Night Hunter: recensione del film con Henry Cavill e Alexandra Daddario

La recensione di Night Hunter (o Nomis), thriller/opera prima dell'inglese David Raymond. Nel cast Henry Cavill, Alexandra Daddario, Stanley Tucci, Ben Kingsley e Brendan Fletcher. Disponibile su Prime Video.

Inglese di Londra trapianto in terra americana sceglie di girare il suo primo (e finora unico) lungometraggio tra Stati Uniti e Canada, ma come se fosse ambientato in Alaska, senza però rinunciare ad un protagonista con l’accento british.

Night Hunter (o Nomis, touché) è un thriller del 2018 diretto e scritto da David Raymond. Un film deboluccio con un cast inspiegabilmente ricco di nomi importanti, anche se il talento sta altrove, perché se il Ben Kingsley cacciatore di molestatori è sicuramente divertente quando è insieme alla sua musa e complice adescatrice Eliana Jones, Henry Cavill, Alexandra Daddario e Stanley Tucci sono quantomeno mortificati, specialmente l’ultimo, capace di ben altre prove attoriali e nettamente superiore agli altri due.

La pellicola è stata presentata in anteprima al Los Angeles Film Festival ed è disponibile su Prime Video dal 22 ottobre di quest’anno.

È lui o non è lui?

Henry Cavill-Alexandra Daddario cinematographe.it

Marshall (Cavill) è un muscoloso e tenebroso poliziotto della omicidi, ex SWAT e adolescente problematico, ora padre separato alla ricerca di un nuovo rapporto con la figlia adolescente. Con lui lavora un team composto dalla profiler Rachel (Daddario), attualmente sposata ma infelice, e dal commissioner Harper (Tucci), schiavo del suo lavoro, cinico e comico mancato.

I loro destini si incrociano con quelli di Cooper (Kingsley) e Lara (Jones), una tanto irriverente quanto originale coppia di giustizieri, durante un’indagine all’apparenza semplice che porta alla cattura celere di un efferato stupratore (Fletcher), obiettivo di entrambe le squadre. Il problema è che è problematico pure lui, troppo e troppo nella maniera sbagliata per essere l’uomo in grado di seminare il terrore di cui è sospettato essere l’artefice.

Gli sviluppi della vicenda porteranno a far affiorare presto nuovi elementi e al verificarsi di un escalation di eventi sempre più violenti e imprevedibili, fino alla risoluzione del classico mistero.

Night Hunter, dei fratelli Wayans

Night Hunter cinematographe.it

Night Hunter parte con l’idea potenzialmente interessante di assumere l’identità di un thriller psicologico “montato al contrario”, iniziando praticamente con la cattura del colpevole, per poi diventare una parodia dell’archetipico filmico del genere a cui appartiene. Una forma finale potenziata da degli innesti appiccicati alla buona sulla struttura già molto fumosa su cui si poggia. Tutto è molto didascalico, tutto è molto superficiale, più di qualcosa ha proprio poco senso. In ogni caso di credibile c’è molto poco.

A cominciare dal protagonista, stereotipato al massimo sia nel suo ruolo da tenebroso poliziotto sia da padre scostante, intento a ricostruire il rapporto con la figlia secondo meccanismi banali a cui si ricorre per affrontare altrettanto banali ostacoli. Per non parlare della figura della moglie, quando va bene inesistente, quando va male inconcepibile. Una donna che piange per la commozione quando origlia una conversazione “toccante” tra il suo ex e la figlia, ma che poi con lui non scambia neanche mezza parola per tutto il film. Incomprensibili anche le figure dei due giustizieri, alle quali viene permesso di fare liberamente quello che fanno senza che le autorità abbiano da ridire, al di là di una simbolica tirata d’orecchie, e dando per scontato che sia normale che uno di loro sia un ex giudice, informatico militare addestrato e frequentatore assiduo del mercato nero.

Night Hunter cinematographe.it

Spostandosi verso il centro dell’intreccio, cioè la sala interrogatori in cui prende forma e poi cresce il mistero legato alla storia dell’arrestato e alla veridicità delle sue precarie condizioni psicologiche, incontriamo le imbarazzanti performance della Daddario e di Fletcher e l’assoluta non credibilità del contenuto dei loro colloqui. Alla fine rimaniamo con una sospetta “schizofrenia paranoide” e “disturbo dissociativo dell’identità”, termini precisi per cose mai approfondite su schermo. Il bello però lo si ha quando si esce dalla sala e si va nel mondo, dove assistiamo alla costruzione di un pirotecnico parco giochi montato con l’accetta, buio e freddo, in cui troviamo sparatorie, esplosioni, inseguimenti, incidenti stradali, travestimenti, neonati rapiti, gas letali, hackeraggi, lettere di suicidio e confusi indovinelli.

Night Hunter diventa presto un circo scoppiettante e privo di un senso logico in cui dall’ansia di perdersi si passa velocemente alla noia di dover ritrovarsi; pieno di riferimenti, citazioni e inutili topoi cinematografici, poco e male sviluppati. “Si salva” paradossalmente il finale, che nella sua assurdità trova un’insospettabile coerenza delirante nella follia che è l’ultima mezzora della pellicola. Pensate solo che il suo apice riesce a non essere né l’epilogo del cattivo né la trovata delle palle da tennis infuocate, ma l’inquadratura alla Se mi lasci ti cancello del personaggio di Cavill, steso sul ghiaccio.

Regia - 2
Sceneggiatura - 1.5
Fotografia - 2
Recitazione - 2
Sonoro - 2.5
Emozione - 1.5

1.9

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