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In un mondo distopico non troppo lontano dal nostro, i giovani vengono reclutati fin da piccoli in una scuola particolarmente dura e irregimentata: gli alunni sono infatti destinati a combattere tra le fila delle forze militari che dominano il Paese. Una donna decide che sua figlia, che da sempre ha dimostrato una particolare sensibilità per la natura grazie anche alle sue radici indigene, non dovrà essere una delle vittime di questa società. Night raiders mette a confronto da un lato le forze del governo oppressore, ricche di tecnologia e di sprezzo per l’ambiente che ha dato vita alla loro civiltà, e dall’altro lato un popolo di indigeni resistenti, che si fanno portavoce della resilienza della natura e dell’importanza di trovare equilibrio con essa in funzione di una sopravvivenza certa e florida.

Alla Berlinale 2021 fa il suo debutto alla regia la già premiata Danis Goulet, che per Night radierà riveste anche i panni di sceneggiatrice e sceglie di portare sullo schermo una storia al femminile, ricca di retorica e di momenti patetici, ma comunque genuinamente e continuamente orientata a dividere il suo universo diegetico in bene e male. Il confine tracciato tra le due dimensioni infatti non si confonde nemmeno per un attimo, in un racconto in cui tutto diventa funzionale alla resa manichea di quella realtà. Del resto l’intento smaccatamente naturista del film trova pieno compimento proprio grazie a questa continua iterazione dei suoi concetti principali.

Night Raiders: un mix di generi nel film di Danis Goulet

Night raiders - Cinematographe.it
© Christos Kalohoridis

Night raiders mescola diversi linguaggi di genere, unendo il thriller alla fantascienza, il racconto di formazione allo spirito ecologista. Senza dubbio l’obiettivo di Goulet è ben chiaro e non si perde mai di vista, riuscendo a definirsi forte e chiaro nei confronti del pubblico. A correlare però la vicenda centrale non emergono elementi che possano agganciare l’attenzione dello spettatore e farlo andare oltre il perno centrale della narrazione. Il piano che la protagonista Niska tesse per nascondere, prima, e per far evadere, poi, sua figlia Waseese la vede affiancata da Leo, un giovane ribelle anche lui in cerca di una rivincita nei confronti dell’esercito oppressore. Oltre alla continua sottolineatura del confine tra il bene e il male e la sostanziale impossibilità di comunicare tra i due mondi, si intravede poco di tutti i risvolti emotivi e relazionali che questa situazione avrebbe potuto scaturire, se non in qualche moto disperato di Niska, che resta però molto ancorata appunto al personaggio della figlia.

Night raiders - Cinematographe.it
© Christos Kalohoridis

Dal canto suo, la giovane Waseese assume il ruolo di una giovane prescelta, una sorta di Neo sui generis, capace di parlare con gli animali e la natura tutta così come con i droni e le altre macchine simbolo del male oppressore. Night Raiders decreta chiaramente la vittoria del bene sul male, dove il concetto di bene è legato indissolubilmente alla volontà di preservare la propria identità nel pieno rispetto dell’ecosistema e delle radici culturali. In questo senso le vesti e le coperte degli indigeni quasi si confondono nei boschi, emergendo via via giocando su un evidente elemento sorpresa, cosa che invece non accade per le divise governative che, oltre a irreggimentare le menti dei giovani studenti, li aliena dalla loro identità, privandoli finanche dei loro stessi ricordi. L’intento di Danis Goulet è nobile e ben chiaro e traccia senz’altro la via per lo sviluppo di un filone interessante e poco battuto, per lo meno in questi termini, anche se non riesce a intrattenere fino in fondo, lasciando lo spettatore indifferente anche riguardo a quegli aspetti che invece lo dovrebbero scuotere nel profondo.