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Pensate a un film che vi piace, a un film che avete visto milioni di volte e di cui conoscete qualsiasi segreto. Continuate a tenere a mente questo vostro film e pensate ora a quanto sarebbe bello non solo avere la possibilità di poter parlarne con il regista che lo ha diretto, ma di poter assistere a un’analisi approfondita, con commenti e retroscena, della pellicola stessa. È proprio quello che Leap of Faith fa con L’esorcista, mettendo William Friedkin di fronte alla macchina da presa e assistendo a una lunga lezione di interpretazione del film con il regista nel ruolo del professore.

Presentato durante la 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione dei Classici Documentari, il lavoro svolto dal regista Alexandre O. Philippe è un’investigazione attorno una pellicola che ha portato, mai come altre da allora, la rappresentazione distintiva del bene e del male in una lucida fotografia della sua dicotomia. L’esplorazione di un’opera passata, di uno dei film considerati tra i più spaventosi di sempre, ma che nel tempo ha iniziato ad avvalersi di un’importanza che superava il semplice esprimersi attraverso esorcismi e momenti di terrore, facendo intendere come ultimo suo fine quello di interrogarsi sui turbamenti del genere umano.

Leap of Faith: l’analisi attenta e puntuale de L’esorcista fatta da William Friedkin

leap of faith, cinematographe.it

È il punto su cui William Friedkin dibatte maggiormente; un autore che, a distanza di quarantasei anni, ha ancora l’entusiasmo per potersi confrontare con il pubblico su quella che tra tutte è stata, indubbiamente, la pellicola più importante per la sua carriera. Un premio Oscar che il regista non credeva potesse arrivare, ma che ne confermò l’elevata portata cinematografica, di cui lo stesso Friedkin dibatte nell’intervista. Tra le chicche che il regista riserva e tutti i retroscena di ogni inquadratura, è sopra a ogni altra cosa il suo trasporto a coinvolgere lo spettatore in questo caso di studio di cui si ha, ora, un professionista esperto. Il piacere di poter trattare di una pellicola del 1973, ma su cui il vecchio Friedkin ha ancora tanto di cui dover parlare.

Leap of Faith esclude, quindi, ogni forma di sovra-interpretazione fatta negli anni attorno a L’esorcista, bensì è la spiegazione dettagliata di come nasce un film da inserire nella storia del cinema, costruita direttamente utilizzando le parole del proprio autore e scoprendo che, ciò che molte volte intendiamo psicanalizzare, studiare, ricercare nel dettaglio, è soltanto l’istintiva capacità di trasformare concetti astratti in idee visive.

Leap of Faith: come si costruisce un pezzo di storia del cinema

leap of faith, cinematographe.it

Stabilire il tono, introdurre l’atmosfera, adattare al millimetro la colonna sonora che dovrà sottolineare i misteri e le ossessioni della fede: William Friedkin non elemosina particolari per descrivere un film che risente delle suggestioni del suo cineasta, il quale parla di cinema utilizzando il cinema stesso, tra citazioni, sinergie con le altre arti e quei ricordi fin da bambino in una sala completamente buia. Un conoscitore del mestiere che si mette a disposizione per confutare ogni dubbio, anche quelli che ancora lo tormentano, dietro le decisioni prese per il suo film, rivelandone lui stesso gli assi nella manica e i punti deboli mai superati.

Lasciando libertà assoluta al regista di Chicago, ma comprendendo l’impossibilità di poter rendere al massimo soltanto con le dichiarazioni di Friedkin, Alexandre O. Philippe indirizza con accuratezza il discorso dell’autore americano, integrando alle riflessioni – di un interesse infinito – una costruzione al montaggio ingegnosa e spigliata. Scelta e relazione tra i materiali e le parole di William Friedkin, che rendono adesso Leap of Faith non solo uno studio indispensabile per la lettura de L’esorcista, ma anche un ottimo documentario su come si parte per costruire un pezzo di cinema.

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