Bosnia, 1995. Fernando Leòn de AranoaArriva nelle sale cinematografiche italiane distribuito da Teodora Film con una dark comedy d’autore. Perfect Day, non proprio come cantava Lou Reed, ci riporta nella negli anni ’90, gli della guerra dell’est, dell’ex Jugoslavia. La guerra è da poco conclusa e quello che resta sono le macerie, la povertà e la morte. Quattro volontari si trovano in quella terra per motivi ben diversi tra loro. Sono l’americano B, interpretato da Tim Robbins, il portoricano Mambrù, con il volto dell’amatissimo Benicio del Toro, l’ucraina Katya, Olga Kurylenko, e la francese Sophie, la sempre meravigliosa Melanie Thierry (nelle sale anche con Belle & Sebastien – L’avventura continua). Quattro personaggi in cerca di redenzione, in cerca della propria strada. Gli attori perfetti e impeccabili, in un film coraggioso.

Perfect Day: Una dark comedy d’autore sullo sfondo della guerra in Bosnia

Fernando Leòn de Aranoa, che ha raggiunto la fama internazionale con I lunedì al sole (2002) in cui protagonista era Javier Bardem, punta tutto sul suo primo film in lingua inglese. Il risultato è sublime. A iniziare dalla colonna sonora firmata da Arnau Bataller così penetrante, invadente e al tempo stesso contrastante con la realtà attorno. Perfect Day mostra questi operatori umanitari che fanno la spola tra un villaggio e l’altro della Bosnia alla ricerca di una corda, simbolo in un certo senso di salvezza,per liberare un pozzo da un cadavere e fare in modo che la gente del posto possa riavere l’acqua potabile. Ma quale è il giorno perfetto? Tra le macerie Mambrù incontro un bambino, sopravvissuto alla guerra insieme al nonno. Quello che gli resta è un pallone per giocare, che però vuole vendere per ottenere i soldi necessari per scappare, raggiungere i genitori.

PERFECT DAY

Perfect Day, con una trama così semplice, è un film attento al dettaglio, alle piccole cose. La guerra diventa quasi un pretesto per raccontare la speranza e la ricerca, verso qualcosa di migliore e di nuovo. Benicio del Toro a parte, per cui non serve alcun tipo di critica, gli altri attori protagonisti sono tutti ben caratterizzati: Robbins è un uomo sulla cinquantina, ironico e solo; Olga Kurylenko è severa e prepotente, in realtà è innamorata di Mambrù; Melanie Thierry la più giovane e “ingenua”. Tutti loro sono accomunati dalla voglia e dalla volontà di salvare il prossimo. Quando l’operazione di ricerca della corda da lineare e quasi banale diventa complessa e complicata vengono alla luce i veri limiti e paure della guerra e del post. Difficile riportare una situazione drammatica nel consueto ordine della “vita civile”.

E se pur la guerra c’è, ma sullo sfondo, e la “rinascita” è rallentata dalla paura e dalle macerie nel film di Fernando Leòn, Perfect Day che rispetto al titolo originale in italiano perde la A, non manca lo humor, amaro e ispido, legato al forte senso della realtà e della verità che il regista riesce a dare alla sua opera di finzione.

Perché andare al cinema a vedere Perfect Day? È un gran bel film. Ha ritmo, pathos, “gioca” con la guerra e gira intorno al dramma senza mai essere “strappa lacrime”. I personaggi sono puliti e degni dei loro interpreti. Non mancano la dolcezza, il senso si smarrimento, il viaggio e la speranza. E cosa fondamentale: la mano del regista, che segue un po’ la strada del documentario, accompagna in una storia reale, ma di finzione, che ripercorre una pagina buia della contemporaneità non molto distante da noi, e per gli anni e per il paese.

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