Invito ad un assassinio: recensione del film Netflix

La recensione del whodunit in stile Agatha Christie diretto dal messicano José Manuel Cravioto, disponibile su Netflix dal 6 ottobre 2023.

Dopo avere letto la sinossi e assistito ai primi minuti di Invito ad un assassinio, il film diretto da José Manuel Cravioto rilasciato da Netflix il 6 ottobre 2023, è impossibile impedire alla mente del fruitore di turno di ripensare a Glass Onion – Knives Out. Le motivazioni sono tante, tante quante le analogie che lo spettatore può rintracciare tra le due pellicole, a cominciare dal fatto che entrambe sono dei whodunit che rendono ciascuno a proprio modo omaggio alla signora del mistery o regina del crimine Agatha Christie, che dunque seguono pedissequamente gli stilemi, i canoni e le regole d’ingaggio del giallo classico. E come se non bastasse c’è anche la location in comune, vale a dire una villa da sogno su un’isola paradisiaca posizionata nel mezzo del nulla dove un gruppo di persone male assortito si ritrova e dove non può che scapparci il morto. Morto che nel caso dell’opera di Rian Johnson è uno degli invitati al weekend di relax organizzato dall’eccentrico miliardario proprietario di casa, mentre in quella del regista messicano è proprio la padrona di casa a rimetterci la pelle.

Invito ad un assassinio è la trasposizione del romanzo omonimo di della scrittrice uruguaiana Carmen Posades

Invito ad un assassino cinematographe.it

Ora è inevitabile pensare, o almeno i prevenuti lo farebbero, a uno spudorato tentativo di plagio messo in atto da Cravioto ai danni del collega statunitense, ma non è così perché il testo dal quale è tratto Invito ad un assassinio, vale a dire il romanzo omonimo della scrittrice uruguaiana Carmen Posades, risale al 2010. Ecco allora che la situazione cambia completamente, con la precedenza che va data di diritto alla pellicola messicana che deve vedersela con un’altro film attualmente in circolazione che presenta più di un punto in comune. Trattasi di Invitation to a Murder di Stephen Shimek, in cui una donna e altri cinque sconosciuti vengono invitati su un’isola remota de un miliardario. Il fine settimana progredisce e gli indizi sul perché si trovino lì cominciano ad affiorare insieme a un mistero sinistro. Anche questa produzione franco-britannica si appoggia sui medesimi archetipi del giallo old style, ma suo malgrado presenta un meccanismo mistery decisamente incerto e prevedibile, cosa che invece non si verifica in quello che sorregge la narrazione della pellicola messicana che come Glass Onion lo colora con le tinte più leggere della commedia e dello humour.   

Un film su cui aleggia più che mai l’anima del giallo alla Agatha Christie

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A giudicare da questi controlli incrociati e da quanto emerso l’originalità non può essere considerato un tratto distintivo di nessuna delle suddette pellicole, compresa quella chiamata in causa in questa pubblicazione e sulla quale si è andata a concentrare la nostra analisi critica. Del resto non può essere altrimenti data la matrice letteraria dalla quale chi più chi meno è andato ad attingere. In Invito ad un assassinio così come negli altri film citati l’ombra della Christie e del suo inconfondibile modus operandi alleggiano più che mai. Il debito nei confronti della scrittrice britannica e di capolavori della letteratura da lei firmati come Dieci Piccoli Indiani o Assassino sull’Orient Express è di conseguenza altissimo e va riconosciuto. Se pensiamo ai suddetti romanzi e al film del regista messicano, lo spazio chiuso e condiviso, in cui i sospettati hanno tutti un motivo per essere colpevoli, è più che un indizio, bensì una prova schiacciante. Ma di questo Cravioto e gli altri che come lui si sono confrontati con il giallo vecchia scuola e le sue regole non scritte siamo sicuri erano pienamente coscienti sin dall’inizio.

Invito ad un assassinio si rivela un divertente gioco di ruolo in stile Cluedo

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Detto questo e al netto di tutto, Invito ad un assassinio merita comunque una visione perché a conti fatti si rivela un divertente gioco di ruolo in stile Cluedo che riesce a tirare dentro e rendere partecipe dell’indagine lo spettatore. I colpi di scena, il valzer vorticoso di indizi e sospetti che a turno coinvolge tutti i presenti sull’isola, ciascuno potenziale artefice del delitto perfetto, ma anche il modo in cui la protagonista (la sorellastra della vittima che non a caso si chiama Agatha ed una podcaster, divoratrice di romanzi whodunit e appassionata di storie true crime) conduce le indagini, sono i succulenti ingredienti della ricetta portata sullo schermo dal regista messicano. Quest’ultimo si dimostra un discreto mestierante, confermando quanto di buono fatto in passato sia nelle produzioni cinematografiche che in quelle televisive che lo hanno visto impegnato dietro la macchina da presa. Non si può dire purtroppo la stessa cosa del cast, variegato ma discontinuo nella resa, con la sola Regina Blandón nei panni di Agatha a procedere a pieni giri dall’inizio alla fine. Questo non gioca di certo a favore di un’opera che secondo il modello di riferimento avrebbe dovuto fare della coralità l’elemento dominante e perfettamente funzionante. Purtroppo non è così e il risultato ne risente in parte, cosa che invece non è accaduto nei due film di Rian Johnson (Cena con delitto e il già citato Glass Onion) o in quelli di Kenneth Branagh (Assassinio sul Nilo e Assassinio a Venezia), dove sono proprio le performance degli interpreti a rappresentare il valore aggiunto.   

Invito ad un assassinio: valutazione e conclusione

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Il messicano José Manuel Cravioto firma un whodunit divertente e coinvolgente come una partita a Cluedo, che chiama in causa dall’inizio alla fine, omaggiandolo, il giallo vecchia scuola alla Agatha Christie. Lo fa mescolando in maniera efficacia commedia e mistery, per poi perdere un po’ di quota a causa della discontinuità nelle performance attoriali che si sa essere fondamentali in un’operazione come questa, nella quale la coralità è ingrediente fondamentale. Il meccanismo thriller che sostiene l’indagine interna che porterà alla luce la verità sul delitto di turno funziona, non è prevedibile e riesce a tenere a sé lo spettatore, complice anche il lavoro di regia e la confezione tecnica più che sufficiente.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 2.5
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.3

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