FFF 2022 – Les Secrets De Mon Pere: recensione del film di Vera Belmon

Come spiegare la propria esperienza di sopravvissuto alla Shoah ai propri figli? La regista di Sopravvivere Coi Lupi adatta il graphic novel di Michel Kichka

Les Secrets De Mon Pere è uno dei film d’animazione in concorso al Future Film Fest, a Bologna dal 21 al 25 settembre 2022, giunto alla 22^ edizione, che si fregia del sottotitolo Retrofuturo.
Il film ci porta nel Belgio degli anni ’60, dove Michael e suo fratello Charly vivono un’infanzia felice e tranquilla. Loro sono una famiglia ebrea, e il padre, un uomo discreto, buono e silenzioso, mette sempre uno sbarramento nel raccontare il suo passato.

Per questo, e per l’affetto che li lega, i due figli lo immaginano come un grande avventuriero, una sorta di supereroe: e non danno peso a quei numeri sul suo avanbraccio. Cosa nasconde in realtà?

Les Secrets De Mon Pere: il genocidio degli ebrei raccontato attraverso i fumetti

Negli anni ’60, in Belgio, Michel e suo fratello Charly vissero un’infanzia felice nella loro famiglia ebrea. Il padre, silenzioso e discreto, non rivela nulla del suo passato. I due fratelli lo immaginano come un grande avventuriero, pirata o cercatore di tesori… Ma cosa nasconde?

Les Secrets De Mon Pere è l’adattamento di Second Generation, una graphic novel di Michel Kichka, che risponde alla domanda, così semplice quanto vertiginosa nelle sue profondità inquiete, come si rapporta un figlio con un padre sopravvissuto alla Shoah.

Quando si parla di fumetti e genocidio ebreo, il pensiero va subito a Maus di Art Spiegelman, e nel caso di Seconda Generazione l’ombra del capolavoro dell’autore tedesco p ancora più incombente perché mettono al centro del racconto il rapporto padre/sopravvissuto e figlio/disegnatore.
Per quanto nel caso di Kichka l’ispirazione sia però dichiarata e programmatica, la differenza tra le due opere è assoluta, per come si approcciano all’argomento.
Seconda Generazione racconta la realtà quotidiana di una famiglia, sul dramma (il suicidio del fratello) e sul conseguente, necessario confronto con la sindrome della seconda generazione, i problemi dei figli sopravvissuti ai campi di concentramento.

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Un disegno che rimanda alle emozioni

Les Secrets de mon père recensione cinematographe.it

Vera Belmont, di 83 anni, già regista dell’incompleto ma affascinante Sopravvivere Coi Lupi, si approccia per la prima volta al cinema di animazione, ma tono ed estetica del suo Les Secrets mostrano chiaramente i segni della sua cifra stilistica cinefila, oscura e ruvida, pur nel recinto dell’animazione 2D con un segno chiaro e pulito, che rende ancora più dilaniante la crasi con la storia raccontata che è come una ferita ancora aperta e purulenta.

È anzi molto vicina La Tregua di Francesco Rosi del 1997, l’adattamento da Primo Levi che sullo schermo conservava intatta la tensione dl testo, quasi scabro e osceno nella sua scarnificata volontà documentaristica.

È quindi proprio grazie a queste caratteristiche -un disegno molto basico nella sua linearità, colori primari, linee marcate- che la straripante fantasia dei due fratelli protagonisti viene tradotta restituendo la difficoltà di due ragazzi di comprendere l’agghiacciante realtà dei lager: esemplare in questo senso i soldati tedeschi che abbaiano come cani e subito dopo, in dissolvenza, il numero tatuato sulla pelle del papà dei protagonisti con le SS come scheletri in movimento.

Les Secrets de mon père recensione cinematographe.it

Les Secrets De Mon Pere è una storia che addolcisce il dolore senza semplificarlo né ridimensionarlo, un racconto di trasmissione e allontanamento, un film di riconciliazione che cambia il tono cromatico man mano che il tempo passa e la rappresentazione grafica accompagna la pacificazione emotiva.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3
Recitazione - 4
Sonoro - 3
Emozione - 4

3.6