GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE - FILMISNOW

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Da qualche anno a questa parte il sottofilone della vendetta fai-da-te (in contrasto con un sistema corrotto o eccessivamente debole) ha preso ampiamente piede diventando persino il fiore all’occhiello della filmografia di qualche attore in fase di stanca. Pensiamo soprattutto a Liam Neeson e alla saga dei Taken (2008-2012-2015), ma non solo: l’uomo solo contro il mondo è uno dei leitmotiv di sicura resa al botteghino anche ad esempio per Denzel Washington (The Equalizer), per Keanu Reeves (John Wick) e Bruce Willis (Death Wish).
Tutto nasce dall’indimenticato Giustiziere della notte di Charles Bronson, che negli anni ’70 sconvolse l’opinione pubblica e i benpensanti a suon di revanscismo e giustizialismo: se la legge non funziona, occorre impugnare da par proprio le armi e riportare l’equilibrio secondo i propri dettami e il proprio senso di moralità. Un argomento caldissimo, ieri come oggi, che rimanda al concetto di legittima difesa e alle sue implicazioni sociali e umane; un dilemma che investe, ovviamente, anche un’opera come Giustizia privata.

Giustizia privata: un cittadino rispettoso della legge

Giustizia privata - Cinematographe.itRealizzato da F. Gary Gray nel 2009, Giustizia privata racconta di un mite ingegnere che lavora per il governo e della sua famiglia. Il dramma arriva all’improvviso: due criminali irrompono nella sua casa, uccidendo brutalmente la moglie e la figlia. Il caso viene affidato al procuratore Nick Rice che, nonostante abbia tutti gli elementi a disposizione per incastrare i malviventi, opta per un curioso patteggiamento. Risultato: mentre il complice – pressoché innocente – viene condannato a morte, il colpevole materiale se la cava con scontando solo tre anni di carcere. A scanso di equivoci, questo non è che l’inizio del film: nel momento in cui il protagonista beffato equivoca una stretta di mano fra il procuratore e l’assassino, si scatena per tutti l’inferno.

Da cittadino rispettoso della legge e che si fida della legge (come recita il titolo originale del film, Law Abiding Citizen) il personaggio principale diventa dunque un vendicatore senza scrupoli, accecato dalla rabbia e dal senso di ingiustizia. Un punto di rottura telefonato e prevedibile, che tuttavia alza l’asticella dell’attenzione modificando quasi il dna della storia: come potrà mettere in atto il suo piano l’ingegnere Clyde Shelton, senza il supporto di complici? E, soprattutto, contro chi si rivolgerà la sua furia?

Giustizia privata: nessun uomo è innocente

Giustizia privata - Cinematographe.itPer comprendere la piega e il cambio di registro della pellicola, basta brevemente indagare le carriere del regista Gary Gray e dello sceneggiatore Kurt Wimmer: mentre il primo è un habitué dei vengeance movie, con al suo attivo lavori come Il negoziatore e Il risolutore (ma attenzione, il suo prossimo film sarà Men in Black: International, spin-off della saga fantascientifica con Will Smith), il secondo è conosciuto per le frequenti collaborazioni con autori “muscolari” quali David Ayer e Len Wiseman. In modo via via sempre più grossolano e approssimativo, Giustizia privata cambia pelle e connotati: le derive proprie del thriller, del legal drama, dell’action a rotta di collo e persino del torture porn sono gestite con grande libertà narrativa e – per i detrattori – incoerenza, lasciando sul piatto tuttavia qualche spunto degno di interesse e di nota.

In un mondo che appare tagliato con l’accetta, in cui facilmente individuare buoni e cattivi, appare evidente come nessuno in realtà sia esente da colpe: la vittima Gerard Butler diventa un self made terrorist con manie incendiare, disposto a tutto pur di farla pagare carissima all’umanità; il legale Jamie Foxx dietro ad un progressismo di facciata nasconde un bieco arrivismo; e persino il sindaco Viola Davis sembra animato perlopiù dal desiderio di uscire semplicemente dalle secche di una situazione spinosa senza esporsi in prima persona. Se la legge non è uguale per tutti in Giustizia privata, è altresì vero che nessun uomo può dirsi pienamente innocente.

Giustizia privata: fra ideologia e guilty pleasure

Giustizia privata - Cinematographe.itA risultare particolarmente indigesta – senza anticipare troppo naturalmente il prosieguo della vicenda – è la parte conclusiva del film, quella in cui l’intreccio si risolve rivelando alcuni non particolarmente entusiasmanti colpi di scena. Impossibile, da un certo punto in poi, credere a quello che si vede, impossibile continuare a credere al climax di un protagonista che da normale essere umano diventa in sintesi un superuomo, in una sorta di arditissimo incrocio fra l’Inside Man di Spike Lee e il V per Vendetta scritto dalle sorelle Wachowski.

Il dilemma morale che da sempre affligge questa tipologia di film avanza inesorabile anche in Giustizia privata, soprattutto nel momento in cui a briglia sciolta realismo e verosimiglianza vengono sostituite da una deriva quasi fantastica, che abbatte qualsiasi tipo di sospensione dell’incredulità. Si finisce per accettare l’idea di aver assistito ad un semplice guilty pleasure, una variazione sul tema da non prendere assolutamente sul serio. Ma, visto il peso ideologico dell’assunto di partenza, l’equazione violenza – giustizia appare comunque culturalmente e socialmente rischiosa e scivolosa.

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