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Semplicità, è questo ciò che contraddistingue La mappa delle piccole cose perfette, la fanta-commedia “romantica” disponibile su Prime Video. Una genuinità narrativa che non si vedeva da tempo in film di stampo surreale. Il regista Ian Samuels, qui al suo secondo lungometraggio, adatta per lo schermo l’omonimo racconto di Lev Grossman (noto per The Magicians) con grande maestria. Perché è proprio nella sua semplicità che il film trova la chiave di volta per un racconto intimo, che non ha bisogno di arzigogolate teorie scientifiche e sconvolgenti plot twist per parlare di due adolescenti e dei loro problemi.

La mappa delle piccole cose perfette: la trama del film

La mappa delle piccole cose perfette cinematographe.it

Kyle Allen veste i panni di Mark, un giovane ragazzo bloccato in un loop temporale. Vivendo lo stesso giorno più e più volte, impara a memoria ogni piccola azione e avvenimento della sua città natale, ora il suo parco giochi preferito. Ma il suo non è che un finto idillio, e sarà proprio la misteriosa Margaret (Kathryn Newton), anche lei cosciente del loop, a farglielo scoprire. L’affinità tra i due è da subito evidente, e insieme andranno alla ricerca di ogni piccolo dettaglio che rende perfetta l’eterna giornata.

La mappa delle piccole cose perfette: la semplicità come punto di forza

La mappa delle piccole cose perfette cinematographe.it

La mappa delle piccole cose perfette è un soft sci-fi, ossia privo di complessità scientifica che contraddistingue quei prodotti che lo stesso film cita; come ad esempio Edge of Tomorrow. La storia si apre già in fieri. Da molto tempo infatti, Mark rivive lo stesso giorno, ed è interessante scoprirlo mentre il ragazzo porta avanti la sua meccanica routine. Non ci è ancora dato sapere cosa sia successo, o di come il protagonista sia venuto pian piano a conoscenza di questi dettagli. Ed è qui che il film sovverte lo spiegone inziale di come si rimanga intrappolati, per un motivo o per un altro, all’interno di un loop temporale. Il regista, quanto Grossman che ha scritto anche la sceneggiatura, sono consci di questo e intelligentemente bypassano ciò che lo spettatore allenato ha ormai assimilato nella sua coscienza cinematografica. Gemello eterozigote di quel Palm Springs uscito l’anno scorso con Andy Samberg, La mappa delle piccole cose perfette se ne avvicina e se ne allontana allo stesso tempo. Si potrebbe dire che uno è la copia dell’altro, in quanto il loop temporale fa da cornice di un trauma in entrambi i film. Eppure, nella forma e nell’anima, viaggiano su due binari opposti. Perché a Samuels interessa raccontare l’intimità di due adolescenti alle prese con i problemi della loro età. Il racconto è spogliato di fronzoli e merletti e si concentra sulla semplicità delle piccole cose.

Il puro piacere della magia

La mappa delle piccole cose perfette cinematographe.it

La mappa delle piccole cose perfette vive di un’anima antica, forse dimenticata dal genere in questi anni; il dare per assodato un evento in quanto tale, senza scendere in grandi e complesse teorie: è così perché è avvenuto per magia: Negli anni ’90 questa era la norma, e allora il film si trova sul piano di Ricomincio da capo con Bill Murray. In La mappa delle piccole cose perfette avviene – con tutte le accortezze del caso – avviene qualcosa di analogo: una ragazza esprime il desiderio che quel giorno non finisca mai e l’universo le risponde. Il film, certo, è strutturato sulla commedia classica americana, eppure nella messa in scena trova una sua identità. Immagini colorate e vivide di un’eterna estate si concretizzano nel mondo dei personaggi, anch’essi in pendant con l’ambiente. Una color palette davvero suggestiva, che in alcune scene trova il suo massimo effetto. Il mondo ha preso le sembianze dei protagonisti, è una loro diramazione, come se la città tutta volesse accoglierli in un abbraccio, forse, fin troppo protettivo. E qui prende il via il loro processo di emancipazione, di scoperta dell’altro da sé e, soprattutto, di come affrontare il lutto. I due attori protagonisti sono molto bravi nel catalizzare l’attenzione, una spanna sopra Kathryn Newton che abbiamo conosciuto in Pokémon: Detective Pikachu e Freaky.

Un piccolo, genuino e gradevole film di San Valentino

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L’amore come quarta dimensione. Ce l’aveva raccontato Christopher Nolan in Interstellar, un film estremamente più complesso e autoriale, ma che La mappa delle piccole cose perfette riprende contestualizzandolo in un teen drama. Una dimensione che qui si fa metafora, e non elemento cardine della narrazione. La storia di Mark e Margaret cattura il cuore con la sua semplicità, alternando momenti di puro romanticismo adolescenziale a una ricercatezza registica. Detto questo, il film non è di certo un campione da Oscar e grandi premi, ma sicuramente un tenero accompagnamento che saprà allietare una tranquilla serata. Diciamo che La mappa delle piccole cose perfette è il film di questo San Valentino.