TFF34 – Nessuno ci può giudicare: recensione del film di Steve Della Casa

Da leggere

The Last of Us: la prima foto ufficiale sembra uscita dai videogiochi!

Svelato il first look della serie HBO The Last of Us, con Pedro Pascal e Bella Ramsey HBO ha condiviso...

Aquaman 2: Jason Momoa promette divertimento e azione

L'attore protagonista di Aquaman 2 ha parlato del sequel del cinecomic DC diretto da James Wan È ancora lunga l'attesa...

Squid Game: la spiegazione del finale della serie TV coreana Netflix

Violenza, dramma e azione si intrecciano lungo la narrazione di Squid Game, la serie tv k-drama targata Netflix diretta...

Nessuno ci può giudicare è un documentario diretto da Steve Della Casa e Chiara Ronchini sui musicarelli, termine che indica un filone di film incentrati su popolari cantanti o celebri canzoni che ebbe grande successo in Italia a cavallo fra anni ’50 e ’60. Attraverso la musica, immagini di repertorio e interviste a celebrità dell’epoca come Rita Pavone, Caterina Caselli, Don Backy, Tony Dallara e Shel Shapiro, i due registi dipingono un ritratto sincero e spensierato del cambiamento sociale e culturale di un Italia che, appena uscita dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale, si trovava a cavalcare i fasti del boom economico, avvicinandosi a grande velocità verso la stagione di proteste e tensioni culminata col celebre Sessantotto.

Nessuno ci può giudicare: il racconto di un’Italia che viveva in bianco e nero ma sognava a colori
Nessuno ci può giudicare

Fin dalla sua nascita, oltre a essere una sublime forma d’arte e di narrazione, il cinema ha saputo fotografare in modo lucido e schietto i cambiamenti del mondo, fornendo spesso una chiave per comprenderli appieno. Parallelamente ai grandi film d’autore di cineasti come Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti e Roberto Rossellini, il cinema italiano degli anni ’50 e ’60 ha prodotto anche pellicole più semplici e ingenue, conosciute come musicarelli, sicuramente non pregevoli dal punto di vista artistico, ma ugualmente efficaci nel produrre una fotografia dei radicali mutamenti del Paese, che si stava velocemente spostando dalla sua tradizione rurale e agricola verso una società più moderna e consumistica, sempre più sedotta dai modelli culturali e comportamentali proposti da Usa e Inghilterra.

Nessuno ci può giudicare è l’appassionato racconto di un’Italia che viveva in bianco e nero ma sognava a colori, in cui i giovani si ritrovavano improvvisamente ad avere una propria autosufficienza economica e di conseguenza la voglia di indipendenza e di discostarsi dalle proprie radici. Steve Della Casa e Chiara Ronchini ci mostrano così la nascita dei cosiddetti urlatori, ovvero interpreti come Adriano Celentano, Mina e Tony Dallara, che con il loro dirompente e aggressivo stile di canto si contrapponevano alla tradizione melodica di monumenti della musica italiana come Claudio Villa e Nilla Pizzi, portando così a un vero e proprio scontro generazionale, istantaneamente immortalato da Lucio Fulci e Piero Vivarelli ne I ragazzi del juke-box (1959) e Urlatori alla sbarra (1960).

Nessuno ci può giudicare: un lavoro curato e approfondito, che fa assumere una connotazione politica e sociale a un periodo troppo spesso ingiustamente snobbato

Nessuno ci può giudicare

Con un tono nostalgico ma mai patetico, Nessuno ci può giudicare ci mostra senza alcun pregiudizio intellettuale l’esplosione di pellicole come In Ginocchio da te, Perdono o I ragazzi di Bandiera Gialla, dalla trama semplice e scontata (costruita spesso a partire dalle canzoni contenute nell’ultimo disco del cantante protagonista), ma capaci di ottenere clamorosi riscontri al botteghino, soprattutto fra i più giovani, permettendo così alle case produttrici di racimolare i fondi per realizzare pellicole più complesse e impegnate. Le voci dei protagonisti dell’epoca si alternano così nel raccontare con orgoglio e un pizzico di voglia di rivalsa le loro imperfette ma efficaci scorribande cinematografiche e l’importanza che esse hanno avuto per le loro carriere e per tutto il movimento cinematografico.

Da profondo conoscitore di cinema e musica qual è, Steve Della Casa (presente anch’esso nel documentario) non si limita a realizzare una mera cronaca della storia dei musicarelli, ma, grazie anche al montaggio di Chiara Ronchini, che conferisce tono e ritmo alla narrazione, inserisce questa rivoluzione musicale e culturale in un contesto più ampio, mostrando come lo scontro generazionale alimentato anche da questo fenomeno (sia nel suo momento più prettamente rock che nella sua parentesi beat) abbia poi portato ai disordini del Sessantotto e alla sua rivoluzione mancata. Un lavoro curato e approfondito, che fa assumere una connotazione politica e sociale a un periodo troppo spesso ingiustamente snobbato.

Nessuno ci può giudicare si rivela molto più che un’operazione nostalgia

Nessuno ci può giudicare

Nessuno ci può giudicare si rivela molto più che un’operazione nostalgia, narrando in un continuo incrocio fra passato e presente una stagione fondamentale della la storia italiana. Il piccolo grande film di Steve Della Casa e Chiara Ronchini è quindi un prodotto utile e consigliabile non solo a chi ha vissuto sulla propria pelle gli anni ’60, che sarà soddisfatto nel risentire le gloriose canzoni dell’epoca e nel rivederne i propri eroi invecchiati ma ancora combattivi oggi, ma anche ai più giovani, che grazie al pregevole lavoro dei due registi potranno conoscere e apprezzare maggiormente un periodo a loro lontano ma i cui echi sono presenti e percepibili ancora oggi.

Ultime notizie

The Last of Us: la prima foto ufficiale sembra uscita dai videogiochi!

Svelato il first look della serie HBO The Last of Us, con Pedro Pascal e Bella Ramsey HBO ha condiviso...

Articoli correlati