Noir in Festival 2021 – Gatecrash: recensione del film con Anton Lesser

Presentato in concorso al Noir in Festival 2021, Gatecrash di Lawrence Gough porta sullo schermo la pièce teatrale di Terry Hughes.

È un fragile confine quello tra sogno e realtà, dove il primo può contaminare il secondo fino a prenderne il controllo. Lo spazio onirico, così reale nella sua irrealtà, è stato spesso campo d’indagine da parte di quegli autori che si sono messi in gioco con il mezzo cinematografico. Gatecrash di Lawrence Gough rientra in questo spazio d’indagine, adattando per lo schermo la pièce teatrale di Terry Hughes. La storia, difatti, sembra viaggiare verso l’assurdo, a quei dialoghi scollegati dalla realtà della storia e allo stesso tempo il suo punto cardine. Il problema però, per il regista e sceneggiatore, è stato quello di saper bilanciare i due universi: realtà e sogno. Il film rimane sospeso a metà, indeciso sulla strada da intraprendere.

Gatecrash: una serie di “sfortunati” eventi

Gatecrash - Cinematographe.it

La pièce teatrale da cui Gatecrash prende ispirazione diventa essa stessa la struttura del film. È teatro filmato, dove lo spazio d’azione è pressoché fisso, statico; un palcoscenico. I movimenti di macchina sono pochi, e la concentrazione è tutta sugli attori e la loro performance. E sono proprio loro a reggere il peso di un film che, come un petardo, tarda ad esplodere e nel momento clou si esaurisce in una piccola, fiacca fiamma. Gatecrash è un thriller psicologico onirico nel contenuto, ma non nella forma. Gough si allontana dalla via maestra che i grandi autori hanno lastricato, da David Lynch o Terry Gilliam. Perché la forma, quando si parla di questo preciso genere, è tutto, e il film rimane fisso sulla realtà, sul thriller, sbilanciandosi sporadicamente sulla psicologia dell’ambiente. Il racconto segue le vicende di Nicole (Olivia Bonamy) e Steve (Ben Cura), una giovane coppia che la notte porterà allo sbaraglio. Di rientro da una festa i due investono con l’automobile un uomo senza poi soccorrerlo. Fuggiti a tutto gas dalla scena del crimine, per loro inizierà una lunga discussione che culminerà con l’arrivo di un enigmatico poliziotto (Samuel West). Non ci sarà più normalità per i due, e l’entrata in scena di un presunto testimone (Anton Lesser) sarà la ciliegina sulla torta per una crisi totale.

La battaglia contro la mascolinità tossica come epicentro della narrazione

Gatecrash - Cinematographe.it

In Gatecrash il personaggio di Steve è rappresentato fin dall’inizio come la parte tossica e violenta della relazione. È l’uomo alpha, il capobranco, la forza bruta contro la ragione; e per questo la figura più debole. Intesse una relazione malsana con Nicole, sottomessa al volere e, soprattutto, alla verità del marito. Un assoggettamento in piena regola, fatto di regole non scritte, di ferrei comandamenti sull’agire. La donna porta su di sé i segni di una violenza fisica quanto psicologica, vincolata ad un uomo che non riesce ad abbandonare. Non a caso l’appartamento si fa specchio di Nicole: mura bianche e grigie in cui fanno capolini elementi e quadri di colore viola, come i lividi sul suo corpo. E allo stesso modo la casa (alter ego della protagonista) viene violata da Steve con la sua mascolinità tossica, un virus che si aggira per le stanze portando con sé solo oscurità. Tale tossicità e simbolo di machismo è proprio il garage, dove l’uomo coltiva la passione per le automobili e i motori. Ad un livello più profondo, l’auto nel garage è un ulteriore metafora della sua violenza, in quanto mezzo di morte. Ambiente e personaggi intessono un ottimo rapporto a specchio, fino ad arrivare ad un punto di rottura, di ribaltamento nel quale è Nicole a fare proprio quegli spazi; trova l’antidoto e spazza via il veleno.

Gatecrash: il disagio e l’inquietudine nell’ottima recitazione di Anton Lesser

Gatecrash - Cinematographe.it

Anton Lesser, conosciuto per aver impersonato Qyburn in Game of Thrones, impersona Sid, il testimone “a sospresa”. È lui a conquistare la scena più di tutti, per quanto la sceneggiatura non lo aiuti. Al di là delle parole su carta, l’attore fa suo il personaggio donandogli spessore, profondità e carisma. Gli cuce addosso un background che, presumiamo, non fosse nelle iniziali intenzione degli autori. Con il suo sorriso sardonico, quelle frasi ripetute e i momenti di apatica follia attira la videocamera e noi come un magnete. L’occhio lo segue, così defilato e piccolo nello spazio d’azione, ma allo stesso a suo agio, nel punto giusto. Sid è il deus ex machina di Gatecrash, nonché il personaggio migliore del film. Lesser arriva dove Samuel west, per quanto bravo, non riesce, ad una inquietudine reale, tangibile e spiazzante. Ma, come dicevamo, Lawrence Gough si ferma qui, non porta il suo corpo oltre il velo. Lynch con i suoi Mulholland Drive, Inland Empire e Eraserhead o più recentemente Charlie Kaufman con Sto pensando di finirla qui hanno dato forma, corpo e anima allo spazio dell’assurdo, dell’onirico. Il regista ci fa annusare questo mondo, ma non lo rivela mai, si ferma ad un thriller dai facili risvolti. La tematica è profonda, purtroppo attuale e ancora radicata nel mondo moderno. Su questo piano il film svolge un discreto lavoro, puntando il dito contro i costrutti di una società patriarcale, tuttavia non va oltre la superficie.

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Regia - 2
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2.5
Recitazione - 4
Sonoro - 2.5
Emozione - 2.5

2.6

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