Incarnate – Non potrai nasconderti: recensione del film con Aaron Eckhart

Dopo l’uscita nelle sale americane dello scorso dicembre, sbarca anche in Italia Incarnate – Non potrai nasconderti, horror diretto da Brad Payton e interpretato da Aaron Eckhart (Il cavaliere oscuro, Sully) e Carice van Houten (conosciuta principalmente per il ruolo di Melisandre ne Il trono di spade). Incarnate è stato realizzato dalla Blumhouse Productions, casa di produzione che negli ultimi anni ha ottenuto clamoroso successi commerciali grazie a opere come le saghe di Insidious, Paranormal Activity e La notte del giudizio o le due ultime pellicole di M. Night Shyamalan, ovvero The Visit e Split.

Incarnate

Il dottor Seth Ember (Aaron Eckhart) si è specializzato nella cura delle possessioni demoniache, grazie alla sua capacità di entrare nella mente dell’indemoniato e di espellere da lì l’indesiderata presenza. Questo dono più unico che raro ha però causato a Seth anche un grande dolore: qualche anno fa, un demone ha infatti causato un grave incidente stradale, a causa del quale il protagonista è condannato a vivere su una sedia a rotelle e la moglie e il figlio hanno perso la vita

Ember viene contattato dal Vaticano per indagare sul caso di Cameron Sparrow (David Mazouz), un bambino che vive con la madre Lindsay (Carice van Houten) e che è probabilmente posseduto dallo stesso demone che ha rovinato la vita del protagonista. Per Seth comincia così un difficile scontro con le forze del male e con il proprio doloroso passato.

Incarnate: un horror demoniaco dal soggetto interessante ma dalla realizzazione sciatta e confuionaria

Incarnate

La curiosità intorno a Incarnate era alta, grazie soprattutto ai successi recenti della Blumhouse, a un carismatico protagonista come Aaron Eckhart e a un soggetto che si prefiggeva l’obiettivo di scandagliare una tematica decisamente abusata negli ultimi anni come la possessione demoniaca con un approccio innovativo, a metà fra l’orrore e la fantascienza. Nonostante queste buone premesse e un incipit di buon impatto, il film si affossa ben presto nella mediocrità più totale, afflitto da una trama banale e confusionaria e da personaggi completamente privi di spessore e profondità.

La sceneggiatura di Ronnie Christensen e la regia di Bred Peyton sono prive di qualsiasi spunto originale e creativo, e si limitano a riciclare alla meno peggio elementi già ampiamente sfruttati nel cinema degli ultimi anni, dai già citati Insidious all’Inception di Nolan, infarcendo la trama di sconcertanti cliché che la appesantiscono ulteriormente.  Incarnate naviga così a vista fra l’horror soprannaturale e alcune maldestre contaminazioni oniriche, affidando l’introspezione dei protagonisti a mal gestiti flashback e a buoni attori in palpabile imbarazzo nel delineare personaggi inconsistenti e amorfi, per i quali è impossibile provare qualsiasi tipo di empatia.

Incarnate banalizza la lotta fra bene e male, arrivando a un passo dal ridicolo involontario.

Con una tale pochezza narrativa, sarebbe legittimo aspettarsi qualcosa di buono dal punto di vista delle atmosfere e dall’azione pura. Incarnate si rivela invece deficitario anche sotto questi aspetti, con una fotografia sciatta ed effetti speciali più simili a quelli di un B-Movie televisivo che a quelli di una produzione che ha comunque potuto contare su un più che accettabile budget di 5 milioni di dollari. Con le eccezioni di qualche inquadratura riuscita e di un paio di jump scare, vengono così a mancare anche i requisiti minimi per una pellicola del genere in termini di suspense, con la lotta fra bene e male che si riduce a poco più di una banale scazzottata. Bred Peyton banalizza così i potenzialmente interessanti risvolti etici e religiosi della storia, arrivando a un passo dal ridicolo involontario.

Fra uno sbadiglio e l’altro, Incarnate naufraga poi nell’ultima parte con una serie di forzati e prevedibili colpi di scena, che portano a un finale inconcludente e decisamente insoddisfacente sotto tutti i punti di vista, suggellando il fallimento della pellicola e lo spreco di una buona occasione per realizzare qualcosa di diverso dal solito.

Incarnate

Nell’ormai saturo filone dell’horror demoniaco, Incarnate si rivela incapace di apportare qualsiasi elemento innovativo, finendo per rimanere imprigionato in una trama che si contorce sempre più su se stessa e nella cronica mancanza di originalità. In un periodo florido in termini di uscite come questo, vi consigliamo quindi di passare oltre e di risparmiarvi 90 minuti di tedio e mediocrità.

Regia - 1.5
Sceneggiatura - 1.5
Fotografia - 1.5
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 1.5

1.7

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