My New Friends: recensione del film di André Téchiné dalla Berlinale 2024

My New Friends, il film con Isabelle Huppert, è una parabola sull'amore e sulla necessità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

My New Friends, diretto da André Téchiné, è stato presentato in anteprima mondiale il 19 febbraio 2024. Il film è in concorso nella sezione Panorama della 74esima edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino. Sono pochi i grandi nomi delle star che si fanno notare nelle sezioni della Berlinale del 2024, tra le eccezioni c’è la leggenda francese Isabelle Huppert ( fra le attrici più premiate), che ha debuttato nel cinema americano con un ruolo nel kolossal di Michael Cimino I cancelli del cielo. Huppert è la protagonista di quest’ultima pellicola di Téchiné: una storia di solitudini e di sguardi nei legami insondabili dell’amore. Il regista che ha lavorato con Isabelle Adjani, Catherine Deneuve e, appunto, con Huppert, torna in concorso alla Berlinale dopo l’ultima volta avvenuta nel 2019 con L’adieu à la nuit.

Berlinale 2024 – My New Friends: la storia di un’agente che si affeziona alla famiglia di un attivista anti-polizia

Un racconto franto dal sogno di un amore perduto, o meglio il sogno interrotto dal racconto di un incontro di quattro solitudini: quattro personaggi provenienti da mondi diversi. Il mondo della polizia, dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza, rappresentato da Isabelle Huppert; il mondo dei manifestanti, dell’anticapitalismo, dell’arte e delle ideologie incarnato da Yann (Nahuel Pérez Biscayart) e quello delle mamme costrette a fare tutto da sole (Julia/Hafsia Herzi). Ma c’è soprattutto un universo da proteggere: quello dell’infanzia che trova come sua interprete la piccola Rose, la cui quotidianità diventa più leggera da quando conosce la sua nuova vicina. Lucie Muller, interpretata da Huppert, è un’agente di polizia la cui vita viene sconvolta dall’arrivo di una giovane coppia e della loro bambina che si trasferiscono nella casa accanto. Lucie conosce meglio la signora Julia, che fa l’insegnante, e sua figlia Rose; affezionandosi a loro, scopre che il padre di Rose, Yann, è un attivista anti-polizia con una lunga fedina penale. La polizia continua ad arrestare i violenti attivisti coinvolti nelle grandi manifestazioni, mentre le certezze dell’agente iniziano a vacillare. Lucie si ritrova intrappolata in un dilemma morale, combattuta tra la sua etica professionale e il desiderio di sostenere i suoi nuovi vicini di casa che ama ormai profondamente.

My New Friends è una parabola sulla necessità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni

Chi scrive ha notato la predilezione per le riprese in esterni, per le tecniche di illuminazione naturale, per la musica colta, per uno stile quasi documentaristico che permette un’immersione più profonda nel film. Non è la prima volta che il regista di Rendez-vous e de L’età acerba indaga i legami d’amore e familiari, con la massima libertà. Questa volta attraverso il contrasto tra due mondi intercalato da un terzo universo che grandeggia: la piccola Rose è la vera ispirazione. Presta un orecchio al racconto dei bambini“, detta Lucie in uno dei momenti del film in cui si prende cura di lei.Difficile trovare ispirazione, ma non mi è concesso“, afferma Yann. Ma di nuovo, finalmente, tutti i personaggi grazie a questa straordinaria unione sperimentano qualche forma di libertà: Lucie trova il mondo di dedicarsi agli altri, liberando il suo mondo dai fantasmi dell’abitudine; Yann e Julia si sentono compresi e sostenuti dalla loro vicina. Ma è la piccola Rose che ha in mano il filo di tutto, che piano piano si srotola tra le sue mani e finisce dall’altra parte del mondo.

My New Friends: valutazione e conclusione

Lo sguardo tenero di Téchiné rivolto ai più piccoli. L’approccio critico nei confronti del capitalismo (che da Tempi moderni in poi non stupisce nella settima arte) e per certi versi, come Io capitano, My New Friends, il cui titolo originale è Les gens d’à côté, è una parabola sull’amore e sulla necessità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. André Téchiné porta alla Berlinale un film con una connotazione politica, che sfiora i temi delle ingiustizie sociali e del fenomeno dei suicidi tra gli appartenenti alle forze di polizia ma riesce, ingegnosamente, ad insegnare la gratitudine e ad esprimere soprattutto nel frame finale quella “gioia di fare cinema” tanto cara a Truffaut: “chiedo che un film esprima la gioia di fare cinema o l’angoscia di fare cinema“. Una bambina. Un solo gesto in lontananza è sufficiente per prestarle ascolto…

Regia - 3
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.3

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