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Arriva in sala a partire dal 21 febbraio, L’ingrediente segreto, firmato dal regista macedone Gjorce Stavreski.

A Skopje, Macedonia, Vele (Blagoj Veselinov) è un trentenne che non è riuscito a laurearsi, con grande rammarico del padre che ha perso il figlio ‘bravo’ in un incidente stradale. Il giovane lavora come meccanico in un deposito ferroviario e, nonostante sia psicologicamente schiacciato dal fantasma del fratello scomparso, è tanto teneramente quanto tenacemente legato al genitore, malato di un cancro ai polmoni in stato avanzato.

Per lui farebbe qualsiasi cosa, ma le medicine costano tanto e nella nuova società macedone neoliberista la privatizzazione della sanità prende per fame i malati e le loro famiglie. In questo contesto di povertà e degrado culturale, una strana forma di misticismo s’impone alle masse e la sfiducia nella medicina ufficiale – diventata economicamente proibitiva e burocraticamente caotica – cede il passo all’affermazione di astrologi, omeopati, taumaturghi, profeti improvvisati di guarigioni impossibili. Quando Vele, venuto in possesso di una partita di marijuana, decide di cucinare un torta a base di cannabis per alleviare i dolori del padre, l’inattesa ‘rinascita’ di quest’ultimo lo proietta suo malgrado nell’olimpo dei nuovi guaritori, assediati da una folla sempre più nutrita di disperati.

L’ingrediente segreto, un film apparentemente modesto che rivela una grandezza inattesa

L'ingrediente Segreto Cinematographe.it

L’ingrediente segreto, lungometraggio del regista macedone classe ’78 Gjorce Stavreski, è un esempio perfetto di come l’angustia dei mezzi non costituisca di per sé un alibi per l’imperizia tecnica o la sciatteria della realizzazione. Anzi, è nella restituzione pulita, priva di qualsiasi artificio o estetizzazione, nella desolazione di paesaggi e prospettive di una negletta Macedonia che emerge l’intelligenza profonda di un’opera che, dietro le apparenze di modestia, nasconde non solo una straordinaria capacità registica, ma anche una struggente sensibilità poetica e un respiro ampio e persistente.

Gjorce Stavreski, prodigio della matematica da piccolo (in età scolare ha vinto il premio più prestigioso del paese per l’eccellenza in campo scientifico) e professionista dell’audiovisivo da adulto (professionismo che si rivela in una fotografia scabra e razionale che consente alla storia di dipanarsi con verità e chiarezza), riesce senza incertezze a condurre una riflessione stratificata e mai banale che si presta a molteplici e simultanee letture.

L’ingrediente segreto: la lezione di Gjorce Stavreski, regista di pochi mezzi, ma estrema lucidità

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Da una parte, infatti, il regista irrompe nell’intimità di una famiglia ridotta a due soli membri divisi da una forma d’incomunicabilità ‘virile’ e dal trauma irrisolto della perdita; dall’altra, ispeziona con delicatezza e nobile compassione un paese mortificato in cui chi resta annaspa tra corruzione e malaffare in una lotta sregolata per la sopravvivenza, consegnando, così, allo spettatore delle coordinate, pur indirette, per la decodifica sociologica di una realtà misconosciuta ai più e poco affrontata tanto in sede mediatica quanto in quella cinematografica.

Infine, esplora una dimensione più universale, concedendosi, con ruvida reticenza, una sommessa esultanza vitalistica e una celebrazione minimale, ma sincera, dell’attaccamento all’esistenza che in questa Macedonia desolata e deprimente si manifesta soprattutto attraverso un umorismo nerissimo e scorretto, espressione più autentica del temperamento balcanico, forgiato dalle asperità e a tutto resistente, nonostante miserie e squallori di ogni genere. La bellezza destabilizzante di una cultura insieme feroce e lucidissima nel guardare a se stessa e alle proprie deformità è la testimonianza più alta di cui L’ingrediente segreto si fa portatore, messaggero forse inconsapevole di una lezione di buon cinema e di grande umanità.

 

 

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