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Alla Berlinale 2021 fa la sua apparizione anche Maria Schrader, regista e sceneggiatrice (insieme a Jan Schomburg) con il suo ultimo lungometraggio I’m your man, tratto dall’omonimo racconto Ich bin dei Mensch di Emma Braslavsk. La trama ripercorre un tema ampiamente analizzato dal cinema, soprattutto negli ultimi decenni, vale a dire quello dell’intelligenza artificiale e del rapporto possibile tra essere umano e robot, tra ideale teorico e la materializzazione oggettiva di quelle stesse aspirazioni.

Alma lavora come ricercatrice al Pergamon Museum di Berlino. La sua esistenza è un fitto intreccio di attività scientifica, studio e lavoro, in cui solo marginalmente incombono le vicende familiari. La netta solitudine e autarchia con cui Alma conduce la sua vita si scontrano con la speranza di essere affiancata da qualcuno che la supporti e così, almeno per un periodo di prova, si rivolge a un’apposita agenzia dove incontra Tom, un affascinante uomo che riflette in tutto e per tutto gli ideali di Alma. Tra i due si instaura da subito un rapporto fortemente subalterno, in cui la donna fatica a trovare il proprio ruolo, priva del contraddittorio che si sarebbe aspettata. L’arrivo di un’altra persona all’interno del suo universo solitario scioglie molto lentamente il ghiaccio che la circonda, portandola a confrontarsi con Tom per cercare di spiegare a lui il suo mondo e rendersi aperta a esplorare questo nuovo tipo di rapporto.

I’m your man: anche stavolta la regista Maria Schrader non sbaglia un colpo!

I'm your man - Cinematographe.it
© Christine Fenzl

I’m your man è una commedia che esplora il rapporto tra Alma e Tom in maniera analitica e pragmatica, lasciando poco spazio di manovra all’ironia quasi asettica che troviamo lungo tutta la durata del film, basata soprattutto sull’iterazione di situazioni proprio per sottolineare l’assurdità insita nella perfezione che tenta di calarsi nella vita reale. Maren Eggert e Dan Stevens si misurano con personaggi alienati dalla realtà, anche se ognuno a modo suo: la freddezza di Tom trova infatti riflesso nel rapporto di Alma con la sua famiglia quasi assente e con quello paranoico con il suo lavoro.

Maria Schrader torna a Berlino con I’m your man confermandosi tra le artiste tedesche più acclamate nel mondo festivaliero: ricordiamo la vittoria proprio a Berlino nel 1999 per la sua performance in Aimee & Jaguar, ma anche la partecipazione a Roma nel 2007 con il suo primo lungometraggio Love life, oltre ad aver ricevuto premi per le sue recenti esperienze in serie tv come Deutschland ’83/’86/’89Unorthodox.

I’m your man è un film intelligente

I'm your man - Cinematographe.it
© Christine Fenzl

La centralità della figura femminile di Alma mette in risalto la forza e la sicurezza con cui lei stessa si scontra con l’assurda esistenza di Tom: non a caso al loro rapporto non è concesso sopravvivere oltre poche settimane, per evitare l’insorgenza di nuove forme di dipendenza negli umani nei confronti dei robot. Ciò non toglie che Tom, anche dopo il termine della convivenza, continui a essere un punto di riferimento per Alma. L’alienazione del loro rapporto viene sottolineata dall’assenza di commenti musicali non funzionali, da un’ironia decisamente sottile e dall’assenza di speculazioni e riflessioni non direttamente necessarie al film.

I’m your man è un film intelligente, che parla di intelligenza nelle sue varie forme e che mette in risalto come quella artificiale e razionale possano trovarsi in netto contrasto con quella emotiva e come possa essere complicato riuscire a far lavorare questi diversi aspetti tra di loro. La superiorità di Alma nei confronti di Tom le è naturalmente attribuita da tutti, se stessa compresa, ma è in alcuni momenti come nella realizzazione che anche la consulente coniugale non è quello che sembra che si cela la chiave di volta del film, che espone direttamente la grande mente umana all’evidenza che i pregiudizi e le prime impressioni giocano un ruolo maggiore di quello che vorremmo far credere.