Nato a Casal di Principe cinematographe

Nella sezione Cinema in Giardino della 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia arriva Nato a Casal di Principe, film di Bruno Oliviero sulla storia vera dei fratelli Amedeo e Paolo Letizia, già raccontata nel libro Nato a Casal di Principe – Una storia in sospeso di Paola Zanuttini e dello stesso Amedeo. Protagonista del film è Alessio Lapice, già visto nella seconda serie di Gomorra e ne Il padre d’Italia.Nato a Casal di Principe

Settembre 1989. Amedeo Letizia (Alessio Lapice) è un ventenne di Casal di Principe, da poco trasferitosi a Roma per cercare di farsi strada nel mondo del cinema e dello spettacolo, attraverso numerosi provini per piccoli ruoli. La vita e la carriera del ragazzo vengono improvvisamente scombussolate dalla notizia della scomparsa in circostanze sospette del fratello Paolo, da tempo pericolosamente vicino a membri della camorra. Amedeo torna nella sua città natale e, constatati gli scarsi risultati delle indagini da parte delle forze dell’ordine, decide di intraprendere una propria personale ricerca del fratello scomparso, con il solo aiuto del cugino Marco. Questo pericoloso e doloroso cammino diventerà per Amedeo un percorso di crescita e formazione, attraverso il quale farà i conti con gli amari segreti e i torbidi vizi della propria terra.

Nato a Casal di Principe: la triste e reale storia di Paolo e Amedeo Letizia

Nato a Casal di Principe

Nato a Casal di Principe mette in scena in modo asciutto e senza mai indorare la pillola una delle tante tristi pagine legate alla camorra degli ultimi decenni del nostro Paese. Una storia fatta di violenza, segreti e omertà, in un territorio in cui la criminalità organizzata non è soltanto radicata, ma è un cancro che divora dall’interno dall’interno vite, famiglie e società, senza lasciare possibilità di fuga o cambiamento. In un contesto simile ha luogo il racconto di formazione di Amedeo, anima in divenire sdoppiata fra la voglia di imporsi nel mondo dello spettacolo romano e l’impossibilità di allontanarsi definitivamente da un territorio che sembra quasi reclamarlo a sé per mostrarsi in tutto il suo orrore.

La narrazione procede a scatti, fra ellissi temporali e ricordi, raccontando per immagini la presa di coscienza di Amedeo sul mondo che lo circonda. La disperata e vana ricerca del fratello Paolo, durata 25 anni e conclusasi con una tragica ma prevedibile risposta, diventa per Amedeo uno sprone a fare i conti con i segreti e i sensi di colpa della famiglia, con la rigida e incrollabile religiosità della madre e con i propri demoni interiori, sul duplice sfondo di una realtà romana fatta di luci, attrattive e mondanità e della sua malsana provincia, resa giustamente da una fotografia fredda, asciutta e il più possibile naturale.

Nato a Casal di Principe: la lotta alla criminalità organizzata in un film doloroso e necessario

Quasi inevitabile per una struttura narrativa così frastagliata e complessa risentire di qualche passaggio più debole e ridondante, che insieme all’inconsistenza di molti personaggi secondari e alla fragilità di alcuni dialoghi (fondamentali i sottotitoli per chi non mastica il dialetto campano) impediscono al racconto di colpire definitivamente lo stomaco dello spettatore. Decisamente valida invece la prova di Alessio Lapice, abile a reggere sulle proprie spalle gran parte del peso del film, rendendo nel migliore dei modi il conflitto interiore e il senso di spaesamento del protagonista.

Nato a Casal di Principe

Pur con qualche imperfezione e passaggio a vuoto, Nato a Casal di Principe si rivela un prodotto centrato e ben confezionato, capace di raccontare al tempo stesso la tragica realtà malavitosa del casertano e il percorso di formazione e rinascita di Amedeo Letizia, diventato nel tempo un attore e produttore di discreto successo, ma con la testa sempre rivolta alle funeste settimane del 1989 e all’incessante ricerca della verità sul fratello. Un film doloroso e necessario, che nel racconto di un piccolo e intimo frammento di vita riesce a trovare la forza di lanciare un messaggio forte e universale di speranza e di lotta contro qualsiasi tipo di criminalità organizzata.

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