Cities of Last Things: recensione del film

Recensione di Cities of Last Things, un film di Wi Ding Ho, distribuito su Netflix e presentato durante il Toronto International Film Festival. 

Cities of Last Things è un film diretto da Wi Ding Ho, con Jack Kao, Lu Huang e Louise Grinberg, distribuito su Netflix e presentato durante il Toronto International Film Festival. Cities of Last Things ci porta nella vita di un uomo comune che vive in una realtà distopica. Lao Zhang vaga per le strade vuote di una città senza nome mentre combatte con umiliazioni passate e un desiderio di vendetta. Prima che la notte sia finita Lao Zhang, ex poliziotto, si sconterà con la sua ex moglie e cercherà conforto nei servizi di una prostituta che gli ricorda una sua ex amante.

Con il suo quinto lungometraggio, il regista taiwanese Ho Wi Ding ci porta in un mondo distopico e prosegue a ritroso nella quotidianità di un uomo, ripercorrendone momenti precisi del suo passato osservando le sue ingannevoli, ossessive e sconfinate tenebre. Il lavoro del regista è un inno alla fine, un’ode alle ultime cose: obbliga i nostri occhi a incontrare i momenti più dolorosi della vita di un uomo usando una struttura non cronologica per invocare l’idea secondo cui ogni incontro è un abbandono, ogni inizio è una fine e che non si può sfuggire alla predestinazione.

Cities of Last Things: il film di Wi Ding Ho

Cities of Last Things cinematographe.it

Ognuna delle tre storie che divide il film trae origine da un momento di vita diverso: il primo segmento è una storia di fantascienza ambientata in un mondo distopico dell’anno 2035, il secondo è un di film noir incentrato sul lavoro di Zhang come ufficiale di polizia, e il terzo è un melodramma sull’incontro d’infanzia di Zhang con un boss del crimine. Il pubblico segue, spesso anche a fatica, quest’uomo attraverso tre diverse temporalità, tre notti nella stessa città, tre episodi nella vita di un poliziotto mostrando come la vita, e quegli eventi, lo abiano trasformato nell’uomo violento e vendicativo che è nel segmento iniziale e futuristico.

Dal momento che il regista, che ha anche scritto la sceneggiatura, racconta le cose in ordine cronologico inverso, le azioni del protagonista inizialmente sembrano non avere alcun senso. Ciò consente al pubblico più tempo per osservare al meglio la visione desolante e distopica della realtà, dove la sorveglianza è diventata la nuova normalità, dove ognuno ha un chip impiantato nel polso con una telecamera. Ho Wi Ding prosegue esplorando le circostanze che hanno segnato il destino del suo protagonista giocando con generi diversi e affrontando diverse tematiche: dalla sorveglianza estenuante dello stato, alle implicazioni con la mafia.

Cities of Last Things è un inno alla fine, un’ode alle ultime cose

Cities of Last Things cinematographe.it

Nonostante l’interessante composizione narrativa del film, il regista non riesce a collegare in maniera convincente tutti i punti attraverso le tre trame e inizialmente potrebbe sembrare che sia stato troppo interessato a comporre il suo mosaico temporale tralasciando la trama e le esigenze della sua storia. Cities of Last Things è un enigma temporale che da parte sua conserva l’intrigo fino alla fine e lo affida al pubblico che si trova nelle mani un bel grattacapo da svellere, un enigma che comincia con una morte, con la fine e traccia il percorso che riporta la storia alle sue ragioni, all’elaborazione dell’abbandono.

Cities of Last Things è molto evocativo e convincente; la cronologia inversa è al servizio di un racconto che sceglie di focalizzarsi su ciò che è accaduto nel passato, non su cosa accadrà in futuro, attraverso la coscienza del protagonista che non è ancora sicuro di diventare l’uomo che sarà in seguito, dandoci l’illusione che il destino sia sospeso, solo per un attimo.

Regia - 4
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 4
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3

3.3

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