La morte legale: recensione del documentario di Giulietti e Barbieri

La recensione del documentario di Silvia Giulietti e Giotto Barbieri che racconta la genesi del film "Sacco e Vanzetti" di Giuliano Montaldo.

Nel 2017, il film di Giuliano Montaldo Sacco e Vanzetti (1971) rivede la luce nella versione restaurata. Sono passati novant’anni dall’ingiusta esecuzione dei due anarchici italiani emigrati negli Usa e cinquanta quelli trascorsi dalla loro riabilitazione. Il momento è quello giusto dunque per raccontare la genesi di una delle pellicole più importanti nella carriera del cineasta genovese: così hanno fatto infatti Silvia Giulietti e Giotto Barbieri, i due registi del documentario La morte legale, dall’11 ottobre nelle sale.

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Silvia Giulietti è stata tra le prime donne nel cinema italiano a occupare il ruolo di assistente operatore, operatore macchina da presa e direttore della fotografia, imparando il mestiere da Armando Nannuzzi, collaboratore di Visconti, Pasolini, De Sica, Leone, Cavani e molti altri. Giotto Barbieri ha invece esperienza sia nella regia teatrale che in quella cinematografica, avendo diretto cortometraggi, film e diversi documentari.

Giuliano Montaldo, la moglie e collaboratrice Vera Pescarolo Montaldo, il compositore Ennio Morricone, l’attrice Rosanna Fratello (interprete di Rosa Sacco), il critico cinematografico Mario Sesti, lo studioso di questi eventi Luigi Botta e lo storico Lorenzo Tibaldo ripercorrono davanti alla loro macchina da presa le tappe che hanno portato alla nascita di questa famosa pellicola del 1971.

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Giulietti e Barbieri utilizzano primi piani, immagini di repertorio e ricostruzioni video della vicenda per far emergere il grande lavoro dietro la nascita di questo film. La musica di Angelo Talocci sottolinea con forza le dichiarazioni di maggior impatto, quelle legate ai momenti più importanti della lavorazione della pellicola, come quando Montaldo ricorda il giorno in cui ha deciso chi dovessero essere i suoi protagonisti, quei Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla che avrebbero interpretato con un impegno e una passione inimmaginabili le figure dei due anarchici, a cui è rimasto molto legato anche dopo la fine delle riprese. O come quando il maestro Morricone rammenta di come ha iniziato a comporre la (indimenticabile) colonna sonora per il film, e dell’entusiasmo provato nel sapere che Joan Baez avrebbe eseguito la sua Here’s to you, canzone che ha dato un grande contributo al successo dell’opera.

La morte legale: l’ingiusta storia di Sacco e Vanzetti

Ovviamente, non si può parlare di come la vicenda di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti sia stata trasposta da Montaldo sullo schermo senza evitare di immergersi nella vicenda stessa. Un evento che, a distanza di così tanti anni, resta ancora un tasto dolente nella storia della giustizia americana ma, allo stesso tempo, rimane un potente simbolo di libertà.

Era il 1920 quando a Boston, in Massachusetts, il pugliese Sacco e il piemontese Vanzetti vengono ingiustamente condannati a morte con l’accusa di omicidio. Il mondo intero si ribella, esprimendo solidarietà ai due anarchici italiani: le piazze si riempiono di manifestanti che chiedono a gran voce la loro scarcerazione, perché in gioco non ci sono solo le vite di due uomini innocenti, ma anche gli ideali che rappresentano. Nonostante la massiccia mobilitazione da ogni dove, nulla riesce purtroppo a salvare le loro vite: il 23 agosto del 1927 i due vengono consegnati al boia e giustiziati sulla sedia elettrica, diventando veri e propri martiri di ingiustizia.

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Esattamente cinquant’anni dopo, il 23 agosto del 1977, Michael Dukakis, governatore del Massachusetts, proclama la riabilitazione di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, dichiarando al mondo intero la loro totale innocenza. A quest’atto di tardiva giustizia si è arrivati grazie, soprattutto, al contributo della pellicola di Montaldo, uscita sei anni prima. Il suo Sacco e Vanzetti ha infatti avuto il merito di richiamare l’attenzione da parte del grande pubblico sulla storia dei due italiani: un film che ha avuto un enorme successo nelle sale di tutto il mondo, riscuotendo ovunque calorosi consensi grazie anche alle magistrali interpretazioni dei suoi protagonisti, Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla.

La morte legale: un documentario inglobato dalla storia

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Giulietti e Barbieri interpellano direttamente gli “artefici” di quest’opera di vero e proprio impegno civile. Attraverso le loro testimonianze, le circa trecento foto di scena del film dell’Archivio Storico Enrico Appetito e i disegni di Remo Fuiano, lo spettatore viene invitato a sbirciare nel dietro le quinte della realizzazione della pellicola, ad apprendere le curiosità che si celano nella sua produzione filmica e a considerare quali difficoltà un progetto del genere ha incontrato prima di venire alla luce.

La morte legale vuole raccontare il film che racconta la storia di Sacco e Vanzetti. Data la rilevanza e importanza storica di quest’ultima, il rischio era che il documentario venisse inglobato nella vicenda stessa dei due anarchici italiani. Un rischio molto alto e in parte realizzatosi: la genesi del film di Montaldo, quello che era l’oggetto principale del lavoro di Giulietti e Barbieri, passa in secondo piano, “schiacciata” in un certo senso dal peso degli eventi accaduti oltreoceano.

La morte legale: sensibilizzare le coscienze

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Un difetto questo, se difetto si può chiamare, che però gli si perdona volentieri: innanzitutto perché, grazie a questo documentario, si ritorna di nuovo ad accendere i riflettori su questi eventi storici che mai vanno dimenticati. E poi perché, grazie ai numerosi primi piani di un Montaldo più commosso che mai, possiamo percepire il profondo impegno civile che ha portato un autore del suo calibro a dar vita a questa sua “creatura”: una passione che muove solo i grandi registi, coinvolti e toccati da fatti realmente accaduti che possono davvero sensibilizzare le coscienze, umanamente prima che professionalmente.

Regia - 3
Fotografia - 3
Sonoro - 3
Emozione - 4

3.3

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