L’uomo sulla strada: recensione del primo lungometraggio diretto da Gianluca Mangiasciutti

L’esordio dal grande impatto visivo ed emotivo del regista non poteva essere più convincente

Gianluca Mangiasciutti da vita al suo primo lungometraggio con L’uomo sulla strada, un thriller romantico dai risvolti noir. Irene (Aurora Giovinazzo) aveva otto anni quando ha visto suo padre morire investito da uno sconosciuto. Da allora la sua vita non è stata più la stessa. Sono passati ormai sedici anni: il suo unico sfogo diventa il nuoto ma anche il quel contesto non riesce ad esprimersi al meglio. Dopo essere arrivata seconda, in preda all’ira, decide di sferrare un pugno alla prima classificata. Il trauma della morte del padre sembra aver plasmato il suo carattere: Irene non sopporta la madre, la quale tenta inutilmente di confortarla, il padre adottivo e la sua sorellastra. L’unico conforto di Irene risiede nel disegno, in cui tenta disperatamente di creare l’identikit dell’assassinio di suo padre.

L’uomo sulla strada: i traumi del passato

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Dopo aver abbandonato il liceo, Irene trova lavoro in una fabbrica di proprietà di Michele (Lorenzo Richelmy), un uomo misterioso che si rivelerà essere l’uomo che ha ucciso suo padre.  Il film crea un fulcro che ruota su un’ambientazione montana e misteriosa che, a tratti, ricorda i thriller di stampo americano dei fratelli Coen come Fargo. La prova attoriale dei due protagonisti risulta più che convincente nonostante Richelmy, benché la grande bravura, risulti sin troppo calato nel suo ruolo tenebroso e affascinante fino a quasi a sfociare nell’esagerato: il ruolo di Michele, malgrado dark e affascinante, è risultato nel corso della pellicola come sin troppo drammatico ed esagerato. A tratti sembrava di osservare Robert Pattinson in The Batman. La regia del film è sobria, semplice e calza bene con il tono drammatico e altresì speranzoso della pellicola.

I temi de L’uomo sulla strada

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La colonna sonora di ispirazione americana accompagna lo spettatore nel viaggio introspettivo che intraprende dall’inizio alla fine dei titoli di coda. La sceneggiatura e i dialoghi brillano per la loro originalità. La caratterizzazione dei personaggi è ben approfondita e reale. I temi della vendetta, dell’odio e del perdono si amalgamano creando una miscela completamente autentica che strizza l’occhio ai thriller psicologici di stampo americano. La fotografia fredda e asettica trascinano lo spettatore nel mondo de L’uomo sulla strada esaltando il punto di vista dei protagonisti. L’utilizzo del chiaroscuro e della forte contrapposizione tra le scene girate di giorno e di notte, esaltano il sottile stato emotivo dei protagonisti alle prese con il senso di colpa, la realtà che incombe su di loro e il desiderio di continuare a vivere nonostante tutto.

A tratti, il film noir ha ricordato l’espressionismo de Il Gabinetto del dottor Caligari unito all’ambientazione di Twin Peaks e caratterizzato dalla cinematografia di Nicolas Winding Refn (The Neon Demon, Drive). L’uomo sulla strada si rivela un film godibile e promettente sotto ogni punto di vista. L’esordio dal grande impatto visivo ed emotivo di Mangiasciutti non poteva essere più convincente: non esente da difetti, L’uomo sulla strada rappresenta una storia fuori dagli schemi che è raro trovare oggigiorno nel panorama cinematografico. Un film che saprà accontentare una grande porzione di pubblico: non solo gli amanti del thriller. La pellicola è presente nelle sale italiane dal 7 dicembre ed è distribuita da Eagle Pictures.

Leggi anche L’uomo sulla strada: il trailer del drammatico film con Lorenzo Richelmy e Aurora Giovinazzo

Regia - 4
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 4
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3.5
Emozione - 3

3.6

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