Lazzaro felice, Cinematographe.it

Film che nel 2018 ha incantato il Festival di Cannes, Lazzaro Felice scritto e diretto da Alice Rohrwacher è una fiaba dolce amara di un’amicizia e della parabola sociale infelice di Lazzaro, che da umile e semplice contadino di campagna si ritrova spaesato nel mondo, costretto ad abituarsi ad una nuova realtà per sopravvivervi. Dalla campagna alla città, dall’illusorio tempo della mezzadria ai tempi moderni del frastuono cittadino e delle sue ingiustizie urbane e sociali, l’ambientazione del film è una cartina narrativa, che ci porta alla scoperta di luoghi sconosciuti, quanto di altri a noi ben noti.

Lazzaro Felice e quei luoghi vergini al mondo: da la città che muore al florido verde dell’Umbria

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La prima parte del film prende vita in una grande distesa di boschi e terre, una dimensione pastorale sulle colline del Lazio che prende il nome di Civita di Bagnoregio, nella frazione  di Vetriolo in provincia di Viterbo, e soprannominata come La città che muore. Il motivo di un tale appellativo non è poi così difficile immaginarlo, e anzi sembra essere davvero perfetto nell’incarnare l’essenza di Lazzaro Felice: la campagna intatta dove il tempo sembra essersi fermato, una dimensione vergine dai ritmi e gli anfratti di un mondo che corre veloce, dove c’è spazio per l’ingenuità genuina del protagonista.

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Civita di Bagnoregio rientra tra i borghi più belli d’Italia, conservando un centro storico e una bellezza paesaggistica intatti. Per molto tempo in verità il timido centro è stato alquanto silenzioso, e solo in tempi recenti ha visto incrementare il suo flusso turistico, valorizzando la sua capacità di aver saputo conservare nel tempo questa sua natura e architettura rurale e medievale.

Le distese rurali e contadine che occupano tutta la prima parte del film e ci mostrano quindi i luoghi natii di Lazzaro, sono stati estesi però dal Lazio anche verso l’Umbria: al confine infatti delle due regioni, le riprese sono avvenute anche a Castel Giorgio, sull’Altopiano dell’Alfina in provincia di Terni, zona tendenzialmente collinare e montuosa. Una zona quella umbra, che spesso al cinema si è prestata a catturare la bellezza del verde e della natura, cara a quelle province italiane che preservano una bellezza naturale avvolta nella pace e nel silenzio, fuori da ogni tempo.

Lazzaro va in città: tra Milano, Torino e Civitavecchia

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La seconda parte del film, rappresenta la presa di coscienza: Lazzaro si rende conto dell’illusione in cui ha vissuto per molto tempo, di un mondo che è andato avanti alla velocità della luce e nel quale deve trovare il suo posto. A farsi simulacro del progresso sono le città di Milano, Torino e Civitavecchia, di cui ci vengono presentati i centri, segno di evoluzione e industrializzazione, ma anche le zone periferiche abbandonate a se stesse, quelle che accolgono coloro che la città la devono guardare da lontano per condizione o destino, e che combattono ogni giorno con stenti e sopravvivenza, costretti in ogni caso a seguirne le dure leggi.

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