voto del pubblico 2.7/5
voto finale 2.3/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Quella battezzata “sentinella” è un’operazione dell’esercito francese avviata il 12 gennaio 2015 con lo scopo di affrontare la minaccia terroristica, anticipare e prevedere ogni attacco, adattando la propria condotta di conseguenza e intervenendo se necessario per proteggere i cittadini e il territorio. Per farlo le truppe coinvolte, che al momento vedono mobilitati 10.000 soldati al giorno, pattugliano le aree sensibili presenti in tutto il Paese. Cinematograficamente parlando, ma con approcci alla materia diametralmente opposti, prima La troisième guerre del nostro Giovanni Aloi e poi La sentinella di Julien Leclercq ci hanno portato al seguito di alcuni dei militari impegnati in questa delicatissima attività. Se nel suo esordio, il cineasta milanese ha pedinato una giovane recluta appena uscita dall’addestramento di base durante il suo primo incarico in una grande manifestazione antigovernativa tra le strade di Parigi, il più esperto collega transalpino ha invece catapultato lo spettatore nella vita travagliata di una trentenne soldatessa d’élite super addestrata e capace di parlare cinque lingue di nome Klara.

La sentinella: Olga Kurylenko nei panni di una giustiziera della notte in cerca di vendetta

Dopo essere rimasta traumatizzata nel corso di una missione di combattimento in Siria, la donna viene rimpatriata e affidata temporaneamente a compiti di pattugliamento cittadino, a Nizza, laddove dovrà fare prima i conti con i fantasmi e i traumi dell’ultima esperienza in Medio Oriente, poi con una complicata e drammatica questione familiare. In ballo non c’è dunque la sicurezza nazionale e internazionale, piuttosto una questione privata che spinge la Klara interpretata da Olga Kurylenko sulla via di una vendetta da consumare a caldo. Una vendetta che la porta a trasformarsi in una giustiziera della notte per farla pagare cara a coloro che hanno stuprato e ridotta in fin di vita la sorella minore. Salta fuori però che il responsabile è il figlio di un potente oligarca russo e ciò complica le cose.

La sentinella parte come un classico war movie per poi indossare le vesti di un revenge movie duro e crudo

La sentinella cinematographe.it

Dal punto di vista “genetico” la nuova fatica dietro la macchina da presa di Leclercq, settima della complessiva e seconda realizzata per conto del broadcaster statunitense dopo La terra e il sangue, subisce un mutamento piuttosto drastico nel DNA, con un prologo in puro stile war-movie che lascia spazio al revenge-movie crudo e duro. Si passa così dalle macerie della front line mediorientale alla minaccia tra le mura amiche. Una minaccia che però non è di tipo terroristica o psicologica come la parte iniziale del racconto sembrerebbe suggerire, bensì di altra natura. Lasciando sullo sfondo gli effetti del burnout, che la protagonista prova ad arginare con psicofarmaci, oppiaci e incontri occasionali, lo script imbocca una terza strada per non lasciarla più sino all’epilogo.

La sentinella: la schizofrenica mutazione alla quale gli autori dello script sottopongono la narrazione impedisce al fruitore di farsi un’idea sul vero identikit del film

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Questa schizofrenica mutazione di toni, generi e temi, alla quale il regista francese e il fidato collega di scrittura Matthieu Serveau sottopongono la narrazione, a conti fatti non consente al fruitore di farsi un’idea precisa sul vero identikit del film. Gli autori dello script finiscono, infatti, per stressare il racconto, provocando un cortocircuito drammaturgico all’interno di un plot già minato da una serie di forzature che abbassano e non poco la soglia della credibilità rispetto a un film che, pur trattandosi di un action-thriller, parte da una dinamica realistica. Ciononostante il pubblico potrebbe anche chiudere un occhio, accettando le “regole d’ingaggio” di un’opera dichiaratamente di genere, ma l’indecisione regna comunque sovrana in una pellicola che prova a stare con due piedi nella stessa scarpa.

Nelle scene d’azione La sentinella riacquista sicurezza e trova la sua ragione d’essere

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È questa confusione il tallone d’Achille di La sentinella. Un vero peccato perché quando il film decide una volta per tutte di indossare le vesti di action, scegliendo di puntare tutte le fiches restanti sulla modalità revenge-movie con dinamiche annesse, la barca torna a navigare in acque meno tempestose. Lì Leclercq, visti i numerosi trascorsi nel genere in questione (tra cui Rapinatori), non appare più un novellino alle prime armi, al contrario si muove con sicurezza sfoderando una dozzina di scene degne di nota: dal cat fight nel magazzino sotterraneo dell’ospedale a quello nel bagno della discoteca, passando per il conflitto a fuoco nella sede parigina dell’ambasciata georgiana. In quei frangenti, dove dalle parole si passa ai fatti, La sentinella trova la sua ragione di essere e soprattutto di esistere.