Biografilm 2017 – Io Danzerò: recensione del film di Stéphanie Di Giusto

Io Danzerò (La danseuse) è un biopic di Stéphanie Di Giusto, presentato al Biografilm 2017, opera che orbita sulla danzatrice e performer Loïe Fuller, celebre attrice e ballerina americana che divenne nota per la sua danza serpentina.

Tratto da libro di Giovanni Lista Loïe Fuller, danseuse de la Belle Époque, nel cast di Io Danzerò figurano Soko, Gaspard Ulliel, Melanie Thierry, Lily-Rose Depp e François Damiens.

Mary-Louise Fuller, in arte Loïe, nasce a Hinsdale nel 1862. Vive con il padre e dopo la sua morte si trasferisce a New York dalla madre, che vive in preghiera con un gruppo di donne timorate. Ma Mary Luoise è decisa ad intraprendere la carriera di attrice, così dopo qualche casting deplorevole, si ritrova a calcare il palcoscenico misurandosi con piccole parti per spettacoli d’intrattenimento popolare.

Durante una scena non proprio ben riuscita, mostra per la prima volta un suo passo di danza, nato spontaneamente sul palco che verrà ben apprezzato dal pubblico. Determinata ad inseguire la sua passione si trasferisce a Parigi, perfeziona la sua danza e i suoi costumi e nel 1892 prende parte agli spettacoli del Folies-Bergère, riuscendo ad apprendere molto di più delle arti sceniche e cromatiche, inserendo numeri sempre più difficili e faticosi. Ritratta da Touluse-Lautrec, protagonista di due liriche di Baudelaire, Loïe entrò nel cuore del pubblico parigino, divenendo con la sua grazia e il suo ingegno simbolo indiscusso della Belle Époque.

Io Danzerò

Loïe Fuller fu molto più di una ballerina. La scena la vedeva posta al centro del palco con indosso lunghi bianchi tulle e bacchette di legno nelle mani con cui riusciva a fare del suo corpo il teatro di incredibili forme e geometrie.

Rielaborò il suo istinto attoriale con effetti di luce e dinamismo, pensò a come il corpo, manipolato dai colori e coperto da candidi drappi, potesse vestirsi di nuove linee per creare uno spettacolo sensoriale ineguagliabile, che nessuno era riuscito a rendere fino a quel momento. Ricreava attraverso il suo ballo, la musica, i colori e il movimento quello che poi sarebbe diventato un’esperienza scenica degna di una pellicola dei fratelli Lumière.

Loïe fu una precorritrice di uno stile teatrale che non era mero intrattenimento; si misurò con un linguaggio e forme nuove, che si tradussero in evasione e catarsi quando si avvicinava allo spettatore. Tra osservatore e artista si creava un vincolo inscindibile, un legame d’impatto, favorito dal suo carattere visivo, figurativo e simbolista. Una forza sconosciuta si impossessava di lei quando danzava, una forza disumana, centripeta, magnetica ed estatica, che ricorda il volo di una farfalla, che attraversò i sogni dei parigini al suo cospetto.

Io Danzerò

Soko incarna un personaggio ostinato, tempestivo, che varcava quotidianamente la soglia del rischio, del dolore ma non ne temeva le conseguenze. Loïe era una donna sola, decisa a imporsi a chi la metteva al muro, disposta a farsi del male pur di non deludere gli occhi del suo pubblico, rese i suoi spettacoli sempre più imponenti, pretenziosi e futuristi. Quel futurismo vorticoso, che traeva il suo apice dalla sua stessa forza, una forza che sembrava impossibile potesse derivare da una donna così gracile.

Loïe era una figura ossimorica, essendo una ballerina sgraziata, dai tratti androgini, sensuale e con una indomita attrazione verso la propria infelicità. Capace di danzare con grande libertà eppure reclusa sotto quei veli. I veli sono una presenza fissa all’interno della pellicola, e non sono solo costumi da indossare, diventano riflessi, schermi, divisori, maschere che indossa con l’unico uomo che è attratto dalla sua ostinazione e con l’unica donna che la colpisce interiormente, ovvero Isadora Duncan.

Io Danzerò porta luce su una figura di inizio novecento di cui non si ha nessuna testimonianza visiva

Io Danzerò

Stéphanie Di Giusto realizza una pellicola preziosa, unica, a tratti aggettante dal punto di vista drammaturgico, ma quel tanto da rendersi necessaria. Io Danzerò porta luce su una figura di inizio novecento di cui non si ha nessuna testimonianza visiva che non fosse quella che la ritraeva nei disegni di Lautrec. Purtroppo i video che si trovano sporadici sono imitatrici della sua arte, cosa che fa dell’opera della regista uno strumento per recepire in modo assoluto la nascita dell’avanguardia di Loïe. Io Danzerò colpisce per il suo lirismo, le tematiche anche solo sfiorate, il luminismo, la perseveranza e la libertà di una donna che ha sempre misurato i suoi passi, consapevole di oscillare tra l’epica e la distruzione.

Regia - 4
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 4
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3.5
Emozione - 4

3.7