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Ci sono film il cui insuccesso è già preannunciato. Film con una pessima produzione alle spalle, con continui cambi di registi alla macchina da presa o tagli, rifacimenti, riprese aggiuntive e sistemi per cercare di portare a termine il progetto. O semplicemente film che, partendo da un soggetto già di per sé poco soddisfacente, scelgono di basarsi su personaggi o idee provenienti da mondi paralleli a quello cinematografico e integrarli a una canonica ora e mezza di durata, per rendere le già discutibili premesse realtà filmica. È ciò che è accaduto al personaggio di Dora l’esploratrice, la famosissima protagonista televisiva del cartone animato andato per la prima volta in onda nel 2000 e diventato noto non solo per il grande successo sul pubblico infantile, ma per le numerose citazioni, parodie e riferimenti che l’hanno resa ufficialmente una delle icone più riconosciute della cultura mainstream. Un personaggio di una serie animata che ha raggiunto la sua discreta notorietà, nonostante la sua qualità piuttosto elementare anche per un prodotto per bambini, che vede ora rappresentata tutta la sua inadeguatezza sul grande schermo nel live-action Dora e la città perduta.

Dora e la città perduta: la mancanza di impegno per un live-action in mezzo alla giungla

dora e la città perduta, cinematographe.it

Allontanata dalla giungla tanto amata, Dora (Isabela Moner) inizierà a frequentare il liceo cittadino, mentre i suoi genitori andranno alla ricerca di Parapata, città degli Inca nascosta agli sguardi indiscreti della gente e meta che la famiglia Marquez ricerca da tutta una vita. Quando, però, la ragazzina non riceverà più loro notizie, sarà il momento di ritornare nella natura selvaggia per salvarli, andando incontro a una serie continua di pericoli, ma scoprendo anche, in mezzo a sabbie mobili ed enigmi della giungla, il valore dell’amicizia.

Quello di Dora e la città perduta non è un problema di personaggi. Non è nemmeno il voler trarre beneficio da un cartone animato di tale fortuna, spingendo le produzioni americane a rendersi complici della sua versione in (semi) carne e ossa. Ciò che più di sbagliato c’è nel film diretto da James Bobin e sceneggiato da Nicholas Stoller e Matthew Robinson è la totale consapevolezza della scarsità di materiale promettente da poter plasmare, adeguandosi dunque alla già poco stimolante attrattiva per un live-action simile e non sprecando nemmeno un minimo dell’originalità o, almeno, decenza per renderlo un prodotto quanto meno nella media.

Dora e la città perduta: quando tutto diventa troppo imbarazzante

dora e la città perduta, cinematographe.it

Il tutto in un’ottica propriamente per ragazzini. Dora e la città perduta non è un pessimo intrattenimento soltanto per un pubblico che ha superato i sei anni di età, ma per qualsiasi spettatore che abbia anche un minimo di facoltà nella comprensione del testo e delle immagini. Un lavoro svolto con tanto disimpegno da far credere al pubblico di aver raggiunto ogni volta il proprio punto più basso, ma riuscendo a farlo ricredere con canzoni della pupù e accoppiamenti di scorpioni che ne affossano ancora, e incredibilmente sempre di più, la portata. È con l’imbarazzo nel cuore – e negli occhi – che si vive la visione di Dora e la città perduta, una sensazione che tocca picchi di disagio che nessuno spettatore si meriterebbe mai di provare.

Giocando con una realtà mediale che integra al film gli aspetti più riconoscitivi del cartone animato e cercando anche un’auto-analisi ironica sulla rottura della quarta parete e un intermezzo puramente in animazione con tanto di personaggi nella loro forma televisiva, Dora e la città perduta avrebbe dovuto almeno cercare di cavare un minimo di dignità dal lavoro degli autori/ideatori Chris Gifford, Valerie Walsh Valdes e Eric Weiner. Avrebbe dovuto cercare di sfruttare al meglio la particolarità, a volte anche piuttosto assurda, di Dora l’esploratrice. Il film di James Bobin si riduce, invece, a mera bruttezza, screditando ancora di più una protagonista già presa abbastanza di mira.

Dora e la città perduta, prodotto da Paramount Players, Nickelodeon Movies e Walden Media, sarà in sala dal 26 settembre, distribuito da 20th Century Fox.

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