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Gli eventi de L’ombra delle spie sono ambientati nel 1960. In piena Guerra Fredda, Greville Wynne (Benedict Cumberbatch) è un commesso viaggiatore che ha il permesso di spostarsi liberamente, anche nell’Europa orientale, al tempo sottoposta all’influenza sovietica. Una spia britannica del MI6, l’agenzia di spionaggio per l’estero del Regno Unito, lo intercetta e lo assolda, mettendolo in contatto con un ex colonnello delle forze armate sovietiche passato dalla parte del nemico, Oleg Vladimirovič Pen’kovskij (Merab Ninidze), leale agli ideali comunisti, ma convinto della necessità scongiurare il conflitto nucleare.

Quando la crisi dei missili di Cuba dell’ottobre 1962 riacutizza la polarizzazione tra blocco euro-atlantico e Unione Sovietica, rendendo sempre più concreto il pericolo della guerra atomica, i due, nel tempo avvicinatisi e divenuti sempre più amici, cercano di fare la differenza. Salvano il mondo dal terzo conflitto mondiale, ma non fanno una bella fine: il primo viene incarcerato nella Lubjanka, dove deperisce, abbruttisce e s’ammala; il secondo giustiziato.

L’ombra delle spie: una spy story basata su fatti reali

Il film, diretto da Dominic Cooke, è tratto da una storia realmente accaduta negli anni Sessanta, in piena Guerra Fredda

Tratto da una storia vera, L’ombra delle spie di Dominic Cooke (Chesil Beach) è un film tradizionale nell’impostazione, formalmente elegante, senz’altro istruttivo.

Di andamento compilativo, appare utile a fini divulgativi, ma più modesto negli esiti artistici, ‘spia’ – si perdoni il gioco di parole – di una concezione stanca del gesto del narrare che identifica quest’ultimo al mero ordinamento di fatti, accadimenti in successione in cui la dimensione estetica finisce per non incontrare mai quella etica, nella sostanziale elusione della responsabilità della scrittura come operazione di taglio, come atto radicale di scelta.

L’ombra delle spie è, dunque, un compitino ben fatto, ma blando, rinvigorito, a compensazione della insipidezza della scrittura, soltanto dalle interpretazioni di un cast preparato, sul quale primeggia Benedict Cumberbatch, il cui aplomb virile, dalle aperture improvvise alla fragilità, garantisce il risultato, ma ostacola l’esplorazione di territori nuovi.

L’ombra delle spie: un film godibile, ma modesto, aggrappato alle spalle di Benedict Cumberbatch (ma altre soluzioni sarebbero state percorribili)

Nel cast del film, oltre a Benedict Cumbertbatch nel ruolo di protagonista, anche Rachel Brosnahan (“La fantastica signora Maisel”)

Lo sbilanciamento d’attenzione sul suo personaggio impedisce, infatti, allo spettatore di approfondire la vicenda altrettanto interessante di Pen’kovskij, trasformando un film che, sulla carta, dovrebbe essere un thriller spionistico in un biopic eroistico, con tanto di inevitabile performance muscolare – e molto americana – dell’attore che assume sulla carne i segni del degrado fisico del suo personaggio.

È, inoltre, un peccato che la rappresentazione della vita coniugale e famigliare del protagonista risulti poco valorizzata, perché di occasioni di indagare opacità affettive e ambivalenze relazionali, magari sfruttando di più la bravura di Jessie Buckley, scelta nella parte della moglie di Wynne, in verità ve ne sarebbero state, e il film, del resto, le dissemina, tuttavia senza mai approfondirle.

L’ombra delle spie si concentra, così, quasi esclusivamente, sulla ricostruzione della Storia con maiuscola attraverso la lente della storia minuscola di un comune cittadino, che, grazie all’incontro con un uomo tanto culturalmente distante quanto intimamente fratello, riesce a cambiare il corso degli eventi, inchiodando la politica che si fa ideologia alla sua follia astrattiva e mortifera.

Tutto il resto, ciò che scivola tra le pieghe più sottili di un vissuto, viene lasciato da parte. (Forse) giustamente accantonato perché qualcuno di più bravo a raccontare possa raccoglierlo e farsene carico.