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È un esordio di polso quello si Josie Rourke, talentuosa regista teatrale passata dietro la macchina da presa. Il suo Maria Regina di Scozia scopre Saoirse Ronan come protagonista carismatica, fronteggiata a distanza da Margot Robbie nei panni della cugina Elisabetta Tudor. La storia delle due donne è nota, ma prendendo dal romanzo dello storico John Guy, Queen of Scots: The True Life of Mary Stuart, la regista ci pone di fronte a un dualismo non solo più evidente e umano giocato tra le piccole insicurezze femminili che, pugni stretti e capo coronato, segnano i destini di due regni, ma inquinato inevitabilmente dal mondo degli uomini. Elizabeth non poteva avere figli, altera e preoccupata per l’ascesa della cugina in Scozia la fece decapitare a seguito di trame ordite dai lord dell’una e dell’altra fazione. Gli uomini. I veri burattinai usurai di un sistema maschilista ben più stringente di due regnanti pur così forti di carattere.

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Maria Regina di Scozia: il dualismo estetico

maria regina di scozia cinematographe.it

 

La competizione tra le Regine viene gestita dalla Rourke affidando una luce cupa e ostile intorno alla corte spartana di Maria, mentre le sale reali e le location intorno a Elisabetta risultano più solari e salottiere, a discapito del carattere dispotico della Regina d’Inghilterra. La nuova immagine che trapela è di una donna potentissima ma velata, nell’intimo, d’insicurezza a causa della sua mancata maternità prima, e del vaiolo che la sfigura poi. Sulle coste scozzesi invece, la figura di Mary viene tratteggiata come quella di una giovane donna saggia, propositiva nei confronti della cugina, perfino fiduciosa sull’uomo che prende erroneamente in sposo.

Tutto questo però è destinato a crollare a causa di tradimenti che provenienti da ogni direzione serpeggeranno a corte. Le sue stanze non sono imbellettate e la sala del trono risulta addirittura scura, quasi caravaggesca. Le estetiche di ogni regno si trovano in netto contrasto con il carattere della propria regina, così la regista incrocia un confronto visivo a forbice di matrice teatrale. A creare la luce abbiamo il direttore della fotografia John Mathieson mentre alla scenografie James Merifield. Il primo ha ricevuto due candidature all’Oscar per la migliore fotografia, con ll Gladiatore e Il Fantasma dell’Opera, firmando tra gli altri anche la luce nel Robin Hood, sempre di Ridley Scott. Il secondo ha iniziato invece la sua carriera con il teatro dell’opera e recentemente ha scenografato il magnifico Final Portrait di Stanley Tucci. È grazie a loro che riusciamo a viaggiare indietro nel tempo, in un’età, quella elisabettiana, che cambiò le sorti politiche dell’Europa.

Maria Regina di Scozia, un’eroina da Me Too

Però c’è un pensiero che ci sfiora. Essendo il personaggio di Elisabetta più oscuro, instabile e sfaccettato, forse sarebbe stato interessante anche un dittico complementare in due film, un po’ come furono Lettere da Iwo Jima e Flags of our brothers di Clint Eastwood. Anche gli intrighi a corte intorno a Maria sarebbero stati ancora più politici e avvolgenti intorno a questa protagonista talmente solare da rasentare una perfezione a volte quasi noiosa. Chissà, magari la prossima trasposizione potrebbe essere così.

Invece no, la regia femminile accoglie in toto la traccia segnata dal libro di John Guy e ne restituisce per il grande schermo un doppio affresco estremamente moderno, concedendosi anche alcune licenze sulla storia. Una su tutte la scena dell’incontro, velato, tra le due regine, mai avvenuto in realtà, che fa da spartiacque nella drammaturgia del film. La modernità di due donne di potere, ma sole, circondate da uomini benpensanti ma in realtà violenti, affamati e sibillini, guarda dritta ai nostri tempi. Per gli spettatori che cercano un film in costume originale nella messa in scena ma dal taglio classico e i contenuti umanamente attuali, sarà certamente il film da non perdere. Per i più fedeli alla storiografia forse un po’ meno.

Maria Regina di Scozia è al cinema dal 17 gennaio 2019 con Universal Pictures.

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