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Zorro contro Maciste, Dracula contro Frankestein e – infine – Freddy VS Jason. Gli scontri epici tra icone del cinema di genere fanno parte di una tradizione di tutto rispetto nel mondo dei B-Movie. In coda a questa nutrita sequenza arriva nel 2003 anche il crossover di Ronny Yu, già regista di blockbuster di bassa lega come La sposa di Chucky del 1998. Freddy VS Jason è, come suggerisce il titolo, un film che fa incontrare due dei serial killer più famosi dello slasher anni Ottanta, quelli dell’epoca d’oro inaugurata da Wes Craven e John Carpenter, e protagonisti – rispettivamente – delle saghe di Nightmare e Venerdì 13. 

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Molto apprezzato dalla fanbase (in effetti è un caso evidente di fan service), meno dalla critica, il film segue lo schema narrativo classico dello slasher, ricalcando passo passo tutti gli elementi caratterizzanti del genere. Questo implica che, oltre al divertimento nel vedere due icone azzuffarsi per dimostrare chi è il più cattivo, il film aggiunge poco alla storia del cinema horror e del cinema in generale. Si sarebbe potuto sviluppare meglio? Probabilmente, ma Freddy VS Jason va preso per quello che è: un prodotto commerciale che – in quanto tale – ha funzionato alla grande, incassando più di 114 milioni di dollari.

Freddy VS Jason: siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti gli incubi

freddy vs jason cinematographe.it

L’espediente narrativo con cui gli sceneggiatori Damian Shannon e Mark Swift hanno fatto incontrare Freddy Krueger e Jason Voorhees è abbastanza elementare. Considerato che la forza di Freddy (così come di tutti i mostri, come ci insegna Stephen King nel suo It) sta nella paura che suscitano nelle vittime, il fatto che in Elm Street tutti si siano dimenticati di lui, mette in seria crisi l’assassino dagli artigli acuminati. Per risvegliare il terrore nella comunità, specialmente nei ragazzi, sue vittime privilegiate, Freddy coinvolge con l’inganno Jason, andandolo a risvegliare sulle sponde del Crystal Lake. Scatenato sui malcapitati abitanti di Springwood, Jason apre un varco per Freddy, che riprende la sua attività di assassino nel mondo degli incubi.

Se da un lato, però, i ragazzi sono minacciati nel sonno da Freddy, dall’altro sono allo stesso modo massacrati da Jason durante la veglia. Si crea dunque un conflitto tra i due, proprio su chi ha più diritto di ammazzare i ragazzi. Questa situazione paradossale sarà sfruttata a vantaggio dei “buoni” e in particolar modo dalla protagonista Lori Campbell (Monica Keena) e dal suo innamorato Will Rollins (Jason Ritter) rinchiuso in un manicomio perché tra i pochi a ricordare l’esistenza di Krueger prima del suo ritorno.

Tutti gli elementi dello slasher

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Come si raddoppia la presenza del villain, in Freddy VS Jason si fa incetta di elementi dello slasher. Abbiamo, ovviamente, lunghe e frequenti sequenze d’azione in cui il mostro insegue e fa a pezzi (o si limita a terrorizzare) le sue vittime. Inoltre proprio queste sono descritte seguendo pedissequamente il manuale di sceneggiatura del genere: c’è la dolce e pura Lori, che sarà – infatti – colei che salverà la situazione insieme al coraggioso Will. Ci sono anche le sue amiche più disinibite e superficiali, Gibb (Katharine Isabelle) e Kia (Kelly Rowland, la cantante delle Destiny’s Child) e i loro amici idioti troppo presi dal divertimento per prendere sul serio la situazione (a loro totale svantaggio). Ricorre una certa sessuofobia moraleggiante, in cui i due mostri agiscono come punizione sopra le righe per i comportamenti sconvenienti delle e degli adolescenti. Infine, non manca il finale aperto che lascia intravedere la possibilità di un sequel – effettivamente annunciato, ma mai realizzato.

Freddy VS Jason: perché vederlo

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L’acqua per Jason e il fuoco per Freddy. La nemesi dei due elementi, oltre che la passione per l’omicidio di giovani vittime, è un tratto d’unione su cui gli sceneggiatori indugiano, ma senza troppa convinzione. In realtà cercare troppe dietrologie e significati nascosti è proprio il modo peggiore per approcciarsi a questo film.

Gli elementi più validi di tutta l’operazione sono nella forza dei due personaggi principali, che restano iconici per quanto deboli possano essere le sceneggiature in cui agiscono. In particolare, la muta e inquietante presenza di Jason (Ken Kirzinger) ben si sposa al tono verboso, volgare e dissacrante di Freddy (ovviamente interpretato ancora una volta da Robert Englund) che – col suo essere assolutamente politicamente scorretto – si conferma essere il killer più simpatico di sempre. Per stazza e temperamento i due sono uno l’opposto dell’altro e vederli mentre si affrontano in una lotta senza esclusione di colpi restituisce quel senso di epicità kitsch dei grandi spettacoli wrestling.

Il film, infine, è anche un’occasione per ribadire le storie delle origini dei due personaggi, ricordate per approfondire il punto di vista dei due mostri. C’è persino un tentativo di empatia nei confronti di Jason, che si infrange miseramente con un colpo di machete inflitto alla cieca. In sostanza, Freddy VS Jason è un film piacevole, nel suo essere frivolo e pretestuoso.