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Fottute! è una commedia del 2017, diretta da Jonathan Levine, con Amy Schumer, Goldie Hawn, Joan Cusack, Ike Barinholtz, Wanda Sykes e Christopher Meloni.

Emily Middleton (Amy Schumer) è una donna di New York, in procinto di partire con il fidanzato Michael per una vacanza in Ecuador. Sfortuna vuole che Emily, nello stesso giorno, perda il lavoro e il ragazzo prima della partenza. Sconfortata e inconsolabile, va a trovare sua madre, Linda (Goldie Hawn), e una volta li capisce che il solo modo di ribaltare la sua condizione di tristezza è viaggiare, con l’unica persona disponibile in quel preciso momento. Linda si lascia convincere a partire, nonostante il suo amore per la tranquillità e per i suoi due gatti, inconsapevole dei guai e delle avventure in cui sta per imbattersi.

Fottute! è un film esilarante che orbita attorno ad un duo inarrestabile: Goldie Hawn e Amy Schumer, rispettivamente mamma e figlia, hanno due caratteri che non potrebbero essere più diversi e, nonostante tutte le loro divergenze, decidono di partire assieme affrontando una catena ininterrotta di sciagure e disavventure. Ma il film di Jonathan Levine non si perde mai d’animo; lo stile irriverente e comico è sempre centrato e piacevole, anche quando la storia svolta in tematiche più seriose. Fottute! affronta il tema del rapimento, creando una commedia che sfocia in un dualismo di genere, diventando al contempo sia buddy movie al femminile, sia commedia umana che stringe la visione su scontri generazionali.

Fottute!: una pellicola sboccata e dissacrante

Fottute! Cinematographe.it

Nei panni della madre cauta e apprensiva troviamo Goldie Hawn, già nota al grande pubblico per Fiore di cactus, Soldato Giulia agli ordini e La morte ti fa bella, mentre ad incarnare Emily, pacchiana e autoironica, è Amy Schumer, vincitrice del Golden Globe per Un disastro di ragazza. Ed è innegabile la chimica che creano sullo schermo, vera ed unica combinazione riuscita all’interno del film, una verve comica percepibile, che rende questa commedia un ritrovo di outsiders, una celebrazione di disgraziate freaks.

Amy Schumer è perfetta nel rendere il suo personaggio credibile nel suo essere insulso, pigro, sgarbato, mai meschino o egoista, al punto che è davvero divertente da guardare. Nella sua totale ingenuità e irresponsabilità riesce a trascinare Linda in Ecuador e poi nella foresta Amazzonica, un viaggio che diventerà calamitoso quando le due donne verranno rapite da una banda di sudamericani.

Fottute! è una pellicola sboccata e dissacrante, selvaggia fino all’estremo. La sua più grande forza si concentra nella raffigurazione di due personaggi femminili, l’una sciatta, senza scrupoli, l’altra prigioniera di manie e amante della casa, costringendo lo spettatore a confrontarsi con i doppi standard di genere. Il personaggio della Schumer è polarizzante, nella misura in cui fa convergere un certo tipo di femminilità convenzionale fino a renderlo un atto performativo capovolgente.

Il corpo delle donne non deve essere prigioniero di una immagine stereotipata

Fottute!

L’attrice si divincola in uno spazio in cui l’esibizione del corpo femminile trova un proprio luogo di riscatto, poiché ciò che veicola è il concetto che il corpo delle donne può essere imperfetto, non deve essere prigioniero di una immagine stereotipata. Ciò che comunica allo spettatore con il suo fare rozzo, impudico e triviale è che il corpo della donna deve e può attraversare una sua rieducazione.

Fottute! è un film che riesce ad intrattenere, ma che spesso si perde proprio nella trama, considerati i tanti momenti in cui le due protagoniste scappano dai loro carcerieri, sequenze che diventano ridondanti e caricaturali fino alla sfinimento. Nonostante la sceneggiatura di Katie Dippold abbia dimostrato quanto sia abile nel delineare ed esibire donne così irruenti e bizzarre, non brilla altrettanto nel ritrarre i personaggi maschili, che si riducono a piccole macchiette e spalle narrative di poco conto.

La miscela di azione e risate, per quanto godibile, sottende una narrazione abbastanza ovvia, che purtroppo spesso non è così stravagante come si sforza di essere, riducendo questa pellicola ad un viaggio che non va mai per davvero da nessuna parte.

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