voto del pubblico 3.0/5
voto finale 3.0/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Sonoro
Emozione
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La realizzazione di opere dal forte impatto sociale, portatrici di temi dal peso specifico rilevante e sempre saldamente ancorate all’attualità. È questa la mission di Barbara Cupisti da quando nel 2007 ha deciso di lasciare il mestiere d’attrice per dedicarsi esclusivamente alla regia di documentari. Una mission, questa, che negli anni successivi l’ha portata alle varie latitudini per documentare fatti, eventi e storie al cospetto dei quali era impossibile rimanere indifferenti. Così dopo Madri, Vietato sognare, Io Sono. Storie di Schiavitù, Fratelli e Sorelle – Storie di Carcere, la trilogia di Esuli e Womanity, ecco approdare sugli schermi la sua ultima fatica dietro la macchina da presa dal titolo My America, il cui cammino distributivo è iniziato nella sezione Fuori Concorso / Doc della 38esima edizione del Torino Film Festival.

My America: un documentario per interrogarsi sull’esistenza oppure no del sogno americano e della giustizia sociale negli Stati Uniti

My America cinematographe.it

Qui la sua attenzione va a focalizzarsi sul sogno americano e sulla giustizia sociale negli Stati Uniti. Lo fa interrogando e interrogandosi sul fatto che esistano ancora e se si dove in una Nazione così piena di contraddizioni, diseguaglianze, tensioni e conflitti, da metterli seriamente in discussione. Queste sono le domande che hanno guidato la regista nella realizzazione di questo nuovo documentario. Domande alle quali ha provato a dare delle risposte andando a raccogliere testimonianze tra Chicago, Los Angeles e l’Arizona, tra coloro che la Storia la scrivono quotidianamente, ossia la gente. Niente politici, istituzioni, giornalisti o studiosi, tantomeno antropologi o sociologi, ma persone comuni che vivono sulla propria pelle la messa in discussione dei valori di un Paese dipinto come il simbolo di libertà, nel grembo del quale è nato e cresciuto un grande esperimento sociale formato da principi di democrazia, uguaglianza e ricerca della felicità.

My America: un video-diario in tre capitoli, nei quali l’autrice affronta macro-temi come la violenza armata, la povertà e la migrazione

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In My America, la Cupisti si concentra proprio sul funzionamento o no del suddetto “esperimento”, chiedendosi se gli ideali di prosperità e libertà individuale riflettono realmente l’esistenza di tutti i cittadini americani. La risposta è e non può che essere negativa, con il malessere, le ingiustizie e le disparità, crescenti e dilaganti che lo sottolineano a chiare lettere e senza dubbio alcuno. Motivo per cui l’autrice si è messa in viaggio per scrivere le pagine di un video-diario in tre capitoli, nei quali affronta macro-temi come la violenza armata nelle sue diverse espressioni, la povertà e la migrazione. Il punto di partenza e l’approccio alla materia di turno, dunque, restano sempre gli stessi, ossia la Storia con la “S” maiuscola, ma “radiografata” e raccontata dal basso. I drammi privati e le esperienze individuali diventano di fatto lo strumento per arrivare a dipingere un ritratto collettivo, quello di una terra profondamente divisa tra chi vive e chi prova a sopravvivere.

My America è un documentario che con spirito giornalistico e vicinanza ai soggetti dà voce e un volto agli ultimi

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Come in passato, la regista di Viareggio si affida alle interviste e a immagini inedite o acquisite, che sbattono in faccia a chi sta dall’altra parte dello schermo la realtà dura e cruda. La videocamera con spirito giornalistico e costante vicinanza ai soggetti, dà voce e un volto agli ultimi, a coloro che combattono di notte e di giorno tra le strade delle città e dei “luoghi” di confine, quelli materiali e quelli immateriali dove le violazioni, i torti, le mancanze e il disagio mettono sempre di più in discussione un’idea scolpita da decenni nell’immaginario comune, quella del sogno americano, del quale resta solo fumo gettato negli occhi di milioni di persone.