Ofelia – Amore e Morte: recensione del film di Claire McCarthy

Ofelia è al centro degli intrighi di corte, tra la passione per Amleto e l'amicizia con la regia Gertrude.

Ofelia – Amore e Morte è un film del 2018 con la regia di Claire McCarthy, con Naomi Watts, Daisy Ridley e Clive Owen; è disponibile dal 12 gennaio 2023 su Netflix.

Ofelia non è un personaggio centrale nella tragedia di William Shakespeare Amleto; eppure, la sua figura è tra le più discusse e studiata, capace oltretutto di ispirare pittori e artisti; tra cui John Everatt Millais, autore del quadro ripreso nella primissima immagine del film.

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Ofelia – Amore e Morte: da dove parte il film?

Ofelia è una giovane e impetuosa adolescente che risiede al castello di Elsinore come una delle più fidate confidenti della regina Gertrude (Naomi Watts). La sua personalità non passa inosservata agli occhi del principe Amleto, che la conquista rapidamente. I due intraprendono una appassionata relazione segreta mentre il regno è sull’orlo della guerra, afflitto da tradimento e intrighi di palazzo.

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Da Amleto e Ofelia

Sull’acqua calma e nera, dove dormono le stelle/ come un gran giglio ondeggia la bianca Ofelia”, diceva Arthur Rimbaud, ricreando il prototipo della figura femminile morta tragicamente: nel 1870, il fiume, il giglio e la veste bianca erano già elementi fondamentali dell’iconografia legata alla sventurata, mentre oggi regalano la partenza perfetta per una rilettura ad opera della McCarthy che declini le vicende del principe danese più famoso al mondo in una inedita ottica femminile.

Va però detto fin da subito che le promesse sono state disattese.

Tanti spunti e poco approfondimento

Perchè Ofelia – Amore e Morte è pretestuoso e presuntuoso, vuole approfondire un personaggio che per quanto abbia magnetizzato attenzioni non era, in origine, molto approfondito, ma riesce solo a dare una patina femminista e/o femminile al racconto. Probabilmente perché la regista pensa che basti regalare qualche inquadratura in più alla sua protagonista Daisy Ridley, mostrare Ofelia da giovane e stravolgere il finale di una storia perfetta; ma non solo tutto questo non basta, ma sono caratteristiche e caratteri falsati in partenza.

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La storia di Amleto viene ripresa quasi pedissequamente, a parte qualche poco vistoso detour su quanto già conosciuto -come gli occhi inutilmente bistrati dell’Amleto di George McKay-; e viene invece cambiata sul finale, lasciando Ofelia viva e incinta del suo innamorato, in fuga e pronta a dare alla luce suo figlio in un convento.

Cambiare ciò che deve restare uguale

Quello che la sceneggiatura sembra non capire, o non voler capire, è che per dare risalto ad una figura tragica non basta lasciarla in vita con l’eredità genetica, anzi la diversa prospettiva sottrae potenza e significato alla protagonista, incastrata in una volontà fintamente concettuale inspiegabile e inspiegata.

Certo c’è da considerare che Ofelia – Amore e Morte viene prodotto ed esce nel 2018, in pieno periodo #metoo, e quindi preda e risultato di una foga dimostrativa che solo cinque anni dopo travolge il film e lo fa affondare. Cosa c’è di peggio, infatti, di un film a tema che ha un apparato di significato così superfluo e posticcio da essere stantio dopo pochissimo?

E dire che Ofelia, in coppia con Amleto, è così conosciuta e amata proprio perché offre non pochi spunti e suggestioni modernissime: sono uno il doppio dell’altro, due facce della stessa medaglia, che mettono in scena il fool shakespeariano spesso portatore di verità passando anche per gli studi di Jaques Lacan relativi al concetto di desiderio, per giugnere all’analisi della morte dei due personaggi (e in questo senso, ancora più fuori logica eliminare il decesso di -almeno- uno di loro), sinonimi e contrari fino alla fine, modelli di dualità uomo/donna al momento del loro abbandono della vita.

Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione

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