Io e Angela: recensione del film con Pietro Sermonti

Io e Angela è una dark comedy in in cui l'elemento sovrannaturale viene appiattito a favore di una commedia nostrana che ne mina la riuscita.

Con Io e Angela il cinema italiano dimostra ancora una volta un certo attrito nel confrontarsi con il genere fantastico. Il film di Herbert Simone Paragnani non vanta certo un’idea originale, ma le basi per costruire qualcosa di interessante e divertente c’erano tutte. Il problema, però, si può riscontrare alla radice, a quell’impossibilità di emanciparsi dai canoni della commedia nostrana. Questo sembra essere il tallone d’Achille di molte produzioni, da cui dobbiamo escludere il talentuoso Gabriele Mainetti, che ci ha regalato due gioielli come Lo chiamavano Jeeg Robot e il recente Freaks Out. Il confronto è d’obbligo, perché delinea due percorsi differenti: da una parte abbiamo una serie di stereotipi da cui è difficile liberarsi, dall’altra una forte volontà autoriale che punta all’emancipazione del cinema italiano.

E così, ci ritroviamo davanti a un prodotto che, nel perseguire una certa dialettica cinematografica, casca in una serie di tranelli che ne minano la riuscita. Io e Angela si discosta a più riprese dalla tematica sovrannaturale, utilizzata in molti casi come pretesto per semplici scenette comiche. Ciò che manca al film è propria una sua identità, e soprattutto una ricerca di originalità. Molti degli espedienti narrativi si dimostrano anche di cattivo gusto: chi ha visto il film capirà di quali momenti stiamo parlando. Inoltre, la sessualità dei personaggi non viene accentuata per un certo piacere visivo, più che per una scelta narrativa. Alcuni passaggi con protagonista la Angela di Ilenia Pastorelli fanno storcere discretamente il naso. A chiudere il cerchio delle fallacità di Io e Angela ritroviamo anche uno sbilanciamento di generi. Il film vorrebbe identificarsi come una dark comedy, ma la storia lo porta su strade totalmente diverse.

Io e Angela e la triste vita di Arturo

Io e Angela - cinematographe.it

Io e Angela ci porta direttamente nella vita di Arturo (Pietro Sermonti) un quarantenne romano la cui vita sembra avergli regalato tutto: un lavoro stabile e dei soci che può definire amici, una madre presente e un matrimonio in arrivo. Ma quando la seducente e inquietante Angela si presenterà a casa sua, scoprirà quanto di tutto questo sia una menzogna. La donna è infatti un’entità sovrannaturale, una delle tante incarnazioni della morte giunta per traghettarlo nel regno dei morti. Angela svela infatti all’uomo che presto si toglierà la vita, e gli mostra passo per passo i segreti celati dietro la perfezione. Arturo e la morte si uniranno così in un viaggio vendicativo, che li condurrà verso un intrigo sovrannaturale e ad allearsi contro nuove forze in gioco.

Questo l’incipit del film di Paragnani, che verso la metà cambia rotta versa una storia focalizzata maggiormente sul personaggio di Angela. In questo senso la pellicola sembra essere divisa in due parti, come una miniserie. Da una parte abbiamo Arturo con il suo suicidio e il confronto con le persone a lui vicine, dall’altra il dilemma di Angela e le conseguenze delle sue azioni; una scelta, a nostro avviso, che non ha giovato alla storia. Io e Angela presenta così una grave problema di sceneggiatura, la cui scrittura non ci aiuta ad avvicinarci ai personaggi. Allo stesso modo, la Roma del film sembra essere la rappresentazione della New York anni ’80 ai tempi del punk rock. Un’ambientazione quasi anacronistica, che tenta certo di dare una visione differente della città, ma allo stesso modo ne dà una rappresentazione quasi macchiettistica. A tal proposito, il fratello di Arturo, interpretato da Eugenio Franceschini, sembra essere una copia sbiadita dello Spike di Buffy. L’attore, anche se vincolato dalla scrittura, riesce comunque ad essere quell’elemento frizzantino di cui Io e Angela sembra avere bisogno.

Una Dark Comedy che vira verso la commedia all’italiana

Io e Angela - cinematographe.it

Herbert Simone Paragnani non fa mistero del suo amore per la commedia all’italiana, come sottolinea in una scena quasi metacinematografica. Quella passione la porta nel film, ma bisogna capire quanto di quello che abbiamo visto sia derivato da questo e quanto da una volontà produttiva. Il problema, la ribadiamo, non risiede nel genere stesso, ma nell’utilizzo forzato che se ne fa. Io e Angela conta anche su due volti noti del panorama italiano: Sermonti e Pastorelli. Il primo non ha bisogno di presentazioni, e per tutti noi rimarrà sempre il fantastico Stanis La Rochelle di Boris. Eppure, lo troviamo qui un po’ scarico, quasi svogliato nella sua recitazione. Ciò che manca a Sermonti è quel brio comico arrabbiato che lo ha sempre contraddistinto. Sulla stessa scia si muove il personaggio interpretato da Ilenia Pastorelli, vincolata ad atteggiamenti e movenze da femme fatale quasi caricaturali.

Tornando all’elemento fantastico di Io e Angela, il film non sembra farlo proprio, limitandosi così a ripetere espedienti già utilizzati; è quella mancanza di originalità di cui parlavamo prima. Dall’uovo utilizzato dalle creature sovrannaturali (una fusione tra uno smartphone e un profumatore) ai loro poteri, fino alla sottotrama sul loro passato, sembra esserci una cetra noncuranza sulla costruzione dell’immaginario del film. Non possiamo che essere amareggiati dal risultato finale, perché delinea un profilo del nostro cinema fin troppo ancorato ad un vecchio retaggio. Lo dimostrano le battute, i luoghi comuni e gli stereotipi che pervado l’intera storia. In alcuni passaggi, il film sembra anche dimenticarsi dei grossi passi in avanti compiuti dalla nostra società in ambito sociale e culturale. Insomma, Io e Angela è una dark comedy che non convince, non essendo né dark e né commedia.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 1
Fotografia - 2
Recitazione - 2
Sonoro - 2.5
Emozione - 1

1.8

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