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Ormai si è giovani a qualunque età. Si è brillanti, eleganti, tirati, se si è italiani anche un po’ marpioni, simpatici e pieni di energia. Nel cinema americano le commedie sui “grandpi”, come li chiamano loro, hanno una tradizione solidissima, risalente ai tempi di Due Irresistibili Brontoloni con Jack Lemmon e Walter Matthaus, e negli ultimi anni è sempre meno raro ritrovarsi a vedere pellicole con protagonisti una coppia o un gruppo di amici o due amanti avanti con l’età. A volte anche uno solo, che di solito è Robert De Niro, mattatore pure del primo film gangster grandpi della storia del cinema.

Non siamo da meno noi, che ormai possiamo vantare diversi autori che si sono cimentati nel campo, tra i quali brilla un fuoriclasse come Gianni Di Gregorio, ineguagliato per sensibilità e acutezza. E da oggi alla lista si aggiunge anche Fabrizio Maria Cortese, che con Free – Liberi, presentato in anteprima mondiale a Venezia77, torna dietro la macchina da presa con un road movie per sognatori, in cui racconta la fuga di un gruppo di ospiti di una casa di riposo laziale nel nome della rinascita e delle seconde opportunità. Nel cast ci sono Sandra Milo, Antonio Catania, Enzo Salvi, Clorinne Clery, Ivano Marescotti, Babak Karimi, Marco Marzocca e Tullio Solenghi, oltre ad attori non professionisti, veri ospiti del centro, come da uso del regista.

Free – Liberi  è prodotto da Golden Hours Film con Rai Cinema ed uscirà nelle sale italiane il 29 ottobre.

Free – Liberi: Lazio – Salento sola andata

Free – Liberi, cinematographe.it

La terza età, ammettendo che ne esista una prima e una seconda, è considerata quella del riposo, in cui ci si può fermare a godersi i risultati di un’esistenza intera e passare le ore al riparo da fatica e stress. Non sono d’accordo un gruppo di cinque anziani (quattro più uno diversamente giovane) ospiti di una casa di riposo, che più che nella tranquillità, passano le loro giornate nella noia più totale, delusi dalla piega che sta prendendo la loro vita e messi da parte dai loro affetti più cari.

Il vivace combriccola è composta da Antonio (Karimi), un ex-capitano brontolone, i fratelli Rocco (Marescotti) e Luchino (Salvi), un trader fallito e un cuoco ossessivo compulsivo con la fissa per l’aspetto fisico, Erica (Clery), una talentuosa ex-cantante cardiopatica, e Mirna (Milo), immigrata arrivata in Italia dalla Serbia allo scoppio delle guerre jugoslave. Sarà quest’ultima ad ispirare gli altri ad intraprendere con lei una fuga romantica nel nome dei sogni intramontabili, dopo aver scoperto che il pluricercato criminale Dragomir (Catania), suo vecchio amore creduto morto, è in realtà nascosto da decine d’anni nel Salento.

Una vorticosa commedia un po’ romantica un po’ degli equivoci

Antonio Catania, cinematographe.it

Partendo da dei presupposti molti simili a quelli del suo lungo di debutto, Ho amici in paradiso, Fabrizio Maria Cortese torna a trattare con un misto di ironia e sensibilità le categorie considerate dei pesi per la nostra società. All’epoca esplorando il mondo della disabilità e oggi, con Free – Liberi, quello degli anziani.

Lo fa utilizzando i classici meccanismi del ribaltamento della commedia italiana, limandone alcuni ingranaggi per integrare (a volte bene a volte meno) i tratti di quella romantica, inserendo anche un ode d’amore al cinema e alla sala cinematografica, e di quella degli equivoci, su cui si fondano tutte le svolte comiche della seconda parte del film. Molta carne al fuoco, un difetto già imputato all’autore, che non disdegna anche uno sguardo parodistico sul mondo della malavita nostrana, divertendosi a mixare dialetti e ad invertire i ruoli di potere tradizionali.

Si poggia sulle sue buone intenzioni, questo Free – Liberi, purtroppo non supportate sempre da un’altrettanto buona realizzazione. A cominciare dalla scrittura, molto confusionaria ed esagerata, sia nella trama che nei personaggi, con il risultato di porre un’eccessiva distanza tra il film e il pubblico, troppa per coinvolgerlo, giusta per stordirlo, nonostante la presenza di tematiche toccanti e attuali, inserite però con una certa artificiosità e poco coniugate al corpus principale.

Non gli danno una grande mano neanche gli interpreti, per alcuni dei quali il curriculum parla da solo, tutti troppo carichi, con la fretta di far sorridere e protagonisti di gag non troppo ispirate. Il più convincente è Barak Karimi, che nella giornata romantica insieme a Clorinne Clery nella splendida cornice salentina riesce a dare respiro ad un film che assume  troppo spesso le sembianze di un’affollata giostra del luna park. Un po’ soffocante nei confronti di una struttura che invece poteva essere molto più semplice e molto più autentica. Come la vecchia coppia innamorata della casa di riposo, che continua ad essere unita, nonostante uno dei due non ha più idea di chi sia l’altro.