RomaFF12 – Da’Wah: recensione

Da'Wah è il documentario dell'italiano Italo Spinelli su un collegio indonesiano in cui gli alunni si approcciano a un Islamismo fatto di gentilezza e dialogo

Da’Wah è il nuovo film di Italo Spinelli (Roma Paris Barcelona, Corsica, Danzando in Cambogia, Gangor) presentato alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma su sollecitazione del maestro del cinema italiano Bernardo Bertolucci, un documentario che presenta l’intera giornata di giovani ragazzi appartenenti al pesantren, i quali con attenzione e spirito benevolo si approcciano all’insegnamento sincero e profondo dell’Islam.

Collegio di lunga tradizione islamica collocato nei territori dell’Indonesia, l’istituto in cui vengono seguiti i ragazzi si basa su quotidiani programmi di preghiera, allenamento, lezioni e ancora studio del Corano, giornate che dalle primissime luci dell’alba vedono impegnati futuri diffusori della religione, che con impegno e dedizione affrontano i loro compiti con costanza. Seguendo in particolare il percorso di alcuni dei tanti alunni del pesantren, il documentario Da’Wah ne ascolta le impressioni sulla scuola frequentata, su cosa si aspettano dall’istruzione che questa comporta e dove pensano che possa condurli nel futuro. Non tralasciando inoltre il confronto tra religione praticata e quella purtroppo esplicata nel mondo attraverso bombe e terrore, del tutto distante e rinnegata dalla fede a cui si approcciano con saggezza i giovani ragazzi.

Da’Wah – Una religione aperta al dialogo

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Il lavoro di ripresa diretta svolto dal regista Italo Spinelli è di certo un importante messaggio in un periodo di pregiudizi e prese di posizioni radicali. Aprire il mondo all’insegnamento dell’Islam, mostrandone la gentilezza di fondo e la possibilità, anzi, la comprensione nel voler confrontarsi tramite un dibattito costruttivo derivato dal dialogo, è un punto chiave in un momento civile e sociale in cui atti di sconsiderato fanatismo rendono spaventoso vivere la normalità della vita, conducendo su una sbagliata direzione il giudizio di uno spiritualismo più realtà calmo e ragionevole.

Prendendo il termine Da’Wah, invito, e ponendolo come titolo del proprio prodotto documentaristico, l’autore italiano non sforza i propri mezzi per inquadrare i ripetitivi – e formativi – giorni di quei ragazzi devoti ai precetti dell’Islam, mostrando come sia fondamentale riflettere pazientemente e con animo buono su ogni singola parola delle scritture per evidenziarne la mancanza di rabbia e violenza. Diffondere la propria religione diventa dunque per quei giovani una speranza di miglioramento per la loro esistenza e quella delle persone che attraverso il loro apprendimento potranno aiutare, un progetto di crescita come umani e come uomini religiosi attento e dedito al bene.

Un’operazione ragguardevole per la propria intenzione quella di Da’Wah, purtroppo però assai debole nella composizione della struttura filmica. Una completa ora di visione che non abbandona mai, ovviamente, il proprio argomento principale, ma non si pone mai in grado, in qualsiasi minuto si tratti, di renderlo veramente fruibile e stimolante allo spettatore, che indubbiamente ne apprezza il prezioso contenuto, diffuso con grande difficoltà e incapace di mantenere alta l’attenzione.

Da’Wah – Un importante messaggio per un documentario di discutibile realizzazione

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La prospettiva di veder espresso un islamismo distante dalle rivendicazioni di odio e dalla ricerca di panico dalla quale la nostra epoca è incessantemente invasa racchiude già di per sé un potenziale non solo interessante, ma necessario e portato a rassicurare un mondo paralizzato dalla paura. Ma tra il valer tranquillizzare e il farlo con efficacia – soprattutto con funzionale destrezza – intercorre una districata strada fatta di sudante impegno, che di certo risulta visibile nell’opera seppur rivelandosi anche improduttivo, facendo purtroppo in modo che i due elementi non vengano sufficientemente collegati e si assista quindi soltanto ad un semplice documentario di dimenticabile fattura.

Da’Wah è comunque la speranza di una religione che, come avviene  per gli alunni del collegio, educa a non avere timore di un Dio che è amore. Un documentario di cui la realizzazione è però al di sotto rispetto al tema rappresentato.

 

Regia - 2
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 1
Sonoro - 2
Emozione - 2

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