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In un mondo che cerca disperatamente di dimostrarsi moderno, affidandosi sempre di più alla tecnologia e ai nuovi media per migliorare l’efficienza e (teoricamente) la qualità della vita delle persone, si muore ancora per sanguinosi conflitti, basati su contrasti politici, religiosi e sociali apparentemente insanabili. Uno degli esempi più sconcertanti in questo senso è la guerra civile siriana, che si trascina nella colpevole indifferenza di gran parte degli organi di stampa da più di otto anni, lasciando dietro di sé centinaia di migliaia di morti e milioni di feriti e mutilati. Guerra che oggi possiamo vedere più da vicino grazie a Alla mia piccola Sama (For Sama), prezioso documentario di Waad al-Kateab ed Edward Watts, presentato prima a Cannes poi al Biografilm di Bologna, dove ha ottenuto il prestigioso Best Film Unipol Award, il più importante riconoscimento della manifestazione.

Attraverso la sua fidata telecamera, che continua a reggere anche nelle situazioni più estreme e insopportabili, come i bombardamenti di Aleppo e la vicinanza a corpi dilaniati di adulti e bambini, la giornalista Waad al-Kateab ci porta all’interno della guerra, con il duplice intento di testimoniare il lacerante conflitto che sta devastando la Siria e di spiegare a noi spettatori e alla sua piccola figlia Sama i motivi che l’hanno spinta all’apparentemente folle scelta di rimanere in una zona sconquassata dalle bombe e dalla morte, nonostante le possibilità di fuggire. Alla mia piccola Sama diventa così anche e soprattutto un atto d’amore nei confronti di una bambina incolpevole dell’orrore che la circonda e di una terra d’origine che ha costretto Waad e il marito medico Hamza a vivere in un improvvisato ospedale una vita improntata all’aiuto del prossimo, da personaggi fortemente scomodi per il regime di Assad.

Alla mia piccola Sama: una lacerante testimonianza della guerra civile siriana

Alla mia piccola Sama Cinematographe.it

Lo sguardo spaventato ma amorevole di Waad ci racconta il disperato tentativo di protendersi verso un’esistenza normale in un contesto agghiacciante e disumanizzato. Difficile non provare un moto di tormento e commozione nell’assistere a scene di ordinaria vita casalinga interrotte dai suoni dei raid aerei e delle bombe o nel vedere la semplicità con cui i genitori, attraverso il classico meccanismo del racconto, istruiscono i propri figli sulla pericolosità di ciò che li circonda e sulla necessità di mettersi al riparo il prima possibile in caso di attacco. Come difficile è del resto pretendere dalla regista e dal collega Edward Watts, che l’ha aiutata nell’assemblaggio dei suoi filmati, uno sguardo lucido e critico su un dramma come quello siriano, che la tocca troppo nel profondo ed è ben lontano da una conclusione.

Alla mia piccola Sama dipinge Assad e i suoi alleati (in particolare i russi) come il male assoluto, mentre i ribelli sono, senza distinzioni, il simbolo della rivoluzione e della lotta contro il regime. Buoni da una parte e cattivi dall’altra, senza chiaroscuri o un’analisi più distaccata degli avvenimenti, magari in correlazione al fenomeno più ampio della Primavera araba. In documentari di altro genere, la scelta di Waad e la sua partigianeria (peraltro del tutto motivata e comprensibile) sarebbero state limitanti per il risultato finale. In Alla mia piccola Sama invece, questo trionfo della soggettività e la totale sovrapposizione fra sguardo e racconto diventano il valore aggiunto di un direct cinema davanti al quale non si può che restare attoniti.

Alla mia piccola Sama: un raro esempio di coraggio e tenaciaAlla mia piccola Sama Cinematographe.it

Chi cerca da Alla mia piccola Sama una vera e propria inchiesta giornalistica che delinei un quadro preciso e accurato della situazione siriana, potrebbe rimanere deluso da una narrazione fortemente intima e personale, che non si pone neanche il problema di analizzare i fatti da un punto di vista diverso da quello ribelle. Per quanto ci riguarda invece, ci saranno tempi e modi diversi per contestualizzare e approfondire il dramma umano e sociale che sta vivendo la Siria. Accogliamo quindi con sgomento e partecipazione questo rarissimo esempio di coraggio e tenacia, che, col pensiero sempre rivolto verso il futuro e verso chi verrà dopo di noi, ci porta dentro al campo di battaglia, senza mai indietreggiare o voltarsi dall’altra parte, mostrandoci sangue, morte e devastazione e lasciandoci con la flebile speranza che un giorno non lontano questo orrore possa terminare.

Alla mia piccola Sama è in uscita nelle sale italiane dal 13 febbraio 2020 con Wanted Cinema.

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