Looop Lapeta: recensione del film indiano Netflix

Ancora un remake in salsa hindi per la piattaforma a stelle e strisce, che stavolta riporta sullo schermo Lola corre di Tom Tykwer con la star di Bollywood Taapsee Pannu al posto di Franka Potente. Su Netflix dal 4 febbraio 2022.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio con Netflix che, nonostante i precedenti non particolarmente brillanti, continua imperterrita a produrre e distribuire mensilmente remake in salsa hindi di note pellicole del passato più o meno recente. Dopo La ragazza del treno, Perfetti sconosciuti e The Terror, Live, è la volta di Lola corre di Tom Tykwer subire lo stesso (mal)trattamento, tornando sullo schermo a partire dal 4 febbraio 2022 in una nuova veste della quale avremmo tranquillamente fatto a meno. A deturpare ventiquattro anni dopo il volto originale e la memoria di quello che dagli storici della Settima Arte è considerato il simbolo della rinascita del cinema tedesco moderno post-muro, ci ha pensato Aakash Bhatia con il suo esordio dietro la macchina da presa dal titolo Looop Lapeta.

Looop Lapeta è una folle corsa contro il tempo per raggiungere la salvezza e per sfuggire a uno strano ciclo di vicoli ciechi

Looop Lapeta cinematographe.it

Titolo, questo, che richiama il modus operandi del cult di Tykwer, la cui architettura narrativa è costruita con una successione di loop, sliding doors e giri di vita che coinvolgono i due protagonisti, all’epoca interpretati da Franka Potente e Moritz Bleibtreu, sostituiti per l’occasione dai divi bollywoodiani Taapsee Pannu e Tahir Raj Bhasin. Questi vestono i panni dell’atleta Savi e del suo compagno Satya, un giocatore di poker incallito che perde inavvertitamente l’ingente quantità di denaro che gli aveva affidato un boss della malavita organizzata. Savi si ritrova suo malgrado ad affrontare una folle corsa contro il tempo per raggiungere la salvezza per se stessa e per il fidanzato, ma prima deve sfuggire a uno strano ciclo di vicoli ciechi. Ce la farà? Alla visione l’ardua sentenza, anche se chi conosce il film del 1998 già sa come andrà a finire.

Il regista di Looop Lapeta gonfia in maniera ingiustificata la timeline portandola al di sopra delle due ore

Looop Lapeta cinematographe.it

C’è da capire dunque quale sarà il destino della coppia di innamorati e come si arriverà ai titoli di coda. La scomposizione della linea temporale in tre macro loop che mostrano come è andata e come sarebbe potuta andare se, con i tentativi di modificare il corso degli eventi ed evitare il tragico epilogo, è il meccanismo messo a punto dal cineasta tedesco per rendere il film una bomba a orologeria pronta alla detonazione. Looop Lapeta lo ripropone quasi alla lettera se non fosse per lo spostamento dell’azione dalle strade di Berlino alle medesime location geolocalizzate in quel di Mumbai e per l’eccessiva dilatazione delle scene che hanno portato la timeline a gonfiarsi in maniera ingiustificata dagli 81 minuti della matrice ai 133 della replica indiana. Ciò che si materializza sullo schermo è una reazione a catena simile a quella di un domino, in cui l’effetto sorpresa non sortisce nessun effetto e la ripetitività si tramuta in noia. 

Looop Lapeta è il risultato di un frullato di soluzioni visive di regia e montaggio  che alla lunga generano una saturazione e un’overdose di cinetica

Looop Lapeta cinematographe.it

Bhatia prende tutto ciò che c’è da prendere da Lola corre e lo esaspera ulteriormente, compresa la maionese impazzita di genere e registri che mescola senza soluzione di continuità azione, commedia, romance, crime e thriller. Il mix che era stata la ricetta vincente della pellicola di Tykwer, al contrario qui funziona a intermittenza, trasformando i personaggi in macchiette e gli episodi in scialbe gag. A questo punto al cineasta indiano non resta che puntare tutte le fiche rimaste sulla messa in quadro, dalla quale si evincono i suoi precedenti nel campo dei videoclip.

Looop Lapeta cinematographe.it

Da qui un frullato di soluzioni visive di regia e montaggio (animazione e split screen) che alla lunga generano una saturazione e un’overdose di cinetica, con i vfx palesemente posticci (vedi il volo della farfalla), la cinepresa coinvolta in un movimento perpetuo che stressata rigurgita inquadrature esteticamente ridondanti fini a se stesse e una grammatica pulp immersa in colori acidi, neon e fosforescenze, che danno il colpo di grazia definitivo a un’opera che non aggiunge nulla a quella che l’ha preceduta. E allora se anche il tentativo di rivoluzionarla non sortisce gli esiti sperati, viene da chiedersi cosa abbia spinto l’autore a rimetterci le mani? Noi una risposta davvero non ce l’abbiamo.

Regia - 2
Sceneggiatura - 1.5
Fotografia - 2
Recitazione - 1.5
Sonoro - 2
Emozione - 1

1.7

Tags: Netflix