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La grande Arte torna sul grande schermo. Accade sempre più spesso negli ultimi anni che dai musei e dalle gallerie le opere più significativi e gli autori più celebrati del passato trovino spazio nelle sale cinematografiche, principalmente grazie a documentari biografici realizzati alla diverse latitudini. Stavolta tocca a Frida. Viva la vida, il docu-film dedicato alla rivoluzionaria artista messicana e alle sue indimenticabili tele approdare nelle sale in una tre giorni evento (dal 25 al 27 novembre) preceduta da una manciata di ore dall’anteprima nella sezione Festa Mobile del 37° Torino Film Festival. 

Frida. Viva la vida: un viaggio in sei capitoli alla ricerca di Frida Kahlo

A raccontarne l’esistenza in un biopic che arriva a distanza di diciassette anni dalla pellicola diretta da Julie Taymor e interpretata da Salma Hayek troviamo dietro la macchina da presa l’italiano Giovanni Troilo. Il regista pugliese ci conduce in un viaggio in sei capitoli alla ricerca di Frida Kahlo, nel cuore del Messico, alternando interviste esclusive, documenti d’epoca, ricostruzioni suggestive e opere della stessa artista, mettendone in luce le due anime: da una parte l’icona, simbolo del femminismo contemporaneo, dall’altra l’artista libera nonostante le costrizioni di un corpo martoriato.

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Kahlo è diventata un modello di riferimento capace di influenzare artisti, musicisti, stilisti. La sua importanza ha superato perfino la sua grandezza grazie all’intensità e la determinazione con cui ha affrontato una vita segnata dalla sofferenza. Ed è questa convivenza forzata con il dolore nelle sue diverse manifestazioni (l’incidente che ne ha minato irrimediabilmente la saluta fisica, gli aborti e le travagliate relazioni sentimentali, a cominciare da quella con Diego Rivera) a rappresentare il filo rosso della narrazione e di moltissime opere da lei prodotte negli anni. Corpus che Troilo seziona e cataloga a seconda delle fasi, delle tematiche (tra tutte quella del dualismo madre-figlia) e dei cambi di stile.

Con Frida. Viva la vida il regista racconta l’artista nella sua sfera professionale e privata

Frida. Viva la vida Cinematographe.it

Il risultato a un vademecum divulgativo che mette insieme i tasselli professionali e privati della donna e dell’artista, in un equilibrio che si protrae sino all’ultima fotogramma utile. A fungere da collante e da traghettatrice la presenza in scena e come voce narrante (testi costituiti dalle parole della pittrice attinte da lettere, diari e confessioni private) di Asia Argento, quest’ultima nota non sempre corretta all’interno di un’orchestrazione altrimenti efficace nello sviluppo visivo e sonoro.

La confezione, infatti, riesce a rubare l’occhio dello spettatore con immagini d’impatto (soprattutto quelle di fiction) e a rendere il giusto tributo ai colori, alla potenza e alle creazioni della Kahlo. Per farlo la cinepresa crea sequenze evocative molto curate nella composizione e nella fotografia (quelle all’esterno del tempio in primis) e ritorna nei luoghi che hanno fatto da cornice alla sua esistenza per mostrarne le tracce ancora vive nel presente. Il tutto accompagnato da una colonna sonora davvero di ottima fattura firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino, che mescola sapientemente brani originali e di repertorio.

Frida. Viva la vida Cinematographe.it

Il docu-film è prodotto da Ballandi Arts e Nexo Digital in collaborazione con Sky Art. Frida. Viva la vida sarà nelle sale dal 25 al 27 novembre con Nexo Digital nell’ambito della programmazione del progetto “La Grande Arte al Cinema”.

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