Roma FF18 – La chimera: recensione del film di Alice Rohrwacher

Il film, presentato nella sezione Best of 2023 alla Festa del Cinema di Roma 2023, tra storia e leggenda indaga l'antichità con un simbolismo invisibile che potrebbe non essere capito.

La chimera è il quarto progetto da regista di Alice Rohrwacher (Corpo celeste, Lazzaro felice), una favola disincantata sul conflitto tra mondo degli spiriti e della veglia, che, sul piano esplicito della realtà, si traduce in uno scontro acceso tra antichità e modernità. Un film profondamente criptico ed esoterico che però nasconde il soprannaturale continuamente, lasciandolo solo suggerire con grazia.

La chimera - Cinematographe

Proprio per questo motivo, non è molto semplice individuare un piano di lettura univoco e nonostante la particolare suggestione narrativa e registica che evoca il lungometraggio, gli spettatori potrebbero uscire fin troppo confusi dalla messinscena. La chimera, presentato in anteprima alla 76esima edizione del Festival di Cannes, è stato proiettato anche alla 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma, in particolare nella sezione Best of 2023.

La chimera: il soprannaturale invisibile agli occhi

La chimera - Cinematographe

La chimera, fin dalla prima scena, dà un grande valore all’universo onirico: nella sequenza introduttiva vediamo fin da subito l’enigmatico protagonista, il giovane inglese Arthur (incarnato da Josh O’Connor) che dorme sul treno diretto in Toscana. Da quel momento in poi, la dimensione onirica inizierà ad avere sempre più importanza in quanto rappresenta, all’interno del film, il canale di connessione più vicino al regno ultraterreno. Dai primi passaggi del lungometraggio si può già intuire la struttura peculiare della sceneggiatura che non ha assolutamente problemi ad andare controcorrente, prendendosi il suo tempo per costruire dapprima la realtà circostante, dove la magia è strettamente connessa con il mondo di tutti i giorni. In seguito, quasi secondariamente, (e in qualche modo in medias res), introduce il gruppo di tombaroli di cui il nostro Arthur fa parte, sfruttato per le sue doti da rabdomante per scovare antichi reperti sepolti nelle tombe etrusche.

È quindi chiaro che la storia, proprio perché raccontata non tradizionalmente, vive più di invisibilità che di contenuti espliciti o perlomeno tutto quello che è diretto e lineare è solo la punta di un universo nascosto sotto la superficie. In questo modo, Alice Rohrwacher può parlare di soprannaturale senza usare forzature o cliché classici del genere e anzi, approfondire questo argomento riuscendo nel difficile compito di legare insieme tematiche visibili come lo studio dell’antichità e la progressione della modernità con altre criptiche come la profonda connessione tra la vita e la morte. Non è un caso, tra l’altro, che l’accesso a questi argomenti enigmatici passa attraverso due canali specifici ovvero l’entrata nelle cripte etrusche, viste come un passaggio nell’ignoto e le abilità del protagonista grazie alle quali può varcare la soglia invisibile dell’oltretomba.

Queste due vie della conoscenza esoterica, però, appartengono solo e soltanto al protagonista, nell’ottica in cui gli spettatori riescono effettivamente a comprendere solo parte del complicato e stratificato sostrato tematico proposto all’interno de La chimera. In questo la sceneggiatura, purtroppo, non aiuta affatto gli spettatori ad intraprendere una direzione rispetto che un’altra, confondendoli anche con alcune strade a vuoto. È evidente che tale approccio alla narrativa sia assolutamente voluto proprio perché conseguenza di un soprannaturale che è invisibile perlopiù ad occhio nudo e che può essere interpretato solo attraverso simboli e metafore di riferimento.

Tra le immagini ricorrenti presenti ne La chimera c’è uno degli Arcani maggiori dei tarocchi ovvero l’Appeso, dodicesimo trionfo che raffigura un giovane uomo capovolto, appeso per una caviglia ad un ramo di albero o ad uno stipite di una cornice. Tale rappresentazione ha diversi significati il più comune dei quali indica il coraggio di andare controcorrente o la presenza di una prova inevitabile che consente di raggiungere una dimensione soprannaturale. Al tempo stesso anche il filo rosso che lega Arthur a Beniamina ha un preciso valore che sembra ricollegarsi al filo di Arianna dal celebre mito greco di Teseo e il minotauro, in questo caso, però, questa piccola corda aiuta il protagonista a ritrovare la sua amata nel labirinto del regno ultraterreno.

La chimera: la regia e la musica che diventano significato

Josh O' Connor - Cinematographe

Detto questo, nonostante la difficoltà di comprendere il senso ultimo del lungometraggio, la Rohrwacher dissemina il film di indizi visivi e musicali. Cominciando dalla regia e fotografia, non è assolutamente una casualità che la cineasta abbia scelto ben tre diversi formati cinematografici in particolare, ovvero il 35mm, il Super16 e il 16mm, ognuno con un significato ben preciso, dando modo al pubblico di capire in quale realtà è inserita in quel momento la storia narrata. Non solo, la macchina da presa si avvale di inquadrature naturalissime e immediate, che evocano in modo splendido l’alternanza tra le luci della ragione e il buio dell’inconscio, del mondo extracorporeo.

Per quanto concerne, invece, l’ambito musicale, vengono attuati due diversi metodi di indagine: nel caso più semplice, i pochi brani che sentiamo nel film diventano pura espressione della narrazione, contenendo all’interno alcuni significati e piani di lettura della pellicola. Ci sono poi, tra l’altro, due momenti musicali ben precisi, dove una coppia di cantori (ed ecco ancora l’epica mitologica che passa attraverso il racconto omerico) racconta le gesta dei tombaroli. In entrambe queste scene totalmente originali non solo, tra le parole degli artisti, leggiamo degli importanti indizi, ma le sequenze in questione vanno per l’appunto a precedere dei passaggi fondanti della storia narrata dove vi è l’accesso, ancora una volta, al mondo spirituale.

In tutto questo complicato e metaforico mondo, però, ci sono elementi di estrema solidità, dei punti di ancoraggio importanti per La chimera. Uno di questi è sicuramente il cast scelto, con l’attore protagonista, Josh O’Connor che è veramente perfetto per il ruolo. La star, che abbiamo visto recentemente all’interno della terza e quarta stagione di The Crown nelle fattezze di Carlo, ora sovrano d’Inghilterra, interpreta magistralmente la parte di poeta tormentato ed indagatore dell’ignoto, dando un peso importante allo sguardo di Arthur che diventa il suo mezzo d’espressione più significativo. Da non sottovalutare inoltre la presenza di Isabella Rossellini che impersona Flora.

La grande attrice italiana dà il volto ad una figura complessa e misteriosa che sembra essere l’unica a capire realmente Arthur e a riuscire ad entrare in connessione con lui. La Rossellini riesce molto bene a tratteggiare una figura che ha conoscenza di qualcosa al di fuori, ma che serba il segreto dentro di sé perché portatore di sventure. In questa unione di mitologia, antichità, magia ed infausto destino, i personaggi de La chimera sembrano vittime inconsapevoli di un disegno celato, ma anche dei tramite tra gli spiriti e la realtà, anche se non tutti comprendono seriamente questo compito.

La chimera: valutazione e conclusione

La chimera - Cinematographe

Una regia fortemente simbolica che presenta ben il conflitto tra luci e ombre; una sceneggiatura criptica difficile da interpretare per la sua portata contenutistica; una fotografia straordinaria che si avvale di ben tre formati diversi per indicare i diversi piani della realtà; una recitazione solida con Josh O’Connor e Isabella Rossellini che spiccano rispetto al resto del cast; un sonoro esemplificativo portatore di significato; un viaggio nell’ignoto che diventa prova di iniziazione esoterica. In conclusione un film respingente per gli spettatori che però, se capito, diventa un’avventura incredibileche va al di là del mondo conosciuto.

Leggi anche La Chimera – il trailer del film di Alice Rohrwacher

Regia - 4
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 4
Recitazione - 3.5
Sonoro - 4
Emozione - 3.5

3.8