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Paycheck, diretto da John Woo, con Ben Affleck, Aaron Eckhart, Uma Thurman, Paul Giamatti e Kathryn Morris, parte da un’idea originale in cui la fantascienza si esprime solo negli strumenti ultra tecnologici utilizzati, ma che è forse più riconducibile al genere dell’action soprannaturale, trattando il tema del controllo della mente e della possibilità di vedere nel futuro. Attraverso una serie di macchine, armi ed elettrodi che fanno sorridere più che incutere sorpresa o meraviglia.

Michael Jennings (Ben Affleck), ingegnere della NASA, accetta un incarico misterioso e particolare alla multinazionale ALCOOM, lavoro che durerà tre anni. Al termine di questo tempo, i ricordi di Michael verranno cancellati, trattandosi di un progetto top secret. In cambio gli verranno liquidati 92 milioni di dollari. Michael accetta senza troppi dubbi. Gli anni passano e Jennings inizia ad essere seguito e interrogato dall’FBI, scopre che lui stesso ha lasciato tutti i suoi soldi alla ALCOOM e che ha firmato una serie di lavori e progetti di cui non ricorda nulla, avendo accettato l’eliminazione di parte della memoria. L’unica cosa che gli rimane è una busta piena di oggetti inutili e comuni, almeno così sembra, e la sua donna Rachel (Uma Thurman), fedele e alleata nonostante lui l’abbia dimenticata. Braccato dall’FBI, inseguito dai sicari che lavorano per Rethrick (Aaron Eckhart), capo della multinazionale, gli oggetti della busta gli salvano spesso la vita. Capisce che li ha inviati a se stesso per permettersi di indagare e sfuggire al destino che la ALCOOM aveva scelto per lui. In modo così anche da distruggere il progetto a cui ha lavorato: una macchina capace di vedere il futuro che, una volta aperta al pubblico, avrebbe portato all’estinzione dell’umanità.

Paycheck: Un buon incipit per un film capace di perdersi in ogni ambito

Paycheck - cinematographe.it

Con un’interpretazione mono-espressiva che riesce a trasmettere giusto una minima tensione durante alcuni inseguimenti, Ben Affleck è qui interprete di un’ingegnere della NASA capace di improvvisarsi agente addestrato, genio della tecnologia e, perché no, anche campione di motocross. Paycheck parte da un’idea abbastanza originale e che, dal 2003 ad oggi, non ha smesso di incuriosire il pubblico, soprattutto dopo il fenomeno di Black Mirror che, ambientato in un futuro prossimo, si interroga spesso anche sul controllo della mente, sul recupero di ricordi o trasmissione di eventi del passato su dispositivi elettronici. Peccato che il film si sposti poi sulla possibilità di vedere il futuro, tema ancora interessante, ma che non riesce comunque a salvare una pellicola che manca di struttura e tecnica. A cominciare dagli effetti speciali, inspiegabilmente realizzati senza preoccuparsi della loro verosimiglianza, come se mancasse solo lo sfondo pre-impostato, rendendo più che evidente il cambio di luce fra l’immagine più arretrata e quella in primo piano.

Il messaggio di fondo è sicuramente realistico e potrebbe offrire lo spunto di riflessione su quanto sia allettante la possibilità di conoscere il futuro, ma anche su quanti problemi e difficoltà ciò porterebbe. Dando vita ad una crudeltà e un cinismo che non conosce limiti, cercando di stravolgere gli eventi a proprio favore. Il film non approfondisce una serie di tematiche che la trama di per sé avrebbe potuto sviluppare, come l’inquietudine e il tormento di una mente che non ricorda. Alcune scene risultano inverosimili, sia a livello emotivo che tecnico, nonostante alcuni momenti ad alta tensione, spettacolari a livello visivo. Scene realizzate solo per poter definire la pellicola anche un film adrenalinico e dinamico, ma che non sono funzionali alla trama e alla storia. Michael sembra muoversi con eccessiva tranquillità in un mondo che per lui è cambiato, denso di pericoli e, per certi versi, sconosciuto.

Paycheck: quando la trama diventa scontata crolla anche l’interesse

Paycheck - cinematographe.it

L’espediente degli oggetti casuali che salvano la vita di Jennings è forse l’elemento più riuscito del film per la prima parte, diventando poi confuso e slegato, a volte quasi casuale, mentre nella storia è un qualcosa di studiato nei minimi dettagli. Con interpretazioni che passano dal teatrale e caricaturale alla totale mancanza di empatia o immedesimazione, anche la sceneggiatura è piuttosto piatta e non svela nulla di nuovo. Paycheck risulta così un film non particolarmente riuscito, tolto l’inizio e lo spunto di partenza, divenendo via via fin troppo prevedibile. I colpi di scena non suscitano così alcuna sorpresa, essendo già esplicitati nelle sequenze precedenti, influenzando negativamente sia l’effetto sorpresa che la suspence. Spari, esplosioni, inseguimenti, lotte corpo a corpo e marchingegni del futuro che sono, o estremamente semplici, o particolarmente complicati, per i quali servirebbe un’accurata spiegazione scientifica.

Per quanto sia l’ingegnere Jennings che la biologa e fidanzata Rachel sembrino essere addestrati come dei super agenti, gli stessi antagonisti appaiono fin troppo facili da depistare o ingannare, rendendoli spunti per altre scene d’azione, ma quasi inutili ai fini della narrazione. Nella confusione generale su cosa effettivamente riservi il futuro di Michael che sembra sapere molte più cose di quante la macchina a cui lavorava gli avrebbe permesso di vedere. Il film presenta così una serie di possibilità che non vengono esplicitate e che tolgono quindi la credibilità, necessaria anche nel genere fantascienza. Un genere dove non tutto è concesso, che è in realtà soggetto a regole e limiti talvolta oltrepassatili ma non totalmente trascurabili.
L’azione serrata ma fine a stessa è quindi (insieme alla funzione degli oggetti della busta salvavita), forse l’unico elemento valido di Paycheck, un film non comodamente inquadrabile né nel genere thriller, né in quello sci-fi.

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