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Terribilmente pulp e deliziosamente violento, Guns Akimbo (2019) è destinato a diventare un guilty pleasure per molti spettatori.
Cosa succede quando si catapulta un uomo normale, simile a tanti altri, in un microcosmo sotterraneo fatto di sangue e brutalità, illegalità e violenza? Guns Akimbo dipinge le conseguenze di tale inconcepibile connubio, originando una divertente discesa negli incubi di un universo cybernetico dall’aspetto simile al Deep Web, dando vita ad un susseguirsi di sanguinolente gag che paiono quasi trasformarsi in un vero e proprio inno al fenomeno di estetizzazione della violenza, da cui la società dello spettacolo è da sempre attratta.

Guns Akimbo: quel che vuol dire essere pulp negli anni Venti

Guns Akimbo Cinematographe.it

Miles Lee Harris (Daniel Radcliffe) è un uomo ordinario. Programmatore di videogiochi mediocri, il giovane scinde le sue giornate tra una vita di sottomissione e di sacrifici lavorativi e un’esistenza parallela che, snodandosi tra gli angoli della rete, trova la sua principale attività nella presa in giro dei troll che abitano la quasi totalità dei social network e dei forum. Spinto da un’ingestibile curiosità, Miles decide di accedere scherzosamente al forum ‘Skizm’, uno spettacolo trasmesso in live stream in cui le torture e gli omicidi si trasformano in vero e proprio intrattenimento. Quella che sarebbe dovuta essere una breve (e innocua) permanenza sul canale si rivelerà essere una scelta pessima: dopo aver insultato gli spettatori di quel bizzarro reality show della morte, il giovane verrà picchiato e drogato da Riktor (Ned Dennehy), la mente che si nasconde dietro ‘Skizm’, e dai suoi scagnozzi.
Al suo risveglio, dovuto alle sostanze con cui è stato sedato, Miles si accorgerà della sorpresa che gli è stata fatta dal lato oscuro di Internet: due pistole indissolubilmente incollate alle proprie mani, ormai lacerate e sanguinolente. Così, con le due arme serrate ai palmi (il titolo del lungometraggio è un riferimento alla disciplina dell’akimbo, una tecnica di combattimento in cui vengono utilizzate due armi, una per ognuna delle due mani, Ndr), Miles è costretto a fronteggiare il suo terribile destino: partecipare a Skizm e cercare di salvarsi uccidendo Nix (Samara Weaving), assassina indomabile e invincibile star del gioco.

Non è un lungometraggio privo di imprecisioni, Guns Akimbo. Eppure, nascosto dietro quella superficie saturata fatta di ingenui difetti dettati dall’inesperienza, si cela un fascino inebriante. Nonostante l’artificialità della sua estetica da videogioco, la commedia riesce a rapire (letteralmente) lo spettatore, gettandolo in quell’immaginario ribelle di schizzi di sangue e di bombe assordanti di cui la narrazione si nutre avidamente, senza concedergli un attimo di pausa, senza permettergli di fermarsi a respirare.

Tuttavia, con Guns Akimbo, si vorrebbe rappresentare il fascino illecito di quel lato oscuro del web, si vorrebbe comporre una dichiarazione sull’ossessione che la società odierna prova nei confronti della violenza e della morte: sospesa in un’atmosfera a-temporale, la narrazione del lungometraggio sembrerebbe essere ambientata in un presente alternativo, quasi a voler diventare una proiezione dei pericoli che si nascondono dietro all’affascinante scintillio di Internet. Così, tra una sparatoria e l’altra, tra una battuta demenziale e un’uccisione, il regista decide di contaminare l’intrattenimento privo di scopo del suo lungometraggio con un messaggio sociale: la moralità amorale dei media, la negatività che il progresso tecnologico conduce con sé, la seduzione apparentemente insensata che l’uomo prova visceralmente per il sentimentale mortale.

Il film di Jason Lei Howden si perde nella superficialità del messaggio sociale di cui si fa portavoce

Guns Akimbo Cinematographe.it

Proprio nella contaminazione “contenutistica” di una narrazione resa interessante dalla sua mancanza di sensatezza, Guns Akimbo trova il proprio maggior difetto: nelle poche scene che vogliono diventare veicolatrici di un messaggio sociale e che assumono un tono quasi paternalistico, il lungometraggio trasmuta per un attimo in una predica moralistica, stereotipata, stucchevole.

Commedia d’azione scritta e diretta da Jason Lei Howden, Guns Akimbo potrebbe essere definito come il wet dream di un adolescente appassionato di armi e di esplosioni. Come se fosse stato proiettato dalle fantasie di un giovane appassionato di videogiochi, di fumetti e di cinema d’azione, il lungometraggio di Howden è il tripudio dell’esagerazione: non c’è spazio per l’equilibrio. I rumori degli spari sono assordanti e impossibili da fermare; i colori esagerati e invasivi; le luci provenienti dai neon sparsi per l’intera città eccessivamente saturati ed estetici; i proiettili sono infiniti e inarrestabili; gli effetti speciali onnipresenti, esasperati, terribilmente artificiali, lontani mille anni luce dalla credibilità del realismo. Tuttavia, è proprio nell’eccesso che Guns Akimbo trova il proprio maggior pregio. È proprio grazie all’esagerazione che il lungometraggio ipnotizza lo spettatore, trasformandosi nel prodotto più divertente prodotto negli ultimi anni.

Menzione d’onore alle performance attoriali di Daniel Radcliffe e dell’impeccabile Samara Weaving, i quali si riconfermano essere tra gli attori più interessanti della loro generazione e della scena cinematografica più mainstream. Entrambi contribuiscono a migliorare la resa finale del film, il quale, con una scelta diversa del cast, non sarebbe sicuramente risultato così convincente.
Diretto nel 2019 da Jason Lei Howden, Guns Akimbo è disponibile sul catalogo di Amazon Prime Video Italia.

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