso e volentieri ad alzare i toni e a comportarsi più da adolescenti in piena crisi ormonale che come degli adulti saggi e coscenziosi. La sessualità, quella quotidiana eppure patinata (e molto parigina), è più volte usata come espediente comico per umanizzare il personaggio di Delphine e per calarla in situazioni imbarazzanti. Buono – in questo senso – il lavoro dei due attori principali, Louise Bourgoin e Gilles Lellouche, nel tenere alta questa tensione erotica e sentimentale per tutta la durata del film, giocando sulla loro fisicità e su una naturale verve comica.

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Il contesto della storia è ben raccontato da una serie di personaggi secondari tra cui spiccano il miglior amico di lui, Nico (Manu Payet), la migliore amica di lei, Mélissa (Marilou Berry) e – soprattutto – i due figli della coppia, interpretati dai giovanissimi Adèle Castillon e Kolia Abiteboul. In particolare, Adèle Castillon è una youtuber molto seguita in Francia dove ha conquistato il suo seguito parlando di tematiche prettamente adolescenziali come l’amore e il conflitto con i genitori. In Separati ma non troppo, Adèle porta con sé tutto il bagaglio di polemica e il suo broncio da sedicenne, puntando a un pubblico nazionale che certamente non vedrà l’ora di vederla sul grande schermo. Anche il piccolo Kolia, nella sua sponteaneità infantile, ci regala un personaggio adorabile e verosimile e – insieme alla sorella – unico essere umano a mantere sempre la lucidità durante la crisi generale degli adulti.

Separati ma non troppo è un film con cui passare una serata piacevole, una commedia capace di strappare diversi sorrisi, senza risultare – tuttavia – mai davvero memorabile. Un prodotto medio, da affrontare senza alcuna pretesa.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione