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L’universo cinematografico dell’orrore ideato da James Wan continua a espandersi senza frontiere. Iniziato nel 2013 con l’acclamato L’Evocazione (The Conjuring), raffigurante fatti avvenuti nel 1971, il cosmo horror del talentuoso regista e della New Line Cinema accoglie una nuova leggenda, un nuovo villain, nuovi personaggi con La Llorona – Le lacrime del male.

La Llorona: un nuovo tassello nell’universo horror di James Wan

Gli eventi che muovono La Llorona hanno luogo nel 1973, appena dopo quelli descritti in The Nun ma prima di quelli raccontati dal sequel de L’Evocazione, The Conjuring 2 – Il caso Enfield. Spettro del folklore dell’America Latina, “la llorona” è l’anima in pena di una donna che cerca disperatamente il suo bambino perduto. Nel film, diretto dal debuttante Michael Chaves (cui Wan ha già affidato il terzo capitolo di The Conjuring), questo fantasma appartiene a quello di una donna (Marisol Ramirez), che in vita aveva fatto affogare i suoi figli in un fiume durante un raptus di rabbia. Disperata e in preda ai sensi di colpa, poi, si sarebbe uccisa nello stesso fiume. Adesso, chiunque la senta piangere e urlare, o la veda, mentre è ancora alla ricerca di un bambino con cui sostituire i figli perduti, sarebbe destinato a una tragica e prevedibile fine. La vita di un’assistente sociale di Los Angeles (Linda Cardellini) viene sconvolta dall’arrivo della llorona e uscire dall’incubo sarà un’impresa sempre più difficile.

L’universo orrorifico di James Wan può garantire, ogni anno, la presenza in sala di almeno un film di genere che riesca a spingersi oltre il b-movie destinato a passare in sordina. Ne sono recenti esempi la fortunata saga di Annabelle, discendente diretta di un MacGuffin presente all’interno de L’evocazione, e prodotti come The Nun, film horror per il grande schermo che offrono allo spettatore una trama mistery da risolvere, spesso costruita attorno a una figura “mitica”, accompagnata da più di uno jump-scare ben assestato. La formula funziona sempre, a prescindere dagli effettivi risultati qualitativi. Eppure L’evocazione, e con sé il suo sequel, potevano vantare la presenza alla regia di un mestierante che, col passare del tempo, ha acquisito una certa maturità stilistica in grado di rendere questi film qualcosa di originale, qualcosa di molto simile a prodotti tipici di decadi passate che l’evoluzione del genere, negli anni 2000 concentrata sullo splatter e sul meccanismo remake-reboot, rischiava di spazzare via.

La Llorona cinematographe.it

La Llorona è un villain affascinante, ma poco delineato e privo di un passato

A differenza di Annabelle e The Nun, tuttavia, riesce difficile comprendere quale sia il nesso in grado di collegare il microuniverso de La Llorona a quello, già espanso, di The Conjuring: se ad Annabelle si poteva criticare l’aver ripreso in mano una figura certamente affascinante per il suo potenziale, ma rivelatasi poco più che un “mezzo” nella soluzione che L’evocazione adottava, sono molteplici le scelte che a La Llorona andrebbero criticate. Quella che maggiormente compromette il risultato finale è nientemeno che la delineazione del personaggio centrale, la llorona vera e propria: al netto della sua resa estetica, riesce piuttosto complicato distinguere fra questo spettro e quelli che infestano tutti gli altri film appartenenti all’universo di Wan. La causa di tale problema risiede, senza dubbio, nell’aver dimenticato di fornire un solido background alla figura centrale, relegandolo a mero strumento di paura e privandolo di un passato, elemento che ne definirebbe invece il suo potere e la sua natura puramente folkloristica. Cos’è che rende questa terribile donna diversa dalla suora e dalla bambola Annabelle, ma anche dalla dama velata di Insidious e dalla Mary Shaw di Dead Silence, sagome cui spaventosamente somiglia?

I momenti inquietanti non mancano, ma la narrazione è superficiale e ricca di stereotipi

Annesso alla mancanza (proprio per via di una leggenda inesistente) di una trama mistery efficiente, c’è un problema etico di non poco conto sollevato dalla scelta di una protagonista che sembra essere l’unico personaggio statunitense in una storia pregna di personaggi e spirito sudamericano, e senza che questa decisione risulti funzionale ai fini narrativi. Purtroppo, tuttavia, non si può affermare che sia questa la pecca principale de La Llorona, così prevedibile, così poco avvincente, così ingenuo e stereotipato (nonostante la brava Linda Cardellini ce la metta davvero tutta a cambiare le cose), così ricco di cliché ripetuti e adoperati senza alcuna riflessione sul genere, senza alcuna autoironia a salvare l’ensemble dalla banalità e senza personalità. I momenti inquietanti non mancano, certo (merito anche di una regia sicura e abbastanza fine, intelligente), ma sono diluiti in una narrazione che non si addentra nelle profondità dei traumi che racconta e che, pertanto, rimane tutto il tempo su una comoda superficie.

La Llorona esce nei cinema il 17 aprile distribuito da Warner Bros. Italia.

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