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Outlaw King – Il re fuorilegge è un film del 2018 diretto da David Mackenzie e incentrato sulla prima guerra d’indipendenza scozzese. Il protagonista del film è Chris Pine, di nuovo alle dipendenze di Mackenzie dopo il convincente Hell or High Water, affiancato da Aaron Taylor-JohnsonFlorence PughBilly Howle. Dopo la presentazione al Toronto International Film Festival, Outlaw King – Il re fuorilegge è stato distribuito su Netflix a partire dal 9 novembre, in una versione accorciata di circa 20 minuti rispetto a quella iniziale.
Outlaw King - Il re fuorilegge

Nella Scozia del XIV secolo, il nobile Roberto I di Scozia (Chris Pine) giura fedeltà al Re Edoardo I d’Inghilterra (Billy Howle), nonostante il suo palese disprezzo per quest’ultimo, contribuendo così alla fine della rivolta scozzese e ottenendo in sposa Elisabetta de Burgh (Florence Pugh). Venuto a conoscenza della cattura e dell’esecuzione del latitante William Wallace, ultima speranza di libertà per la Scozia, Roberto I raduna i suoi uomini più fidati e decide di ribellarsi nuovamente al dominio della corona inglese, cambiando così radicalmente il corso della storia e il destino della sua patria.

Outlaw King – Il re fuorilegge: la prima guerra d’indipendenza scozzese in un kolossal fuori tempo massimo

Outlaw King - Il re fuorilegge

Outlaw King – Il re fuorilegge è un prodotto perfetto per rappresentare il complesso e contraddittorio scacchiere cinematografico contemporaneo. Il film di David Mackenzie è infatti l’esempio di ciò che fino a 10 anni fa sarebbe stato etichettato come un kolossal storico, ottenendo di conseguenza un ampio passaggio in sala e notevole attenzione mediatica, e che invece oggi si trova costretto a cercare la propria dimensione nello streaming, con inevitabili compromessi non dal punto di vista del budget (stimato in circa 120 milioni di dollari), quanto piuttosto nella propria dimensione artistica, costantemente in bilico fra blockbuster e cinema impegnato.

Gli amanti dei racconti medievali e in particolare di Braveheart – Cuore impavido si troveranno fin da subito a proprio agio in una storia che è la naturale continuazione di quella di William Wallace, che Mackenzie narra però in maniera decisamente impersonale, non trovando mai il giusto compromesso fra spettacolarizzazione e approfondimento di un particolare e importante momento storico. Nell’epoca di Game of Thrones e dei suoi personaggi sempre sul confine fra bene e male e fra cinismo e eroismo, Outlaw King – Il re fuorilegge, con la sua rigida suddivisione fra buoni e cattivi, ci appare infatti inevitabilmente datato e costantemente incerto nella direzione da prendere. Il risultato è una progressiva e inesorabile disaffezione nei confronti dei personaggi principali, troppo bidimensionali per convincere, solo parzialmente compensata dai caratteri secondari, fra i quali si distingue l’efficace Florence Pugh, capace di donare enfasi e vitalità a una love story altrimenti piatta e convenzionale.

Outlaw King – Il re fuorilegge riesce a convincere solo a tratti

Troppo esile per offrire un punto di vista personale e originale sulla ribellione scozzese e non abbastanza sicuro per fare della narrazione storica pura epica cinematografica, Outlaw King – Il re fuorilegge trova i propri maggiori punti di forza nell’impianto scenico e scenografico, curato nei minimi dettagli, e soprattutto nelle cruente sequenze di battaglia, decisamente realistiche e sanguinolente. L’approssimazione nell’affrontare le sfumature del periodo storico e dei suoi protagonisti è così parzialmente compensata da un impianto visivo efficace e coinvolgente, che trova il proprio apice in una memorabile battaglia finale, capace di ripagare dell’attesa e di qualche passaggio a vuoto. Troppo poco per salvare del tutto un prodotto che avrebbe potuto guadagnare più respiro e profondità con la durata di una miniserie, ma abbastanza per rendere l’opera di David Mackenzie godibile, anche se fondamentalmente innocua.
Outlaw King - Il re fuorilegge

In conclusione, Outlaw King – Il re fuorilegge riesce a convincere solo a tratti e solo in determinati aspetti, come la già citata cura per la ricostruzione scenografica o la sorprendente evoluzione della moglie schietta e passionale interpretata da Florence Pugh, che supera ampiamente il più quotato collega Chris Pine per espressività e intensità. Un prodotto ben confezionato e privo di clamorose falle, che lascia però l’amaro in bocca per la mancanza della convinzione e della profondità necessarie a compiere il salto di qualità.

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