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Nel ricco e variegato catalogo natalizio di Netflix non potevano di certo mancare le commedie rosa. Tra quelle proposte dalla piattaforma statunitense per provare a tenerci compagnia nel corso di queste festività così low-profile figura anche Natale in California, disponibile per gli amanti del genere a partire dal 14 dicembre. Nonostante il titolo dal fastidioso retrogusto di Cinepanettone made in Italy, che quest’anno ha spedito la rediviva coppia De Sica-Boldi nientemeno che su Marte,  quello firmato da Shaun Paul Piccinino è invece uno di quei film cuciti su misura per i cuori degli inguaribili romanticoni, quelli che si sciolgono come neve al sole davanti alla love story di turno.

Natale in California: un racconto che sa di minestra riscaldata, in cui l’happy ending e la morale a buon mercato sono delle tappe obbligate del vissero felici e innamorati

Anche se l’ambientazione è quella invernale e le festività sono alle porte, qui però di neve non ce n’è traccia alcuna con un sole che spacca le pietre. Tutta la magia dell’atmosfera natalizia viene meno, lasciando allo spettatore la certezza che l’aver scomodato il Santo Natale sia stato solamente una scusa. Per il resto, siamo nella regione del vino a stelle e strisce, in una piccola fattoria nel mezzo delle campagne della California del Nord. Qui il cineasta statunitense mette in scena l’ennesimo scontro/incontro tra due personalità agli antipodi che riportano alla mente, vista l’ambientazione vinicola, Un’ottima annata di Ridley Scott. Da una parte troviamo il manager cinico, scapolo incallito, muscoloso e ricco, proveniente dalla metropoli  e costretto a fingersi un lavoratore stagionale per mettere le mani su una proprietà, dall’altra la bella ranchero con il fiato delle banche sul collo, una sorellina e una madre malata a carico, una dolorosa perdita alle spalle, che prova a difendere la fattoria di famiglia dall’agenzia immobiliare senza scrupoli. Insomma, tutto quello che occorre per cucire i fili di un racconto che sa di minestra riscaldata, in cui l’happy ending (le classiche conseguenze dell’amore) e la morale a buon mercato (i soldi non possono comprare tutto) sono delle conditio sine qua non e delle tappe obbligate del vissero felici e innamorati.

Natale in California: mano a mano che ci si avvicina all’epilogo la sensazione di déjà-vu inizia a palesarsi sempre di più

Natale in California cinematpgraphe.it

Quindi se mano a mano che ci si avvicina all’epilogo la sensazione di déjà-vu inizia a palesarsi sempre di più, sappiate che è una reazione assolutamente naturale, provocata da una scrittura che segue passo per passo un copione già codificato, in cui le dinamiche tra i personaggi e gli step del racconto sono il frutto di traiettorie narrative e drammaturgiche già mostrare in passato da storie simili. Motivo per cui Natale in California non ha niente di significativo da offrire da quel punto di vista. L’originalità non è dunque la portata principale del menù offerto da Piccinino, al quale Lauren Swickard ha consegnato uno script avaro di sussulti e dagli ingredienti piuttosto miseri.

Natale in California: qualche sorriso qua e là non basta a risollevare le sorti di una commedia romantica dalla regia e dalle performance attoriali dall’impronta televisiva

Natale in California cinematpgraphe.it

Di tanto in tanto qualche sorriso il film riesce a strapparlo, soprattutto quando il protagonista si trova suo malgrado a misurasi con mansioni varie come tagliare la legna, spalare i recinti dal letame, mungere le vacche, riparare il pollaio, dipingere staccionate e dare da mangiare al bestiame. Il tutto con l’aiuto di un tutorial umano di origini messicane che lo guida passo per passo. Troppo poco però per garantire a una commediola sentimentale come tante, dalla regia e dalle performance attoriali dall’impronta decisamente televisiva, una scialuppa alla quale aggrapparsi nei numerosi momenti difficili che si troverà ad affrontare nelle quasi due ore a disposizione.