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Frankie è un’attrice francese di successo, che ha ormai superato la mezza età fra gioie e dolori. Alle spalle, una separazione da un uomo che non l’ha mai dimenticata e nel presente un nuovo compagno devoto e un figlio che – alla soglia dei 40 anni – non riesce ancora a trovare la propria strada. Ma Frankie è una donna abituata a non arrendersi, non finché  considera nelle proprie possibilità non farlo. A costo di manipolare la vita degli altri verso ciò che considera giusto.

Una famiglia europea si trova al Sintra, in Portogallo, per una ultima vacanza. Nel corso del soggiorno verranno a galla le fratture e i sentimenti profondi che legano i componenti del nucleo.

Ira Sachs presenta In Concorso nella Selezione Ufficiale di Cannes 2019 un film totalmente incentrato sul personaggio della divina Isabelle Huppert, mettendo in scena la rappresentazione di una donna forte e determinata, convinta di poter esercitare il suo controllo su quasi tutto ma gradualmente e inesorabilmente consapevole dei limiti oggettivi del proprio potere.
Frankie è una donna che ha fatto del viaggio di famiglia il mezzo ed espediente d’elezione per pilotare la propria vita e quella dei propri cari a suo favore, come se estraniarsi dalla realtà quotidiana potesse essere la via ideale per mischiare le carte e aggiustare tutto ciò che non va. Fino a quando la vita stessa non pone limiti invalicabili, con i quali la donna è costretta a fare i conti, imparando a mollare la presa e lasciare andare.

Frankie - Cinematographe.it

Frankie: Isabelle Huppert auriga di una realtà che non può essere sempre controllata

Il film di Ira Sachs denuncia l’intento di rendere il personaggio principale protagonista a tutto tondo, ma i limiti della scrittura non permettono a Frankie di rivelare la profondità che punterebbe a mettere in scena.
Non bastano riprese suggestive e simboliche e qualche dialogo toccante a dare spessore a un’opera che manca di quella sostanza necessaria a giustificarne la presenza in concorso al Festival di Cannes, lasciando al carisma della Huppert la pressoché totale responsabilità della riuscita di un film che non le permette di brillare come merita.

Nonostante sia ammirevole l’intento di ragionare per scatole concentriche, nella matrioska del regista, in cui la mania di controllo pervade a più livelli le vite dei personaggi – intenti ad osservarsi e pilotarsi a vicenda – l’unica metafora pienamente compiuta resta quella del viaggio, visto come una preziosa possibilità di sospensione per compiere quelle scelte spesso rese impossibili dalle incombenze e dalla finta rassicurazione del proprio ambiente quotidiano, dove si tende a interpretare una parte che spesso non ci si addice fino in fondo. Ma che rischia di restarci cucita addosso per sempre.

Frankie - Cinematographe.it

Fra continui giochi di specchi e proiezioni fra le situazioni vissute dai giovani e dagli adulti protagonisti, è altresì evidente quanto per Ira Sachs conti catturare l’essenza del tempo che fugge, rendendo non più procrastinabili quelle scelte destinate a indirizzare la vita o semplicemente a ritagliarsi preziosi momenti di pace e serenità. Abbandonando la pretesa di poter essere felici senza ferire e scontentare nessuno.

Frankie si rivela quindi un’opera apprezzabile ma eccessivamente introversa, in cui i significati vanno individuati  sotto una coltre di freddezza e staticità che impedisce alla pellicola di esprimersi pienamente. Ma che, se lasciata decantare, rivela una notevole bellezza e profondità.

Nel cast del film troviamo anche Marisa Tomei, Brendan Gleeson, Jérémie Rénier, Greg Kinnear e Pascal Greggory; la pellicola verrà  distribuita nelle sale cinematografiche francesi a partire dal 28 agosto 2019, ancora nessuna notizia sulla distribuzione italiane.

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