Venezia 77 – Nowhere special – Una storia d’amore: recensione del film di Uberto Pasolini

Uberto Pasolini torna dopo sette anni per Nowhere special, la storia di un padre malato terminale che cerca una famiglia per suo figlio.

Era da sette anni che Uberto Pasolini non tornava al cinema. Lo aveva fatto nel 2013, per la prima volta, portando alla luce un film che parlava dell’oscuro, della morte, di quelle persone che non ci sono più e che, in vita, nessuno è disposto a ricordare. Eppure era un film pieno di esistenza Still Life, del suo significato più vero perché per nulla costruito, veicolato attorno a un protagonista che delle meticolosità aveva fatto la sua prigione, precisa e soddisfacente, ma pur sempre soffocante, priva di quella felicità che crea legami tali da poter essere sicuri che, giunti al proprio momento, si avrà sempre qualcuno al proprio fianco. Ed era anche la cura del prossimo un elemento portante in un film che, nel suo darsi circoscritto e minuto, trattava di un tema che ci accomuna tutti imprescindibilmente, l’attenzione verso gli altri che alimenta il bene che possiamo accumulare in questa vita e di cui potremmo vederne il frutto al momento della nostro ultimo viaggio.

È incredibile, dunque, che nella particolarità di un argomento tale, Pasolini ritrova anni dopo la possibilità di portare sullo schermo un’opera equivalente, un ripresentarsi degli stessi sguardi che attraversano questa volta, però, tutto un nuovo percorso formale, avvicinandosi tematicamente nelle proprie storie per proporsi però, questa volta, in tutt’altra tipologia di genere e manifattura.

Nowhere Special – Il ritorno degli altri e della morte in Uberto Pasolininowhere special, cinematographe

Lasciato il personaggio di Eddie Marsan in Still Life nelle mani di coloro che gli sono stati più cari, e per cui lui stesso ha valso più di chiunque altra persona, con Nowhere Special Uberto Pasolini scrive e dirige la storia ispirata a un vero padre, malato terminale, che cerca una famiglia adottiva per il figlio di quattro anni. John (James Norton) non ha parenti, lavora come lavavetri e nel tempo libero porta al parco il piccolo Michael (Daniel Lamont). Le sue risorse sono limitate, è per questo che nessuno sembra adatto per questo padre in fin di vita, che dalla sua morte vuole almeno cercare il meglio per il futuro del bambino. E se non riuscisse a trovarlo? In una ricerca guidata, portata avanti dall’insistenza e dalla responsabilità del genitore, John si farà forza per affidare il proprio figlio a chi, spera, sarà la scelta più adeguata, godendo del tempo che gli resta con il suo bambino e accompagnandolo in questo delicato momento di perdita.

Se, dunque, Still Life e Nowhere Special hanno molti più punti di contatto di quanto due opere dello stesso autore possano presentare nella vicinanza della propria filmografia, è nell’aver abbandonato gli orpelli del suo debutto cinematografico che Pasolini segna una linea di demarcazione tra la sua opera prima e il ritorno al cinema. La simmetria segno del complesso ossessivo compulsivo del protagonista del primo film, ma anche la messinscena meticolosa assecondata dall’immobilità dei quadri fissi che inquadravano la vita e il lavoro del personaggio, vengono del tutto abbandonati per essere invasi dall’emotività senza filtri della pellicola con James Norton e Daniel Lamont, perdendo la marca di stile che aveva, invece, proprio Still Life, approdando su lidi meno caratteristici, non per questo mancando di un carico di commozione impossibile da sottovalutare.

La commozione del film di Uberto Pasolininowhere special, cinematographe

Sentimento, la spinta compassionevole per il racconto di John e della sua missione, che è la storia in sé a trasportare, partendo già con un carico emotivo difficile da poter dimenticare ai fini della visione, ma di cui Uberto Pasolini ha l’accortezza di non abusare, atterrando comunque su terreni ben più accentuati e prevedibili della drammaticità, ma non per questo volendone alimentare un feticismo che avrebbe reso Nowhere Special solamente un inno al dolore. La sofferenza del film, infatti, non può certo esimersi dal dimenticare il portato che rappresenta nel mettere a confronto un padre che vuole solo il bene del proprio figlio e una sfilza di famiglie che dovrebbero assumersi uno dei compiti più difficili che potrebbe spettare alla vita di un genitore, decidendo di farsi pellicola senza scena madre o con momenti di particolare accelerazione, rendendo estremamente reale un’ingiustizia che, però, bisognerà affrontare e che lo spettatore farà fino alla fine mano a mano con i suoi protagonisti.

Nel dramma duro e puro, dove la camera non è più occhio esterno o estetico, ma stringe suoi personaggi, vuole sia ritrarli senza abbellimenti, ma al contempo accarezzarli, Nowhere Special è la lacrima per come può andare a volte la vita, per la determinazione di un padre che non può permettersi di sbagliare, per l’amore più sincero che è difficile lasciare. Un film che sfrutta l’essenziale della propria narrazione e ne compone un’opera semplice pur nel suo contenuto insopportabile da superare, dove a colpirci è una scatola di (futuri) ricordi e un libro su cosa succede quando muoiono i dinosauri.

Il film è al cinema dall’8 dicembre 2021 con Lucky Red.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.2

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