Operation Finale: recensione del film Netflix con Ben Kingsley e Oscar Isaac

Operation Finale ci mette di fronte al male, un male fatto di volta in volta di negazione, banali discolpe e lancinanti esplosioni di ferocia.

Operation Finale è un film del 2018 diretto da Chris Weitz e basato sulla storia vera della cattura e della condanna del criminale nazista Adolf Eichmann, coinvolto in un ruolo di primo piano nello sterminio di massa degli ebrei e scampato inizialmente alla giustizia grazie a una fuga in Argentina. I protagonisti del film sono Ben KingsleyOscar IsaacMélanie Laurent. Dopo la distribuzione nelle sale statunitensi, Operation Finale è stato distribuito in tutto il mondo da Netflix a partire dal 3 ottobre.
Operation Finale Cinematographe.it

Grazie alla pista involontariamente fornita dal figlio Klaus (Joe Alwyn), fidanzato con la ragazza di origini ebree Sylvia (Haley Lu Richardson), il criminale nazista Adolf Eichmann (Ben Kingsley), rifugiatosi in Argentina per sfuggire al processo di Norimberga, finisce nel mirino del Mossad. L’agente segreto Peter Malkin (Oscar Isaac), con un doloroso passato legato proprio al Terzo Reich, mette così in piedi un piano per rapire Eichmann e consegnarlo alla giustizia israeliana per i suoi crimini contro l’umanità.

Operation Finale: la storia vera della cattura di Adolf EichmannOperation Finale Cinematographe.it

Nel suo celeberrimo saggio La banalità del male, la scrittrice Hannah Arendt utilizzò proprio la figura di Adolf Eichmann per compiere inquietanti riflessioni sulla natura stessa dell’essere umano all’interno dei regimi totalitari, e in particolare delle sue derive più agghiaccianti, come appunto il nazismo, ponendo l’accento sul rischio originato dalle menti più deboli e dalla loro mancanza di connessione con la realtà e con la responsabilità delle loro azioni, capaci di diventare disumani ingranaggi di una spregevole macchina di orrore e di morte. Con Operation FinaleChris Weitz disattende parzialmente questa illustre premessa, mettendo lo stesso Adolf Eichmann sotto la luce dei riflettori e donandogli una tridimensionalità e una profondità che stridono con la mediocrità da mero burocrate del male con cui viene generalmente caratterizzata questa figura storica.

Dopo un incipit abbastanza didascalico, Operation Finale dà vita a un racconto semplice e lineare, che consiste essenzialmente nella messa in scena di un turbolento rapimento ad opera dei servizi segreti israeliani (le leggi argentine dell’epoca non prevedevano l’estradizione) e nella successiva prigionia di Eichmann, narrata attraverso una serie di accesi confronti verbali fra agente e mostro alla maniera de Il silenzio degli innocentiBen Kingsley e Oscar Isaac si confermano fra i migliori interpreti delle rispettive generazioni, donando sfumature sinistre e dolorose anche ai dialoghi più ordinari e compensando le carenze della sceneggiatura non particolarmente ispirata di Matthew Orton, che mette sul piatto tanti spunti ma in maniera disordinata.

Operation Finale sconta una sceneggiatura ondivaga e poco ispirata

Operation Finale ci mette di fronte al male, un male fatto di volta in volta di negazione, banali discolpe (“eseguivo ordini”) e lancinanti esplosioni di ferocia, che fanno riflettere sui demoni che albergano anche nelle persone apparentemente più insignificanti, pronti ad accendersi con un’opportuna miccia. Per essere un prodotto fortemente basato sulla forza dei dialoghi, il film di Chris Weitz risulta però troppo ondivago nella gestione del personaggio di Eichmann, che un innegabile crescendo di tensione ed emozione approccia alternativamente con distacco, condiscendenza, dura condanna e a tratti con un pizzico di mal riuscita ironia, che nulla aggiunge e nulla toglie alla ignobile aura di questa figura storica. Il progressivo disvelamento della vera personalità del protagonista perde così di forza ed efficacia, anche a causa dell’ampia bibliografia in merito e di un approccio decisamente ordinario alla psicologia di personaggi di questa risma.

A penalizzare ulteriormente Operation Finale sono una regia e una fotografia ovattate e abbastanza scolastiche, più efficaci nei flashback sul passato di Eichmann e Malkin che nell’accompagnamento ai loro intensi dialoghi. Spiace inoltre notare come, in pieno 2018, si senta ancora la necessità di inserire una sottotrama romantica (ci riferiamo al personaggio di Mélanie Laurent), peraltro non convincente, all’interno di un racconto che non ne ha assolutamente bisogno, finendo per appesantirlo inutilmente e per penalizzare anche le solite convincenti musiche di Alexandre Desplat. Paradossalmente, a convincere nel climax emotivo finale è più la reazione emotiva del personaggio del solito ammirevole Oscar Isaac che l’inesorabile manifestazione della vera essenza del protagonista Eichmann, che dovrebbe invece essere il fulcro del racconto.

Operation Finale: il male si nasconde intorno a noiOperation Finale Cinematographe.it

In definitiva, pur affrontando una vicenda capace ancora oggi di scuotere gli animi, Operation Finale non riesce mai a convincere pienamente, finendo per colpire più con la multiforme performance di Ben Kingsley (che in una certa misura rivisita il personaggio da lui interpretato ne La morte e la fanciulla di Polanski) e con l’immancabile approfondimento prima dei titoli di coda che con il vero e proprio racconto di una triste pagina della nostra storia. Ciò che ci rimane è quindi un film che non scende mai sufficientemente in profondità e che solo in rari sprazzi riesce a mostrarci il volto di un male sotterraneo, che ci accerchia in modi poco appariscenti ma ugualmente minacciosi.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2.5
Recitazione - 4
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

2.8

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