Cannes 2017 – La stanza delle meraviglie: recensione del film di Todd Haynes

Il nuovo film di Todd Haynes cattura ma non incanta, a causa di una scrittura che vincola le emozioni anziché lasciarle libere di volteggiare.

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Dopo l’apertura del concorso con Nelyubov, Cannes 2017 procede la presentazione dei suoi film in competizione per la Palma d’Oro con La stanza delle meraviglie (Wonderstruck), il nuovo film per la regia di Todd Haynes che – come la pellicola di Zvyagintsev – parla di bambini oppressi dalla mancanza d’amore, mettendo in scena due storie collocate lontane nel tempo (a distanza di circa cinquant’anni) ma destinate a collimare in un finale ricco di speranza.

Tratto dal romanzo acclamato dalla critica, scritto da Brian Selznick (autore anche della sceneggiatura del film), La stanza delle meraviglie racconta la storia di Ben, un bambino dei primi anni ’70, vittima della perdita della madre e tormentato da incubi causati dal desiderio di conoscere il padre. Durante una notte tempestosa, mentre curiosa tra oggetti e documenti di famiglia che possano fornirgli qualche indizio utile a raggiungere il suo scopo, Ben trova un biglietto con su scritto il numero di telefono di una libreria, un luogo in cui con ogni probabilità potrebbe trovarsi suo padre. Ma proprio mentre compone i numeri, viene colpito da un fulmine che ne provoca l’improvvisa sordità. Determinato a non abbandonare i suoi piani, il ragazzino riesce a fuggire dall’ospedale in cui viene ricoverato, grazie alla  complicità della cugina, precipitandosi subito a New York, il luogo in cui trovare le risposte a tutte le sue domande.

Wonderstruck

Parallelamente ma in un’epoca lontana (il 1927), Rose è una bambina sorda dalla nascita, sofferente a causa di un padre severo e tutt’altro che amorevole e di una madre completamente assorbita dalla sua carriera di attrice. Quando decide di fuggire verso New York, sulle orme della madre e del fratello, Rose è decisa a non tornare più indietro, proiettandosi verso una nuova vita e nuovi luoghi da scoprire.

La stanza delle meraviglie: due storie e la ricerca d’amore come unico filo conduttore

La stanza delle meraviglie è una storia che parla di destini incrociati e di richiami ancestrali alle proprie origini, rintracciabili in un disegno cosmico in cui tutto sembra possedere un equilibrio, dietro al caos apparente. Allo stesso modo, le vite disagiate dei protagonisti sono spinte da una forza magica verso i rispettivi obiettivi, sostenuti dalla tenacia e da quell’incoscenza pura e potente, che solo i bambini possiedono.

Todd Haynes conduce i due piani narrativi danzando sulle simmetrie delle storie dei suoi protagonisti, conferendo alle immagini – complice anche l’alternanza tra colore e bianco e nero – quell’aura magica e sognante già apprezzata nel suo capolavoro, Carol (in concorso a Cannes 2015). Ciò che tuttavia sembra mancare ne La stanza delle meraviglie è proprio una piena compiutezza del raccordo narrativo, che non riesce a soddisfare completamente la paziente attesa dello spettatore, fino alle ultime scene ignaro del legame tra Rose e Ben. Il risultato è un film dalle immagini e suggestioni impagabili, ma non sufficientemente fluido nel dipanarsi dei suoi eventi, la cui direzione appare altalenante e nebulosa, così come il messaggio di fondo.

Wonderstruck

La stanza delle meraviglie: una stanza in cui le meraviglie restano vincolate ad una scrittura che non trova un perfetto compimento

La stanza delle meraviglie resta così un’opera ammirevole nella confezione e nelle interpretazioni dei suoi protagonisti, ma carente nel trasmettere quell’incanto che Haynes sa conferire così bene, anche senza il sostegno di una trama dai contenuti magici. Un film sostenuto da una colonna sonora emozionante, capace di esprimere la quota maggiore del bagaglio emotivo della pellicola.

La stanza delle meraviglie arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 14 giugno 2018. Nel cast del film troviamo Michelle Williams, Julianne MooreOakes Fegley e l’esordiente attrice non udente Millicent Simmonds.

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