TFF33 – La felicità è un sistema complesso: recensione

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La felicità è un sistema complesso: un titolo attraente e suggestivo, che rimanda automaticamente alle infinite possibilità e peripezie che separano le persone dal raggiungimento del più ambito degli stati mentali. Gianni Zanasi sceglie di approfondire e sviscerare i meccanismi alla base della realizzazione personale, in particolare quella lavorativa e quella sentimentale che, come in questo caso, possono finire per essere due facce della stessa complicata medaglia.
Rimanere giovani significa mantenere dentro di te, anche crescendo, la curiosità per quello che sta fuori di te. Quando questa viene a mancare e si dà tutto per scontato, lì comincia la vecchiaia.
Un’ analisi sintetica ma perfettamente pertinente quella del regista, rappresentata nel film attraverso personaggi sospesi, in bilico tra curiosità e paura di “tuffarsi” nell’ignoto, il tutto sullo sfondo della crisi economica italiana, drammatico specchio dei vizi e delle virtù delle sue stesse vittime.

La felicità è un sistema complesso
Una scena del film

La felicità è un sistema complesso narra le vicende di Enrico (Valerio Mastandrea), alle prese con un lavoro molto particolare: spingere dirigenti incapaci a mollare le redini delle loro aziende prima di decretarne l’irreversibile rovina. Ma la presunzione, si sa, nasconde le sue insidie, e le certezze dell’uomo saranno destinate a vacillare in seguito all’incontro con i protagonisti del suo nuovo incarico: due giovanissimi ragazzi borghesi (Filippo e Camilla) che hanno appena perso in un incidente stradale i genitori, titolari di una grande e potente gruppo industriale di Trento. Mentre Enrico ed i suoi collaboratori lavorano per prendere le redini della situazione, i due ragazzi mostreranno di essere perfettamente in grado di farcela da soli, contro ogni pronostico, spinti dalla curiosità e dalla tenacia dettata dall’amore e dal rispetto per ciò che hanno faticosamente costruito mamma e papà.
Allo stesso tempo, sul cammino già abbastanza complicato di Enrico, compare la ormai ex fidanzata del fratello Nicola che, spaventato dalla serietà della situazione, l’ha lasciata improvvisamente con una scusa. Lo spirito curioso e disincantato della giovane individuerà le “domande giuste”, creando le condizioni ideali perché Enrico riesca ad aprire finalmente gli occhi non solo sul suo lavoro ma anche sulla sua vita, scoprendo che la felicità, nella sua complessità estrema, è fatta di cose molto semplici ma spesso si trova in luoghi inattesi…

La felicità è un sistema complesso
Una scena del film

La felicità è un sistema complesso ma possibile

Con La felicità è un sistema complesso, Gianni Zanasi torna dietro la macchina da presa dopo ben 8 anni dal suo ultimo lavoro, Non pensarci, con un approccio più maturo ed utilizzando un tono sospeso e simbolico per scavare nei meandri della realtà apparente. Il ritmo della narrazione è sostenuto per la maggior parte dalla presenza scenica di Mastandrea che, affiancato dalla “spalla” Giuseppe Battiston, porta avanti il film con il solo potere delle sue battute, spesso all’apparenza improvvisate. Protagonista anche la musica che, pur sovrabbondando a tratti, contribuisce a giustificare la lentezza di alcune sequenze che non portano avanti la narrazione ma hanno la funzione di mantenere agganciata la partecipazione emotiva dello spettatore.
Ciò che manca a La felicità è un sistema complesso, invece, è quel mordente che avrebbe reso un film sicuramente interessante un’opera da ricordare, resa invece “così così” dalla mancanza di una comunicazione decisa di un messaggio preciso e da un epilogo eccessivamente nebuloso.
La felicità è un sistema complesso arriverà nelle sale italiane il 26 novembre distribuito da BIM; nel cast anche Hadas Yeron, Filippo De Carli e Camilla Martini.

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