La ragazza che sapeva troppo

La sappiamo tutti la storia del vaso di Pandora, lo scrigno che conteneva tutti i mali del mondo. La ragazza, colpevole di aver ricevuto il dono della curiosità, lo aprì liberando tutto ciò che di brutto c’era al suo interno. In fondo al vaso, però, c’era la speranza: ciò che permise e permette tutt’ora agli uomini di sopravvivere alle difficoltà. Netflix, in qualche modo, ha voluto rielaborare ed interpretare il mito a modo suo, ambientandolo in un futuro non troppo lontano e trasformandolo in un film sugli zombie: è La ragazza che sapeva troppo (il cui titolo originale, The Girl with All The Gifts, è decisamente più evocativo del tema del film), pellicola originale della piattaforma con protagonisti Glenn Close, Gemma Arterton e la giovane e talentuosa Sennia Nanua, attrice inedita che – senza dubbio – rivedremo molto presto.

La ragazza che sapeva troppo è tratto dall’omonimo romanzo di Mike Carey e racconta di un futuro distopico nel quale la maggior parte della razza umana è stata infettata da un fungo – il Ophiocordyceps unilateralis – che li ha trasformati in esseri chiamati famelici, dei veri e propri zombie. I pochi sopravvissuti – per lo più militari e medici – cercano di trovare una cura. In un centro sperimentali di Birmingham, la dottoressa Caroline Caldwell (Close) studia un gruppo di bambini che sono ibridi di seconda generazione, in parte famelici e in parte umani. Tra questi c’è anche l’adorabile Melanie, una bambina di dieci anni dal quoziente intellettivo alto definita “soggetto n°1”. Quando, però, un gruppo di famelici attacca la base, l’aiuto di Melanie diverrà fondamentale.

La ragazza che sapeva troppo

La ragazza che sapeva troppo è uno zombie movie anticonvenzionale

Se iniziamo la visione senza nemmeno leggere la trama che Netflix ci fornisce, non possiamo immaginare che il film ci racconterà una storia di zombie. La rivelazione arriva piano piano, con calma. Veniamo travolti dalla verità e tutto, d’improvviso si fa più chiaro, ma non troppo: rimaniamo stupiti da ogni rivelazione (che in questa sede, ovviamente, ometteremo: NIENTE SPOILER!) e galleggiamo in un piacevole limbo confuso fino alla fine del film quando, d’improvviso, veniamo travolti dalla realtà, dagli intenti, quelli veri. Teniamo conto di una cosa fondamentale: di prodotti sugli zombie ce ne sono all’infinito. Ci sono serie, ci sono film (belli e brutti, certo) e ognuno affronta l’argomento a modo suo. L’approccio di La ragazza che sapeva troppo è il solito approccio Netflix (con le dovute eccezioni): un film di qualità e, soprattutto, originale. In ogni senso.

La ragazza che sapeva troppo ricorda – vagamente – uno dei videogiochi più innovativi e narrativamente interessanti degli ultimi anni. Parliamo di The Last of Us (che vi consigliamo caldamente, anche se non siete giocatori): prodotto nel quale il gameplay, lo svolgimento stesso del gioco, passa in secondo piano per lasciare spazio ad una storia bella e coinvolgente. Lo ricorda per la purezza del racconto, per il tema (si parla di zombie e di un contagio che avviene in maniera simile, attraverso un fungo) e per la presenza di un giovane e tostissima protagonista. Nel gioco abbiamo Ellie, ragazzina immune al morso, nel film c’è Melanie. Entrambe sono l’unica speranza per produrre un vaccino che salvi l’umanità. Entrambe innestano dello spettatore e in chi gli sta attorno il dubbio se valga la pena sacrificare la loro vita per un bene superiore.

La ragazza che sapeva troppo

Ne La ragazza che sapeva troppo la protagonista è un mostro che vive d’istinto, un adorabile mostro che vive d’istinto

È inutile negare che uno dei punti forti del film è proprio il contrasto tra la natura della sua giovane protagonista, uno zombie affamato di carne umana, un famelico, e il suo carattere gentile, la tenerezza di una bambina che – nonostante tutto – sembra amare il mondo che la circonda. Melanie è adorabile, è un personaggio a cui si vuol bene. Si tifa per lei, anche se sappiamo che, da un momento all’altro, potrebbe digrignare la mascella e azzannare chi le sta davanti. Anche per questo motivo il film riesce a tenerci sulle spine, grazie a quell’affascinamento nei confronti del pericolo, dall’effetto calamita che l’incertezza esercita sullo spettatore. Fino alla fine speriamo nelle sue buona intenzioni, in una risoluzione positiva.

Il film Netflix è, senza ombra di dubbio, uno zombie movie ben realizzato, con qualche intuizione davvero memorabile (pensiamo per esempio al fatto che i famelici non vagano, come ogni zombie che si rispetti, in attesa di una preda, ma che entrano in una sorta di standby, vedere per credere) e un finale che vi lascerà senza parole, con il sorriso beffardo dello spettatore soddisfatto (oppure no?). La ragazza che sapeva troppo si aggiunge alla lista dei film da vedere quest’estate – liberate l’agenda, se proprio dovete – sia per i tanti fan del genere, ma anche per coloro che questi film proprio non li reggono. Se proprio dovete sbloccarvi, questa è l’occasione giusta: un altro film sugli zombie tanto ben fatto non capiterà molto presto.

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