How I Fell in Love with a Gangster: recensione del film Netflix

Il regista polacco Maciej Kawulski porta sullo schermo l’epopea criminale di Nikodem “Nikoś” Skotarczak che, da insignificante cambiavalute, diventa il padrino mafioso della Tripla Città negli anni Settanta. Disponibile su Netflix dal 12 gennaio 2022.

Di scalate ai vertici malavitosi compiute da pesci piccoli divenuti pescecani grazie alle scie di cadaveri che si sono lasciati alle spalle e ai proventi di affari sporchi che li hanno arricchiti, la letteratura cinematografica ne ha raccontate svariate. Dall’alba della Settima Arte e della serialità televisiva sono molte le figure entrate nell’immaginario comune, poiché capaci di esercitare sullo spettatore di turno il fascino irresistibile del male. Ed ecco nel corso dei decenni fare la comparsa sul piccolo e grande schermo le storie di uomini e donne che, alle diverse latitudini, hanno scritto con e nel sangue il proprio nome sulle pagine dell’enciclopedia  criminale di tutti i tempi. Tra questi c’è anche quello di Nikodem “Nikoś” Skotarczak che, da insignificante cambiavalute, diventa il padrino mafioso della Tripla Città tra gli anni Settanta e Novanta. Dalla sua epopea criminale lunga un trentennio, il regista polacco Maciej Kawulski ha tratto il biopic rilasciato da Netflix il 12 gennaio 2022 dal titolo How I Fell in Love with a Gangster.        

How I Fell in Love with a Gangster segue alla lettera il modus operandi delle biografie criminali

How I Fell in Love with a Gangster cinematographe.it

Lo schema è quello classico delle biografie criminali, con un arco temporale che dall’ascesa porta diritto alla caduta del protagonista e dell’Impero che ha eretto su illeciti e violenze. Si assiste così ai primi passi compiuti dall’adolescente Nikodem nel mondo della malavita più o meno organizzata nella sua città natale, ossia Danzica, sino alla sua morte. Nel mezzo una durata fiume di tre ore circa, che sulla carta potrebbe scoraggiare non poco la visione. E in effetti, il peso di una timeline gonfiata più del richiesto si fa sentire già al giro di boa dei novanta minuti. L’autore dedica a ogni decennale dell’esistenza del celebre criminale polacco un minutaggio equivalente di un’ora, ma non tutti i capitoli riescono a tenere alta l’attenzione e l’interesse del fruitore, perché gira e rigira le dinamiche sono più o meno le stesse. Tra amori travagliati e continui tradimenti, matrimoni falliti e figli abbandonati a se stessi, eccessi e vizi, detenzioni, pirotecniche evasioni e clandestinità, con la polizia costantemente alle costole come leitmotiv, Nikodem brucia in fretta la sua esistenza.

How I Fell in Love with a Gangster si basa su una parabola universale già scritta e di conseguenza ampiamente codificata dalla spettatore

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How I Fell in Love with a Gangster è la cronaca vera, ma in gran parte romanzata, di come questo fuoco, dopo aver divampato e incendiato per anni tra la Polonia, l’Ungheria e la Germania, finirà con lo spegnersi. È un destino e al contempo una parabola universale già scritta e di conseguenza ampiamente codificata dalla spettatore, quella dell’antieroe per antonomasia e che ricorda da vicino quella di Scarface. A cambiare sono semmai i contesti, le epoche e le pedine poste sulla scacchiera di una partita tra la vita e la morte, narrata in un locale di Danzica a un giornalista da una donna, una delle tante che sono entrate e uscite dalla camera da letto di Skotarczak. Altro escamotage, quello della narrazione in terza persona, che appare come una soluzione di comodo piuttosto abusata e che nel film firmato da Kawulski è meramente accessoria.

L’accumulo di tessuto narrativo superfluo è il tallone d’Achille dell’opera terza del cineasta polacco

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Si viene dunque a conoscenza della vorticosa vita del protagonista attraverso la successione degli highlights più significativi, incastonati all’interno di parentesi aperte e chiuse che non aggiungono molto se non minuti di troppo. Proprio questo accumulo di tessuto narrativo superfluo è il tallone d’Achille dell’opera terza del cineasta polacco, che dopo il poco convincente sport-drama Underdog torna a percorrere le strade del crime e del gangster movie, ma non con la stessa lucidità del precedente How I Became a Gangster, nel quale scrittura, messa in quadro e performance attoriali viaggiavano all’unisono per dare forma e sostanza a un efficace assolo. In How I Fell in Love with a Gangster quella freddezza viene spesso meno per lasciare il posto a una discontinuità che penalizza il final cut.

Tomasz Wlosok nei panni di Nikodem “Nikoś” Skotarczak alterna momenti di forte intensità ad altri di inspiegabile appannamento

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Dal canto suo Tomasz Wlosok si carica sulle spalle il personaggio che Kawulski gli ha affidato, ma anche lui alterna momenti di forte intensità e partecipazione ad altri di inspiegabile appannamento. Questi continui blackout, uniti ai frequenti passaggi a vuoto che si materializzano sullo schermo, indeboliscono e rendono fragile la struttura portante, depotenzializzando anche il lavoro dietro la macchina da presa di un regista che si affanna in tutti i modi nel trovare soluzioni stilistiche in grado di distrarre il fruitore dalle lacune della scrittura e della recitazione.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3
Recitazione - 2.5
Sonoro - 2
Emozione - 1.5

2.3

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