Ennio Morricone: un bilancio della carriera dopo l’Oscar 2016

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Ennio Morricone, l’Oscar 2016 alla Migliore colonna sonora per il film The Hateful Eight di Quentin Tarantino è tra i più prolifici compositori di colonne sonore per opere audiovisive, con quasi 500 opere per film e TV, tra cui classici come Il buono, il brutto e il cattivo (1966) di Sergio Leone e The Mission (1986) di Roland Joffé.

La rivista Variety, come molte altre importanti testate americane e di tutto il mondo, sta dedicando ampio spazio al Maestro, un talento e un pezzo della nostra storia culturale di cui andar fieri. Nell’intervista, in questi giorni ricchi di soddisfazione, Ennio Morricone non ha mancato di dimostrare, ancora una volta, quanto siano stati importanti – nella vita e nella carriera – valori come la competenza, l’emozione, l’autenticità.

Ecco l’intervista al Maestro Ennio Morricone:

Agli inizi della sua carriera, Lei era spesso impegnato in più di 20 film all’anno, mentre i suoi colleghi in media si occupavano di quattro o cinque colonne sonore.

In passato, quando qualcuno – qualche regista – si avvicinava a me, rispondevo subito di sì. Ora, con il passare degli anni sono diventato più selettivo. Tendo a lavorare maggiormente con registi che già conosco. Mi sono reso conto di volere più tempo per la mia musica, quella per i miei concerti.

Come ha iniziato a comporre musiche per film?

Quando ero molto giovane, ho iniziato a lavorare come compositore e arrangiatore di canzoni pop, per la radio, per la televisione, per l’industria discografica, per il palcoscenico. All’improvviso, proprio dalla sera alla mattina, un regista mi chiese di comporre le musiche per un suo film (ed era Berardo Bertolucci, ancor prima di Sergio Leone) e così è iniziato il mio percorso nelle pellicole cinematografiche.

Prima di vincere nella competizione all’età di 87 anni e dopo cinque nomination non premiate, ad Ennio Morricone è stato conferito, accompagnato da una standing ovation tributatagli dalla platea, il Premio Oscar alla carriera, “per i suoi magnifici e multiformi contributi nell’arte della musica per film”.

Pensa che la sua iniziale formazione nel campo della musica pop le sia stato utile quando ha iniziato a comporre per i film? 

Assolutamente. Tutto ciò che ho fatto nella mia vita – come musicista, arrangiatore e compositore – mi è stato estremamente utile. Ogni cosa ha lasciato un segno profondo nella mia carriera.

La svolta significativa è arrivata solo pochi anni dopo il suo debutto, con Sergio Leone. Era consapevole che vi era una rottura con la tradizione musicale occidentale utilizzando i fischi, le chitarre elettriche, le voci e i cori?

No, non mi rendevo conto che stava avvenendo una sorta di rivoluzione musicale, soprattutto per i film Western. Sono le persone che me l’hanno fatto notare.

Pensi che il potenziale della musica sia stato pienamente realizzato all’interno dell’arte filmica? 

Io non posso prevedere il futuro. Ma penso che i compositori seri possano ancora lavorare molto per ottenere qualcosa che non è stato ancora fatto. Il principale ostacolo per l’innovazione è il pubblico, esso deve realmente comprendere il valore della musica. La cultura cinematografica è cresciuta e si è sviluppata con il pubblico. Lo stesso non può dirsi della musica nel cinema.

Ha una filosofia generale di arrangiamento musicale in ambito cinematografico?

Prima di tutto, ascolto il regista molto attentamente. Quando è possibile, guardo il film, e poi comincio a pensare al tipo di musica che servirà rendere le immagini al meglio, arricchirne il significato. Allo stesso tempo deve essere coerente con la mia personalità e il mio stile.

Può definirmi il suo stile a parole? 

Non posso farlo. Forse questo è compito dei critici musicali. Quello che posso dire è che ho il mio stile personale e una profonda conoscenza della composizione musicale e della storia della musica. Sono abbastanza sicuro delle mie competenze, della mia cultura musicale. Posso contare su tutto questo per comporre.

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